Tuesday, July 25, 2017

Piccolo Charlie: bisogna fidarsi dei medici e dei giudici

Piccolo Charlie:  bisogna fidarsi dei medici e dei giudici

E’ avvenuto ciò che doveva avvenire da tempo, con qualche giorno in più di sofferenza per una creaturina. Avevano ragione i medici britannici, secondo i quali il piccolo Charlie Gard  non vedeva, non sentiva, non era in grado di muoversi, soffriva e non aveva speranze di miglioramento, per cui continuare a tenerlo in vita con il respiratore artificiale e con infusioni di morfina significava soltanto sottoporlo ad accanimento terapeutico e aumentare i suoi patimenti. Avevano ragione, in Inghilterra, l’Alta Corte, la Corte d’Appello e la Corte Suprema, aveva ragione la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo. Io capisco che cosa abbia potuto spingere i genitori del piccolo a non fidarsi dei medici e a non fidarsi dei giudici. Lo capisco sin troppo bene. Non capisco che cosa abbia potuto spingere tanta gente a non fidarsi dei medici e dei giudici.
Elisa Merlo 

Il femminicidio e la profezia di Virginia Woolf

Il femminicidio e la profezia di Virginia Woolf

"Dunque, se è lecito fare profezie, le donne in tempi a venire scriveranno meno romanzi, ma romanzi più belli; e non romanzi soltanto, bensì poesia e critica e storia. Ma certo stiamo guardando lontano, a quell'età dell'oro, quell'età forse mitica, in cui le donne avranno quello che tanto a lungo è stato loro negato: tempo, e denaro, e una stanza tutta per sé" (Virginia Woolf). Avrebbe mai immaginato la grande scrittrice che in Italia, nell’età dell’oro, nell'età mitica, tante donne per avere “una stanza tutta per sé”, avrebbero rischiato d’essere prese a calci e a pugni, bruciate, pugnalate, uccise a colpi di pistola? 
Questa la situazione nell’età mitica: “I numeri del femminicidio non sono certi e variano di qualche unità, ma sicuramente le donne uccise da un uomo, con cui hanno o hanno avuto un rapporto affettivo o familiare, non sono in diminuzione. Nel 2016 se ne sono contate 120. E dal primo gennaio 2017 a oggi sarebbero almeno oltre 20 le donne uccise per mano maschile: una media di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia” (ANSA.It 22 luglio 2017).
Ma la cosa che lascia esterrefatti è che uomini che non picchiano le donne e che mai le ucciderebbero, la pensano così: “Certo, perché il maschilismo vi ha fatto comodo per secoli. Ora non ne avete più bisogno, per fortuna vostra e nostra, e siete pronte a sputare nel piatto dove avete mangiato per secoli” (Blog de L’Espresso – Altre Lettere). Ovviamente l’autore non deve mai aver letto un libro serio sul dominio maschile. E forse neppure “A Room of One's Own”.
Renato Pierri


