Tuesday, July 25, 2017
E’ avvenuto ciò che doveva avvenire da tempo, con
qualche giorno in più di sofferenza per una creaturina. Avevano ragione i medici
britannici, secondo i quali il piccolo Charlie Gard non vedeva, non sentiva,
non era in grado di muoversi, soffriva e non aveva speranze di miglioramento,
per cui continuare a tenerlo in vita con il respiratore artificiale e con
infusioni di morfina significava soltanto sottoporlo ad accanimento terapeutico
e aumentare i suoi patimenti. Avevano ragione, in Inghilterra, l’Alta Corte, la
Corte d’Appello e la Corte Suprema, aveva ragione la Corte Europea dei Diritti
Umani di Strasburgo. Io capisco che cosa abbia potuto spingere i genitori del
piccolo a non fidarsi dei medici e a non fidarsi dei giudici. Lo capisco sin
troppo bene. Non capisco che cosa abbia potuto spingere tanta gente a non
fidarsi dei medici e dei giudici.
Elisa Merlo
Il femminicidio e la profezia di Virginia Woolf
Il femminicidio e la profezia di Virginia Woolf
"Dunque, se è lecito fare profezie, le donne in tempi a
venire scriveranno meno romanzi, ma romanzi più belli; e non romanzi soltanto,
bensì poesia e critica e storia. Ma certo stiamo guardando lontano, a quell'età
dell'oro, quell'età forse mitica, in cui le donne avranno quello che tanto a
lungo è stato loro negato: tempo, e denaro, e una stanza tutta per sé"
(Virginia Woolf). Avrebbe mai immaginato la grande
scrittrice che in Italia, nell’età dell’oro, nell'età mitica, tante donne per
avere “una stanza tutta per sé”, avrebbero rischiato d’essere prese a calci e a
pugni, bruciate, pugnalate, uccise a colpi di pistola?
Questa la situazione nell’età mitica:
“I numeri del femminicidio non sono certi e variano di
qualche unità, ma sicuramente le donne uccise da un uomo, con cui hanno o hanno
avuto un rapporto affettivo o familiare, non sono in diminuzione. Nel 2016 se ne
sono contate 120. E dal primo gennaio 2017 a oggi sarebbero almeno oltre 20 le
donne uccise per mano maschile: una media di una vittima ogni tre giorni. Negli
ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il
71,9%) in famiglia” (ANSA.It 22 luglio 2017).
Ma la cosa che lascia esterrefatti è che uomini che non
picchiano le donne e che mai le ucciderebbero, la pensano così: “Certo, perché
il maschilismo vi ha fatto comodo per secoli. Ora non ne avete più bisogno, per
fortuna vostra e nostra, e siete pronte a sputare nel piatto dove avete mangiato
per secoli” (Blog de L’Espresso – Altre Lettere). Ovviamente l’autore non deve
mai aver letto un libro serio sul dominio maschile. E forse neppure “A Room of One's
Own”.
Renato Pierri
Saturday, July 22, 2017
Sono invidioso della felicità di Maddalena
Trascrivo solo una parte (i puntini sono miei) della
lunga simpatica lettera di una religiosa signora, apparsa sul blog “Come Gesù”
di don Mauro Leonardi, prete e scrittore. Nella sostanza la signora Maddalena
riferisce d’essere piena di gioia e di felicità perché è cristiana. Scrive: “Ci
sono giorni in cui sento una gioia dentro, all’apparenza non facile da
spiegare. Ma è proprio di questa gioia che voglio parlare, perché a volte
brucia, non riesco a nasconderla... Ma questo è uno di quei giorni in cui,
nonostante io mi senta un po’ in colpa per non avere adempiuto i miei doveri con
sollecitudine e fortezza, sono felice... Il cristiano non è solo e lo sa. Sa che
c’è uno Sguardo buono, e se in quei momenti di tristezza riesce a ricambiarlo,
quello Sguardo, ha fatto bingo. Torna il senso, la sofferenza condivisa con Chi
ti capisce, perché conosce ogni piega della tua anima... Sono felice perché ho
conosciuto la Famiglia dell’Opera, che mi ha accolto a braccia aperte... Sono
felice di essere accompagnata nel mio cammino dai Sacerdoti, eroici e pazienti,
così virili e santi... [qui i puntini non sono miei]. Sono felice perché so che
c’è il Signore con me... Il Signore ci aspetta tutti, ci chiede di amarLo e di
essere amati da Lui. Tutti! E’ un Papà che ci attende, alla finestra della sua
casa. E appena ci vede arrivare da lontano, lacerati e distrutti da noi stessi,
dopo che Lo abbiamo maltrattato e Lo abbiamo rifiutato, corre verso di noi a
braccia aperte, commosso e felice del nostro ritorno... Perché non rimaniamo più
soli. Mai più. Cosa può rendere più felici di
questo?”.
Simpatica, la lettera, anche perché parla di cose di
casa, i bimbi che lasciano indumenti per terra, calzini spaiati, valigie da
fare, lavatrici da fare, roba da stirare... Simpatica, sì, è piaciuta moltissimo
ai frequentatori del blog. A me non tanto. E non so neppure bene perché. Mi sa
che sono invidioso, invidioso di tutta questa felicità. Felicissima lei,
felicissimo il Signore a braccia aperte dopo che lo abbiamo maltrattato. Per me
le braccia saranno spalancate, apertissime, perché non credo d’averlo
maltrattato, il Signore. Sono invidioso perché io non riesco mai ad essere così
felice, penso sempre a chi soffre terribilmente, a chi ha sofferto
terribilmente, a chi sta soffrendo terribilmente, e così quando me ne dimentico
e sono quasi felice, mi sento un po’ in colpa. Maddalena non si sente sola, ma
io vedo una moltitudine di bambini soli, abbandonati, affamati, e allora la loro
solitudine diventa un po’ la mia solitudine e non riesco ad essere felicissimo
come Maddalena. Sono un po’ invidioso di Maddalena perché dello Sguardo buono
non mi accorgo tanto, non faccio mai bingo. Sono tremendamente invidioso della
fortuna che ha avuto Maddalena di conoscere la Famiglia dell’Opera.
Invidiosissimo della fortuna d’incontrare sacerdoti eroici pazienti virili e
santi ad un tempo. E virili, virili soprattutto. Scrive anche, Maddalena: “Mi
viene in mente un articolo della Miriano a proposito dei sacerdoti: peccato che
viva a Roma. Se fosse stata a Milano avrei piantonato la sua porta di casa
finché non si fosse decisa ad aprirmi. A quel punto l’avrei abbracciata”. Ecco,
se il desiderio di Maddalena si fosse realizzato, io sarei morto d’invidia,
morto stecchito, e nell’aldilà mi avrebbero cucito gli occhi con fil di
ferro.
Attilio Doni
L’Eucarestia ai capi scout gay di Staranzano e il discernimento
L’Eucarestia ai capi scout gay di Staranzano e il discernimento
Trascrivo da un articolo
del prete e scrittore Mauro Leonardi: «La signora Arianna ha 46 anni, è sposata
e ha due figli inseriti nel gruppo scout di Staranzano – sì quello dei Capi
Scout gay – e scrive a La Nuova Bussola Quotidiana lamentandosi perché alla
Messa di chiusura dell’anno di attività i due signori uniti in unione civile
hanno fatto la comunione e lei si è scandalizzata: si interroga “sulla coerenza
della testimonianza che il gruppo scout offre” ed è preoccupata perché i suoi
figli “hanno bisogno di testimonianze coerenti con il messaggio del Vangelo”
come anche tutti i nostri giovani che “sono disorientati, e non solo in materia
religiosa» (Blog Come Gesù – 19 luglio). Più avanti don Mauro Leonardi dà
consigli alla signora Arianna: «La invito a leggere le bellissime parole del suo
vescovo. Nel suo intervento mons. Redaelli... invita al discernimento... parola
importantissima che indica un metodo molto rigoroso. E io credo che tale
attenzione sia quella che il vescovo di Gorizia ha suggerito di applicare in
questo caso: perciò io riposerei tranquillo nelle mani dei miei pastori».