Saturday, July 22, 2017

Sono invidioso della felicità di Maddalena


Trascrivo solo una parte (i puntini sono miei) della lunga simpatica lettera di una religiosa signora, apparsa sul blog “Come Gesù” di don Mauro Leonardi, prete  e scrittore. Nella sostanza la signora Maddalena riferisce d’essere piena di gioia e di felicità perché è cristiana. Scrive: “Ci sono giorni in cui  sento una gioia dentro, all’apparenza non facile da spiegare. Ma è proprio di questa gioia che voglio parlare, perché a volte brucia, non riesco a nasconderla... Ma questo è uno di quei giorni in cui, nonostante io mi senta un po’ in colpa per non avere adempiuto i miei doveri con sollecitudine e fortezza, sono felice... Il cristiano non è solo e lo sa. Sa che c’è uno Sguardo buono, e se in quei momenti di tristezza riesce a ricambiarlo, quello Sguardo, ha fatto bingo. Torna il senso, la sofferenza condivisa con Chi ti capisce, perché conosce ogni piega della tua anima... Sono felice perché ho conosciuto la Famiglia dell’Opera, che mi ha accolto a braccia aperte...  Sono felice di essere accompagnata nel mio cammino dai Sacerdoti, eroici e pazienti, così virili e santi... [qui i puntini non sono miei]. Sono felice perché so che c’è il Signore con me... Il Signore ci aspetta tutti, ci chiede di amarLo e di essere amati da Lui. Tutti! E’ un Papà che ci attende, alla finestra della sua casa. E appena ci vede arrivare da lontano, lacerati e distrutti da noi stessi, dopo che Lo abbiamo maltrattato e Lo abbiamo rifiutato, corre verso di noi a braccia aperte, commosso e felice del nostro ritorno... Perché non rimaniamo più soli. Mai più. Cosa può rendere più felici di questo?”.
Simpatica, la lettera, anche perché parla di cose di casa, i bimbi che lasciano indumenti per terra, calzini spaiati, valigie da fare, lavatrici da fare, roba da stirare... Simpatica, sì, è piaciuta moltissimo ai frequentatori del blog.  A me non tanto. E non so neppure bene perché. Mi sa che sono invidioso, invidioso di tutta questa felicità.  Felicissima lei, felicissimo il Signore a braccia aperte dopo che lo abbiamo maltrattato. Per me le braccia saranno spalancate, apertissime, perché non credo d’averlo maltrattato, il Signore. Sono invidioso perché io non riesco mai ad essere così felice, penso sempre a chi soffre terribilmente, a chi ha sofferto terribilmente, a chi sta soffrendo terribilmente, e così quando me ne dimentico e sono quasi felice, mi sento un po’ in colpa. Maddalena non si sente sola, ma io vedo una moltitudine di bambini soli, abbandonati, affamati, e allora la loro solitudine diventa un po’ la mia solitudine e non riesco ad essere felicissimo come Maddalena. Sono un po’ invidioso di Maddalena perché dello Sguardo buono non mi accorgo tanto, non faccio mai bingo. Sono tremendamente invidioso della fortuna che ha avuto Maddalena di conoscere la Famiglia dell’Opera. Invidiosissimo della fortuna d’incontrare sacerdoti eroici pazienti virili e santi ad un tempo. E virili, virili soprattutto. Scrive anche, Maddalena: “Mi viene in mente un articolo della Miriano a proposito dei sacerdoti: peccato che viva a Roma. Se fosse stata a Milano avrei piantonato la sua porta di casa finché non si fosse decisa ad aprirmi. A quel punto l’avrei abbracciata”. Ecco, se il desiderio di Maddalena si fosse realizzato, io sarei morto d’invidia, morto stecchito, e nell’aldilà mi avrebbero cucito gli occhi con fil di ferro.
Attilio Doni