Io però questa signora un po’ la capisco. Per una vita i
suoi pastori le hanno fatto credere, magari sin dall'età della ragione, che gli
atti di omosessualità sono un gravissimo peccato, così come gravissimo peccato
è, ad esempio, l’omicidio; le hanno sempre fatto credere, i suoi pastori, che
l’unione civile tra persone dello stesso sesso è cosa assai peccaminosa; per una
vita le hanno fatto credere, i suoi pastori, che anche agli occhi di Dio
l’amore omosessuale è gravissimo peccato, e adesso i suoi pastori le dicono che
grazie al discernimento, può accadere che sia cosa normale che due persone
omosessuali unite in unione civile possano ricevere la comunione. Per lei è come
se le dicessero che l’ostia consacrata si può dare anche a Totò Riina, che
recentemente ha ripetuto di non essere pentito di nulla. Ma se la Chiesa dà la
comunione ad un bandito, che cosa significa? Significa che il bandito si è
pentito ed è sua ferma intenzione di non peccare più. La stessa cosa dovrebbe
essere per i due capi scout gay: se la Chiesa dà loro la comunione, significa
che si sono pentiti del gravissimo peccato e che non hanno nessuna intenzione di
perseverarvi. Magari non potranno separarsi per diverse ragioni, però sono
determinati fortemente a vivere come due fratelli (non incestuosi, eh!). Ma è
davvero così? I pastori della signora Arianna dovrebbero assicurare lei e tutti
i fedeli di Staranzano, che i due Capi Scout si sono comunicati solo dopo un
rigoroso percorso, e che non si trovano in situazione di peccato. Lo hanno
fatto? Sono in grado di sostenerlo? Altrimenti la signora ha ragione ad essere
sconcertata. Ai peccatori non pentiti e non determinati a cambiare vita, la
Chiesa non dà la comunione.
Detto questo, a me pare che questa faccenda del
discernimento altro non sia che l’espediente per salvare capra e cavoli. Papa
Francesco e altri uomini della Chiesa, con profondo senso delle giustizia, hanno
capito che l’amore tra due persone omosessuali adulte e responsabili non è
peccato, e hanno trovato il modo di salvare la dottrina (la capra) e i cavoli
(l’amore omosessuale). Stesso discorso riguardo ai divorziati risposati.
Per l’accostamento, chiedo scusa alla dottrina e agli
omosessuali. Non sarebbe più semplice se dichiarassero, i bravi pastori, che la
dottrina in questo caso è sbagliata?
Renato Pierri
Roma: Mamma rondine e quel nido vuoto
“Ritornava una
rondine al tetto:/l'uccisero: cadde tra spini: / ella aveva nel becco un
insetto:/la cena de' suoi rondinini. / Ora è là, come in croce, che tende / quel
verme a quel cielo lontano; / e il suo nido è nell'ombra, che attende, / che
pigola sempre più piano”.
Deve essere
accaduto tutto il contrario nel nido ben costruito, in un angolo sotto i portici
di cemento, nel quartiere dove abito a Roma. Conservo ancora la fotografia che
ho scattato appena la rondine è volata via in cerca d’insetti, la colazione de’
suoi rondinini. Si vedono chiaramente tre beccucci aperti che sporgono dal nido.
C’erano ancora, i piccoli, il giorno dopo e il giorno dopo ancora. Sono tornato
l’altra mattina e nel nido non c’era segno di vita. Non si vedeva nulla, né i
piccoli né mamma rondine. Ho ripreso la passeggiata, e dopo il mio buon caffè
lungo, al bar, e l’immancabile bicchiere d’acqua fresca, sono tornato a vedere
il nido. Nulla, assolutamente nulla. Nessuna traccia dei beccucci e neppure
della rondine. Quando covava le uova, la sua codina sporgeva dal nido. Lungo il
muro, di lato, poco al di sotto del nido, delle macchie rosso scuro. E mentre
osservavo, cercando di darmi una spiegazione, è passato un signore con un
bambino: “Vedi? E’ un nido di rondine”. Al che io: “Eh sì, ma sembra vuoto, anzi
è proprio vuoto, nei giorni passati c’erano i piccoli, tre beccucci aperti si
vedevano”. La risposta: “Se li saranno mangiati le cornacchie, qui c’è pieno di
pappagalli e cornacchie”. Io non so quando mamma rondine sia tornata al nido, se
mentre si svolgeva la tragedia o dopo che si era consumata. Ma povera rondine.