L’Eucarestia ai capi scout gay di Staranzano e il discernimento

L’Eucarestia ai capi scout gay di Staranzano e il discernimento

Trascrivo da un articolo del prete e scrittore Mauro Leonardi: «La signora Arianna ha 46 anni, è sposata e ha due figli inseriti nel gruppo scout di Staranzano – sì quello dei Capi Scout gay – e scrive a La Nuova Bussola Quotidiana lamentandosi perché alla Messa di chiusura dell’anno di attività i due signori uniti in unione civile hanno fatto la comunione e lei si è scandalizzata: si interroga “sulla coerenza della testimonianza che il gruppo scout offre” ed è preoccupata perché i suoi figli “hanno bisogno di testimonianze coerenti con il messaggio del Vangelo” come anche tutti i nostri giovani che “sono disorientati, e non solo in materia religiosa» (Blog Come Gesù – 19 luglio). Più avanti don Mauro Leonardi dà consigli alla signora Arianna: «La invito a leggere le bellissime parole del suo vescovo. Nel suo intervento mons. Redaelli... invita al discernimento... parola importantissima che indica un metodo molto rigoroso. E io credo che tale attenzione sia quella che il vescovo di Gorizia ha suggerito di applicare in questo caso: perciò io riposerei tranquillo nelle mani dei miei pastori».
Io però questa signora un po’ la capisco. Per una vita i suoi pastori le hanno fatto credere, magari sin dall'età della ragione, che gli atti di omosessualità sono un gravissimo peccato, così come gravissimo peccato è, ad esempio,  l’omicidio;  le hanno sempre fatto credere, i suoi pastori, che l’unione civile tra persone dello stesso sesso è cosa assai peccaminosa; per una vita le hanno fatto credere, i suoi pastori,  che anche agli occhi di Dio l’amore omosessuale è gravissimo peccato, e adesso i suoi pastori le dicono che grazie al discernimento, può accadere che sia cosa normale che due persone omosessuali unite in unione civile possano ricevere la comunione. Per lei è come se le dicessero che l’ostia consacrata si può dare anche a Totò Riina, che recentemente ha ripetuto di non essere pentito di nulla. Ma se la Chiesa dà la comunione ad un bandito, che cosa significa? Significa che il bandito si è pentito ed è sua ferma intenzione di non peccare più. La stessa cosa dovrebbe essere per i due capi scout gay: se la Chiesa dà loro la comunione, significa che si sono pentiti del gravissimo peccato e che non hanno nessuna intenzione di perseverarvi. Magari non potranno separarsi per diverse ragioni, però sono determinati fortemente a vivere come due fratelli (non incestuosi, eh!). Ma è davvero così? I pastori della signora Arianna dovrebbero assicurare lei e tutti i fedeli di Staranzano, che i due Capi Scout si sono comunicati solo dopo un rigoroso percorso, e che non si trovano in situazione di peccato. Lo hanno fatto? Sono in grado di sostenerlo? Altrimenti la signora ha ragione ad essere sconcertata. Ai peccatori non pentiti e non determinati a cambiare vita, la Chiesa non dà la comunione.
Detto questo, a me pare che questa faccenda del discernimento altro non sia che l’espediente per salvare capra e cavoli. Papa Francesco e altri uomini della Chiesa, con profondo senso delle giustizia, hanno capito che l’amore tra due persone omosessuali adulte e responsabili non è peccato, e hanno  trovato il modo di salvare la dottrina (la capra) e i cavoli (l’amore omosessuale). Stesso discorso riguardo ai divorziati risposati.
Per l’accostamento, chiedo scusa alla dottrina e agli omosessuali. Non sarebbe più semplice se dichiarassero, i bravi pastori, che la dottrina in questo caso è sbagliata?
Renato Pierri




Roma: Mamma rondine e quel nido vuoto


“Ritornava una rondine al tetto:/l'uccisero: cadde tra spini: / ella aveva nel becco un insetto:/la cena de' suoi rondinini. / Ora è là, come in croce, che tende / quel verme a quel cielo lontano; / e il suo nido è nell'ombra, che attende, / che pigola sempre più piano”.
Deve essere accaduto tutto il contrario nel nido ben costruito, in un angolo sotto i portici di cemento, nel quartiere dove abito a Roma. Conservo ancora la fotografia che ho scattato appena la rondine è volata via in cerca d’insetti, la colazione de’ suoi rondinini. Si vedono chiaramente tre beccucci aperti che sporgono dal nido. C’erano ancora, i piccoli, il giorno dopo e il giorno dopo ancora. Sono tornato l’altra mattina e nel nido non c’era segno di vita. Non si vedeva nulla, né i piccoli né mamma rondine. Ho ripreso la passeggiata, e dopo  il mio buon caffè lungo, al bar, e l’immancabile bicchiere d’acqua fresca, sono tornato a vedere il nido. Nulla, assolutamente nulla. Nessuna traccia dei beccucci e neppure della rondine. Quando covava le uova, la sua codina sporgeva dal nido. Lungo il muro, di lato, poco al di sotto del nido, delle macchie rosso scuro. E mentre osservavo, cercando di darmi una spiegazione, è passato un signore con un bambino: “Vedi? E’ un nido di rondine”. Al che io: “Eh sì, ma sembra vuoto, anzi è proprio vuoto, nei giorni passati c’erano i piccoli, tre beccucci aperti si vedevano”. La risposta: “Se li saranno mangiati le cornacchie, qui c’è pieno di pappagalli e cornacchie”. Io non so quando mamma rondine sia tornata al nido, se mentre si svolgeva la tragedia o dopo che si era consumata. Ma povera rondine. Sangue secco, forse, le macchie sul muro. Che rabbia, che rabbia. Tornando a  casa ho poi pensato che forse mamma cornacchia era alla disperata ricerca della colazione per i suoi cornacchini. E’ la legge crudele della natura. E adesso che sto scrivendo ho pensato che per fortuna la maggior parte degli uomini, anche se disperati, non vivono secondo la legge crudele della natura. Perlomeno non se li mangiano i piccoli altrui.
Renato Pierri