Sangue secco, forse, le macchie sul muro. Che rabbia, che rabbia. Tornando a
casa ho poi pensato che forse mamma cornacchia era alla disperata ricerca della
colazione per i suoi cornacchini. E’ la legge crudele della natura. E adesso che
sto scrivendo ho pensato che per fortuna la maggior parte degli uomini, anche se
disperati, non vivono secondo la legge crudele della natura. Perlomeno non se li
mangiano i piccoli altrui.
Renato
Pierri
Friday, July 14, 2017
I femminicidi, l’amore coniugale e l’amore di Dio per gli uomini
I femminicidi, l’amore coniugale e l’amore di Dio per gli uomini
Penso con tristezza ai due
femminicidi avvenuti a poche ore di distanza il giorno 13 luglio. Nel Casertano
una donna che un anno fa era sopravvissuta a 25 coltellate inferte dal marito, è
stata uccisa a colpi di pistola dall’attuale compagno. Un’altra donna, a Bari, è
stata uccisa dal compagno con un coltello da cucina. Penso con tristezza a tutti
femminicidi che avvengono continuamente nel nostro paese e nel mondo. Penso con
profonda tristezza che i femminicidi sono solo la punta dell’iceberg di un
fenomeno diffusissimo nel nostro civile paese e in tante parti del mondo. Sono
milioni le donne maltrattate fisicamente e psicologicamente. Penso a quante
unioni matrimoniali e non matrimoniali falliscono. E penso alle parole di Gesù:
«Non avete letto che il Creatore, da principio, li creò maschio e femmina e che
disse: “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con sua moglie, e
i due saranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne; quello
dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi» (Mt 19, 4-6).
Quando Gesù pronunciava queste parole, avveniva questo:
la “carne” maschile adulta (i giovani ebrei si sposavano a diciotto anni),
s’impadroniva della “carne” femminile ancora bambina sebbene già in età fertile
(le ragazze si sposavano intorno ai tredici anni). I matrimoni di norma erano
combinati dai genitori. Ed è giusto pensare che, come avviene ancora oggi in
molti paesi dove gli uomini sposano bambine, la carne femminile era violentata
dalla carne maschile.
I matrimoni e le unioni non matrimoniali, oggi, che
durano felicemente per tutta la vita, nel senso che i coniugi continuano per
sempre ad amarsi, sono una percentuale minima.
Alle luce di tutto questo sembra abbastanza strana
l’insistenza da parte della Chiesa di paragonare l’amore coniugale all’amore di
Dio per gli uomini. Un sacerdote scrive sul blog “Come Gesù”: «Ritengo utile
richiamare brevemente il motivo per cui San Tommaso d’Aquino diceva che: “Il
matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione:
le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e
per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio
fa dei due sposi una sola esistenza”. Queste parole sono state richiamate spesso
dai Papi recenti e sono richiamate anche in Amoris Laetitia al n. 121. Inoltre,
come dice San Paolo nella lettera agli Efesini, l’amore dello sposo per la sposa
deve essere simile a quello di Gesù per la Chiesa (che dà la vita per Lei) ».
Il bravo sacerdote ha dimenticato di riportare anche le
seguenti parole di San Paolo: “Le mogli siano sottomesse ai mariti come al
Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della
Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a
Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto” (Ef 5, 22 –
24). Il che fa comprendere come il paragone con l’amore di Dio calzi a
pennello... e perché ancora oggi gli uomini continuino a maltrattare le donne
fino ad ucciderle: non sono abbastanza sottomesse.
A mio parere il paragone non calza anche per altri
motivi. Il principale è che nell'amore coniugale gioca un
ruolo fondamentale un aspetto materiale che non può esistere, ovviamente,
nell’amore di Dio per gli uomini: l’attrazione sessuale.
Ad ogni modo, se anche il paragone calzasse, la Chiesa
non rassomiglia all'amore di Dio per gli uomini ciò che il matrimonio è nella
realtà, ma ciò che vorrebbe fosse il matrimonio.