Friday, July 14, 2017

I femminicidi, l’amore coniugale e l’amore di Dio per gli uomini

I femminicidi, l’amore coniugale e l’amore di Dio per gli uomini

Penso con tristezza ai due femminicidi avvenuti a poche ore di distanza il giorno 13 luglio. Nel Casertano una donna che un anno fa era sopravvissuta a 25 coltellate inferte dal marito, è stata uccisa a colpi di pistola dall’attuale compagno. Un’altra donna, a Bari, è stata uccisa dal compagno con un coltello da cucina. Penso con tristezza a tutti femminicidi che avvengono continuamente nel nostro paese e nel mondo. Penso con profonda tristezza che i femminicidi sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno diffusissimo nel nostro civile paese e in tante parti del mondo. Sono milioni le donne maltrattate fisicamente e psicologicamente. Penso a quante unioni matrimoniali e non matrimoniali falliscono. E penso alle parole di Gesù: «Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina e che disse: “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e i due saranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi» (Mt 19, 4-6).
Quando Gesù pronunciava queste parole, avveniva questo: la “carne” maschile adulta (i giovani ebrei si sposavano a diciotto anni), s’impadroniva della “carne” femminile ancora bambina sebbene già in età fertile (le ragazze si sposavano intorno ai tredici anni). I matrimoni di norma erano combinati dai genitori. Ed è giusto pensare che, come avviene ancora oggi in molti paesi dove gli uomini sposano bambine, la carne femminile era violentata dalla carne maschile.
I matrimoni e le unioni non matrimoniali, oggi, che durano felicemente per tutta la vita, nel senso che i coniugi continuano per sempre ad amarsi, sono una percentuale minima.
Alle luce di tutto questo sembra abbastanza strana l’insistenza  da parte della Chiesa di paragonare l’amore coniugale all’amore di Dio per gli uomini. Un sacerdote scrive sul blog “Come Gesù”: «Ritengo utile richiamare brevemente il motivo per cui San Tommaso d’Aquino diceva che: “Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza”. Queste parole sono state richiamate spesso dai Papi recenti e sono richiamate anche in Amoris Laetitia al n. 121. Inoltre, come dice San Paolo nella lettera agli Efesini, l’amore dello sposo per la sposa deve essere simile a quello di Gesù per la Chiesa (che dà la vita per Lei) ».
Il bravo sacerdote ha dimenticato di riportare anche le seguenti parole di San Paolo: “Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto” (Ef 5, 22 – 24). Il che fa comprendere come il paragone con l’amore di Dio calzi a pennello... e perché ancora oggi gli uomini continuino a maltrattare le donne fino ad ucciderle: non sono abbastanza sottomesse.
A mio parere il paragone non calza anche per altri motivi. Il principale è che nell'amore coniugale gioca un ruolo fondamentale un aspetto materiale che non può esistere, ovviamente, nell’amore di Dio per gli uomini: l’attrazione sessuale.
Ad ogni modo, se anche il paragone calzasse, la Chiesa non rassomiglia all'amore di Dio per gli uomini ciò che il matrimonio è nella realtà, ma ciò che vorrebbe fosse il matrimonio.
Renato Pierri 



Thursday, July 06, 2017

Il piccolo Charlie direbbe: “Lasciatemi andare alla casa del Padre”

Il piccolo Charlie direbbe: “Lasciatemi andare alla casa del Padre”
Non so come andrà a finire l’angosciosa vicenda del piccolo Charlie Gard.  Io credo che se quel bimbetto gravemente malato e sofferente potesse parlare, direbbe ai genitori e a tutti coloro che vogliono protrarre i giorni dei suoi patimenti, le stesse parole che ebbe a dire un uomo vecchio, gravemente malato e sofferente: “Lasciatemi andare alla casa del Padre”. Per lo più, a non volere si interrompano le cure al piccolo malato, sono persone cattoliche e persone con idee politiche di destra. nell'Antico Testamento si legge: "Sono io che do la morte e faccio vivere" (Dt 32,39); "Il Signore dà la morte e dà la vita, fa scendere agli inferi e ne fa risalire" (1Sm 2,6). La Chiesa si appella a versetti come questi per affermare: "La vita e la morte dell'uomo sono, dunque, nelle mani di Dio, in suo potere"; "Morire per il Signore significa vivere la propria morte come atto supremo di obbedienza al Padre, accettando di incontrarla nell’«ora» voluta e scelta da lui, che solo può dire quando il cammino terreno è compiuto (cf Evangelium vitae, 67). Ora, se c’è un Dio creatore ed una creazione, è ovvio che questa dipenda da Dio, ma non è altrettanto ovvio che sia Dio a "decidere" di dare la vita e la morte ad ogni individuo. Il concetto non solo non trova seria rispondenza nelle Scritture, ma è contraddetto dalla ragione e dalla nostra esperienza. Si pensi ad un concepimento a seguito di stupro, agli aborti spontanei, alle morti premature, accidentali, ecc. Non possiamo pensare che sia  Dio a prendere simili "decisioni". Che idea dovremmo farci del Creatore?
Un signora, sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi,  racconta la storia della sua bimba che morì dopo 18 giorni dalla nascita a causa di “una cardiopatia congenita, che nella sua specificità fu definita rarissima (quattro casi al mondo)”. E, in perfetta buona fede ovviamente, senza rendersene conto, fa un’affermazione che alle mie orecchie suona come un’offesa a Dio. Scrive: “Stare per 18 giorni di fronte a quella croce è stata per me un’esperienza radicale, di Amore. Ho capito che quella bimba non era mia, che non era dei medici, che era lì solo perché il buon Dio l’aveva messa lì e chiedeva a tutti di starle accanto accompagnandola al suo destino. Un pezzo di Cielo nella infinita miseria delle nostre vite. E chi ha fatto quella esperienza con noi ha visto quanta potenza di Amore possa emanare un bimbo morente”. Belle parole, ma l’errore gravissimo è attribuire a Dio la malattia e la morte della piccola. Perlomeno questo si capisce.
Per fortuna la signora non ritiene che il piccolo Charlie debba essere tenuto in vita a tutti i costi, però la tentazione di molti cristiani a mio parere poco cristiani, è di protrarre il più possibile la loro “esperienza di Amore”, mettendo in secondo piano le sofferenze del malato senza speranza, che sicuramente vorrebbe essere lasciato in pace.
Elisa Merlo  