Renato Pierri
Thursday, July 06, 2017
Il piccolo Charlie direbbe: “Lasciatemi andare alla casa del Padre”
Il
piccolo Charlie direbbe: “Lasciatemi andare alla casa del
Padre”
Non so come andrà a finire l’angosciosa vicenda del
piccolo Charlie Gard. Io credo che se quel bimbetto gravemente malato e
sofferente potesse parlare, direbbe ai genitori e a tutti coloro che vogliono
protrarre i giorni dei suoi patimenti, le stesse parole che ebbe a dire un uomo
vecchio, gravemente malato e sofferente: “Lasciatemi andare alla casa del
Padre”. Per lo più, a non volere si interrompano le cure al piccolo malato, sono
persone cattoliche e persone con idee politiche di destra. nell'Antico
Testamento si legge: "Sono io che do la morte e faccio vivere" (Dt 32,39); "Il
Signore dà la morte e dà la vita, fa scendere agli inferi e ne fa risalire" (1Sm
2,6). La Chiesa si appella a versetti come questi per affermare: "La vita e la
morte dell'uomo sono, dunque, nelle mani di Dio, in suo potere"; "Morire per il
Signore significa vivere la propria morte come atto supremo di obbedienza al
Padre, accettando di incontrarla nell’«ora» voluta e scelta da lui, che solo può
dire quando il cammino terreno è compiuto (cf Evangelium vitae, 67).
Ora, se c’è un Dio creatore ed una creazione, è ovvio che questa dipenda da Dio,
ma non è altrettanto ovvio che sia Dio a "decidere" di dare la vita e la morte
ad ogni individuo. Il concetto non solo non trova seria rispondenza nelle
Scritture, ma è contraddetto dalla ragione e dalla nostra esperienza. Si pensi
ad un concepimento a seguito di stupro, agli aborti spontanei, alle morti
premature, accidentali, ecc. Non possiamo pensare che sia Dio a prendere simili
"decisioni". Che idea dovremmo farci del Creatore?
Un signora, sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore
Mauro Leonardi, racconta la storia della sua bimba che morì dopo 18 giorni
dalla nascita a causa di “una cardiopatia congenita, che nella sua specificità
fu definita rarissima (quattro casi al mondo)”. E, in perfetta buona fede
ovviamente, senza rendersene conto, fa un’affermazione che alle mie orecchie
suona come un’offesa a Dio. Scrive: “Stare
per 18 giorni di fronte a quella croce è stata per me un’esperienza radicale, di
Amore. Ho capito che quella bimba non era mia, che non era dei medici, che era
lì solo perché il buon Dio l’aveva messa lì e chiedeva a tutti di starle accanto
accompagnandola al suo destino. Un pezzo di Cielo nella infinita miseria delle
nostre vite. E chi ha fatto quella esperienza con noi ha visto quanta potenza di
Amore possa emanare un bimbo morente”. Belle parole, ma l’errore gravissimo è
attribuire a Dio la malattia e la morte della piccola. Perlomeno questo si
capisce.
Per fortuna la signora non ritiene che il piccolo
Charlie debba essere tenuto in vita a tutti i costi, però la tentazione di molti
cristiani a mio parere poco cristiani, è di protrarre il più possibile la loro
“esperienza di Amore”, mettendo in secondo piano le sofferenze del malato senza
speranza, che sicuramente vorrebbe essere lasciato in
pace.
Elisa Merlo
Tuesday, July 04, 2017
Etica della sacralità della vita... crocifissa
Etica della sacralità della vita... crocifissa
La fotografia del piccolo Charlie Gard che ho
visto sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi, e il desiderio
di diversi frequentatori del blog, che al bambino non siano sospese le inutili
cure, mi hanno fatto tornare alla mente la fotografia del piccolo Victor, molto
più triste, angosciante, e lo stesso desiderio di tenere il più a lungo
possibile sulla croce un essere umano. L’amore per il Cristo in croce fa
desiderare di avere altri poveri cristi da amare. Così va il mondo.