Tuesday, July 04, 2017

Etica della sacralità della vita... crocifissa

Etica della sacralità della vita... crocifissa

La fotografia del piccolo Charlie Gard che ho visto sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi, e il desiderio di diversi frequentatori del blog, che al bambino non siano sospese le inutili cure, mi hanno fatto tornare alla mente la fotografia del piccolo Victor, molto più triste, angosciante, e lo stesso desiderio di tenere il più a lungo possibile sulla croce un essere umano. L’amore per il Cristo in croce fa desiderare di avere altri poveri cristi da amare. Così va il mondo.  
Padre Trento, missionario in Paraguay, nel settembre del 2008 pubblicava una lettera della quale trascrivo alcune frasi: «Il piccolo Victor di un anno...geme in continuazione… mmm, ah, ah, ah...La sua testa è enorme e come d’improvviso la parte inferiore è sprofondata lasciando una piccola fossa, lì dove non ha il cranio...Attraverso l’apparato messogli dai medici, è uscita tutta l’acqua della testa...l’altro giorno gli è scappato l’occhio destro: è rimasta una cavità vuota che spurga di tutto...Victor, il mio bambino, non solo è un piccolo cadaverino che vive, ma è tutto deformato, lacerato, pieno di cannucce che entrano ed escono dal corpo...Il mondo dice: perché non lo lasciate morire?...Victor è Gesù, il mio piccolo Gesù che agonizza, che soffre, che geme...Lo bacio, lo bacio sempre… i gemiti si calmano. Gli accarezzo la fronte… non più testa ormai, sgonfiata, con la pelle infossata, come un laghetto di montagna…e sento che accarezzo Gesù... ». Si pensi se i soldati romani avessero avuto la possibilità di protrarre le sofferenza del Cristo in croce per giorni o per anni. Maria e gli apostoli, straziati dal dolore, non li avrebbero supplicati di lasciarlo morire? Bene, la tortura del piccolo Victor, grazie a padre Trento, ai medici, e a sofisticate apparecchiature, fu protratta sino al marzo del 2012. Ne diede notizia padre Aldo stesso, con le seguenti parole: “Victor è adesso lì nella cella mortuaria, con i suoi occhi spappolati aperti. Non sembra che il suo corpo sia morto perché è tutto come prima. Anzi, in lui morto, si fa ancora più evidente la Presenza del Mistero. È morto alle 4 del mattino, consumandosi come una candela... Questi lunghi anni di dolore che Victor ha vissuto ci hanno insegnato a toccare con mano la vibrazione dell’Essere, cioè: Victor c’è e se c’è, significa che un Altro lo sta facendo, un Altro che adesso ha deciso di prenderselo con sé”. Padre Trento e compagni fecero di tutto per continuare a lungo a coccolarsi “il cadaverino deformato”, e poi attribuirono a Dio la decisione di “prenderlo con sé”. Senza “cannucce che entravano ed uscivano dal corpo”, senza baci e carezze, il Signore avrebbe posto fine allo strazio di Victor molto tempo prima, ma non gli fu concesso.
Renato Pierri


Sunday, July 02, 2017

Charlie Gard. Non si straparli di diritto alla vita

Charlie Gard. Non si straparli di diritto alla vita
“Difendere la vita umana, soprattutto quando é ferita dalla malattia, é un impegno d'amore che Dio affida ad ogni uomo”. Parole di Papa Francesco davvero inopportune, dopo che la Corte Europea per i diritti umani, ha autorizzato i medici a sospendere le terapie al piccolo Charlie. La Corte di Strasburgo ha assecondato i verdetti precedenti di tre tribunali inglesi. Riguardo alle parole del Papa, trascrivo una mia lettera pubblicata da un noto quotidiano nel novembre del 2008. «La dottoressa Nadia Battajon medico al reparto di neonatologia dell'ospedale Ca' Foncello di Treviso, ha staccato la spina ad un neonato di cinque giorni che non aveva più alcuna speranza di guarire. Lo ha fatto "per consentirgli di morire fra le braccia dei genitori, anziché di lì a poco, in un lettino isolato e collegato a decine di cannucce e cavi" (cito le sue parole). Il piccolo era stato sottoposto vanamente ad un intervento chirurgico. Spero che almeno in questo caso non si levino le solite voci che si appellano ad espressioni del tutto fuori luogo quali "diritto alla vita"; "sacralità della vita; "la vita è un dono", ecc. E spero soprattutto che tali voci non appartengano a persone che si dichiarano cristiane. La decisione, infatti, della dottoressa è in piena sintonia e col Vangelo e con la ragione. Un cristiano che perde di vista il vero bene di una creatura che soffre inutilmente, per far valere un principio che non ha valore assoluto neppure per il Signore (Gv 12, 25), calpesta sia il Vangelo, sia la ragione».
Renato Pierri