Padre Trento, missionario in
Paraguay, nel settembre del 2008 pubblicava una lettera della quale trascrivo
alcune frasi: «Il piccolo Victor di un anno...geme in continuazione… mmm, ah,
ah, ah...La sua testa è enorme e come d’improvviso la parte inferiore è
sprofondata lasciando una piccola fossa, lì dove non ha il cranio...Attraverso
l’apparato messogli dai medici, è uscita tutta l’acqua della testa...l’altro
giorno gli è scappato l’occhio destro: è rimasta una cavità vuota che spurga di
tutto...Victor, il mio bambino, non solo è un piccolo cadaverino che vive, ma è
tutto deformato, lacerato, pieno di cannucce che entrano ed escono dal
corpo...Il mondo dice: perché non lo lasciate morire?...Victor è Gesù, il mio
piccolo Gesù che agonizza, che soffre, che geme...Lo bacio, lo bacio sempre… i
gemiti si calmano. Gli accarezzo la fronte… non più testa ormai, sgonfiata, con
la pelle infossata, come un laghetto di montagna…e sento che accarezzo Gesù...
». Si pensi se i soldati romani avessero avuto la possibilità di protrarre le
sofferenza del Cristo in croce per giorni o per anni. Maria e gli apostoli,
straziati dal dolore, non li avrebbero supplicati di lasciarlo morire? Bene, la
tortura del piccolo Victor, grazie a padre Trento, ai medici, e a sofisticate
apparecchiature, fu protratta sino al marzo del 2012. Ne diede notizia padre
Aldo stesso, con le seguenti parole: “Victor è adesso lì nella cella mortuaria,
con i suoi occhi spappolati aperti. Non sembra che il suo corpo sia morto perché
è tutto come prima. Anzi, in lui morto, si fa ancora più evidente la Presenza
del Mistero. È morto alle 4 del mattino, consumandosi come una candela... Questi
lunghi anni di dolore che Victor ha vissuto ci hanno insegnato a toccare con
mano la vibrazione dell’Essere, cioè: Victor c’è e se c’è, significa che un
Altro lo sta facendo, un Altro che adesso ha deciso di prenderselo con sé”.
Padre Trento e compagni fecero di tutto per continuare a lungo a coccolarsi “il
cadaverino deformato”, e poi attribuirono a Dio la decisione di “prenderlo con sé”. Senza
“cannucce che entravano ed uscivano dal corpo”, senza baci e carezze, il Signore
avrebbe posto fine allo strazio di Victor molto tempo prima, ma non gli fu
concesso.
Renato Pierri
Sunday, July 02, 2017
Charlie Gard. Non si straparli di diritto alla vita
Charlie Gard. Non si straparli di diritto alla
vita
“Difendere la vita umana, soprattutto quando é ferita
dalla malattia, é un impegno d'amore che Dio affida ad ogni uomo”. Parole di
Papa Francesco davvero inopportune, dopo che la Corte Europea per i diritti
umani, ha autorizzato i medici a sospendere le terapie al piccolo Charlie. La
Corte di Strasburgo ha assecondato i verdetti precedenti di tre tribunali
inglesi. Riguardo alle parole del Papa, trascrivo una mia lettera pubblicata da
un noto quotidiano nel novembre del 2008. «La
dottoressa Nadia Battajon medico al reparto di neonatologia dell'ospedale Ca'
Foncello di Treviso, ha staccato la spina ad un neonato di cinque giorni che non
aveva più alcuna speranza di guarire. Lo ha fatto "per consentirgli di morire
fra le braccia dei genitori, anziché di lì a poco, in un lettino isolato e
collegato a decine di cannucce e cavi" (cito le sue parole). Il piccolo era
stato sottoposto vanamente ad un intervento chirurgico. Spero che almeno in
questo caso non si levino le solite voci che si appellano ad espressioni del
tutto fuori luogo quali "diritto alla vita"; "sacralità della vita; "la vita è
un dono", ecc. E spero soprattutto che tali voci non appartengano a persone che
si dichiarano cristiane. La decisione, infatti, della dottoressa è in piena
sintonia e col Vangelo e con la ragione. Un cristiano che perde di vista il vero
bene di una creatura che soffre inutilmente, per far valere un principio che non
ha valore assoluto neppure per il Signore (Gv 12, 25), calpesta sia il Vangelo,
sia la ragione».
Renato Pierri
