Thursday, May 30, 2019
Vincent Lambert. Quando si
bara con le parole
Quando si affrontano delicati e
complessi, sarebbe doverosa la massima attenzione alla proprietà del linguaggio.
Assuntina Morresi, su Avvenire del 14 maggio, nell’articolo “I paladini perduti
di Vincent Lambert”, scrive: “Ma veramente pensiamo che
qualcuno possa scegliere consapevolmente di morire di fame e di sete?”. E’
evidente l’inganno. Il lettore va subito con l'immaginazione ad una sofferenza
senza limiti, simile a quella che spinse il conte Ugolino a cibarsi delle carni
dei figli. E' una scorrettezza, giacché un corpo in stato vegetativo non prova
dolore. Ma ammettiamo anche che il malato corra
questo rischio, che possa soffrire, si può mai pensare che i medici, staccando
la spina, non facciano in modo da evitargli la
sofferenza?
La professoressa potrebbe porre una
diversa domanda: “Ma veramente pensiamo che qualcuno possa scegliere d’essere
lasciato per anni e anni immobile in un letto, con tutti gli inconvenienti che
ne derivano per il povero corpo, senza la possibilità di piangere o di
sorridere, senza la possibilità di parlare, di pensare, di comunicare, e non
possa desiderare, invece, d’essere lasciato morire?”.
Marco Tarquinio, rispondendo ad un
lettore sempre su Avvenire, il 18 maggio, scrive: “Vincent è vivo e inerme, e non deve essere ucciso”. Ora, si consulti
qualsiasi dizionario e si veda il significato del termine “uccidere”. I banditi
uccidono, i soldati in guerra uccidono, il boia uccide. Anche i medici uccidono?
Anche i medici che per anni si sono presi cura del malato? Lo scorrettezza,
sicuramente inconsapevole, è evidente.
Obbrobriosa scorrettezza: la bufala
che Vincent avrebbe pianto alla notizia che sarebbe stato lasciato morire.
Renato Pierri
Wednesday, May 29, 2019
La cattiveria di Severgnini e di un suo lettore
La cattiveria di Severgnini e di un
suo lettore
Ditemi voi, egregi signori, se vi sembra giusto che il
giornalista Beppe Severgnini, a seguito di una questione davvero senza
importanza col sottoscritto, questione direi divertente, compia la sua piccola
vendetta pubblicando sul blog Italians – Corriere della Sera, la lettera di un
lettore piena di astio ingiustificato (non lo conosco) e di volgarità e
falsità.
Ne trascrivo le righe più
“cattive”:
“Trovo la lettera di Renato Pierrri, da un lato,
patetica e, dall'altro, disturbante. Non c'è niente di più triste di vedere
qualcuno che si scalda per far vedere quanto è bravo... Qui poi il Pierri
trasborda letteralmente dal vaso definendo due dei suoi articoli
"spiritosissimi". Chi si loda s'imbroda, dicevano i nostri vecchi. Diciamo, per
usare un lessico diretto, che chi si loda fa di solito una bella figura di
merda. E questo mi sembra il caso del signor Pierri... Inoltre, al di là del
fatto che la lettera sia patetica, è anche disturbante. "Italians" è un blog di
grande livello, dove scrivono persone normali con grande cultura, intelligenza,
spirito di osservazione,senso dell'umorismo.... Ora , che in mezzo a persone di
questo tipo, un fanatico con la convinzione di essere un Pulitzer non
riconosciuto, si introduca anche con alias per dar sfogo alla sua patologia di
mancato giornalista, francamente mi dà un po' fastidio” (Italians – Corriere
della Sera – 28 maggio 2019).
Se ne deduce che io non sia persona normale (ci può
stare, “beato chi è diverso...”), non sia di grande cultura (ci può stare, ho
sempre detto d’essere ignorantissimo), non sia intelligente, sia un fanatico e
via di seguito. Ma, ciliegina sulla torta, sarei affetto da patologia di mancato
giornalista (?), oltre a scrivere lettere patetiche e disturbanti. Ma quanta
grazia!
Mai sognato di fare il giornalista. Professore di
religione cattolica, ho scritto libri d’argomento religioso. Le migliaia (un
record?) di lettere pubblicate dai giornali hanno significato per me e
significano tuttora unire l’utile al dilettevole: passo il tempo, mi diverto, e
cerco di rispondere ad un bisogno di verità e di giustizia.
Ovviamente non invierò più lettere al blog del
Corriere.
Un saluto cordiale a tutti
Renato Pierri
Monday, May 27, 2019
Vincent Lambert e la “libertà”di morire
Vincent Lambert e la “libertà”di
morire
Luigi Manconi scrive: “Il dramma di
Vincent Lambert ripropone il conflitto tra due beni degni ugualmente di tutela:
quello dell’inviolabilità della vita e quello del morire con dignità. È già
accaduto nel caso di Terri Schiavo e di moltissimi altri, anche nel nostro
paese. In genere, nelle situazioni citate, secondo le opinioni più equilibrate è
scorretto parlare di eutanasia”. (La Repubblica del 23 maggio).
A mio parere il conflitto, per essere più precisi, è tra la tutela
della vita e la tutela della persona. La tutela della vita e la tutela della
persona dovrebbero essere la stessa cosa, dal momento che la vita appartiene
alla persona. Tuttavia i due principi possono venire in contrasto qualora si
affronti il problema dell'eutanasia, dell'interruzione delle cure terapeutiche,
il rifiuto di queste ultime, ecc. Infatti, in questi casi, tutelare la vita ad
ogni costo può andare a scapito della persona, e tutelare la persona ad ogni
costo può andare a scapito della vita. C'è però un motivo per cui è giusto tener
conto sempre di un principio e non dell'altro: se osserviamo il primo principio
(tutela della vita), corriamo il rischio di non rispettare la volontà (e la
“libertà”) del malato, manifesta o anche ragionevolmente, umanamente,
coscienziosamente presunta. Se osserviamo il secondo principio (tutela della
persona) possiamo andare, è vero, a scapito della vita, ma di quale vita? Solo
ed unicamente della vita di colui che la rifiuta, oppure di colui al quale in
qualche modo la vita già è stata negata. Il principio da seguire dovrebbe essere
il massimo rispetto verso la persona. E rispettare la persona significa anche,
qualora non sia in grado di esprimere la propria volontà, non tenerla in vita
per forza, significa rispettare la sua “libertà” di morire.
Ho messo “libertà” tra virgolette, perché in questo
caso intendo la libertà di ogni essere vivente di morire, qualora per qualsiasi
causa venga a trovarsi nella condizione in cui si trova Vincent Lambert. Nessuno
si sognerebbe di tenere a lungo in vita un animale che venisse a trovarsi nella
condizione di Vincente Lambert. Immagino l’immediata obiezione: non si possono
mettere sullo stesso piano uomini e animali, ma non è questo che ho fatto. Ho
voluto dire che se un animale in certe condizioni ha il diritto di morire, a
maggior ragione ne ha diritto un uomo.
Renato Pierri
Friday, May 24, 2019
Roma. Costola di Bernadette a Colli Aniene
Roma. Costola di Bernadette a Colli Aniene
Su ColliAniene.org, il giornale locale del
quartiere Colli Aniene, dove abito, a Roma, leggo che mercoledì 29 maggio
arriveranno le Reliquie di Santa Bernadette Soubirous nella chiesa a lei dedicata.
Arriverà una costola della santa. Sì, una costola, non un oggetto, un vestito,
un rosario. Proprio una costola Così va il mondo.
A Bernadette ho dedicato un libro: “Nostra
Signora di Lourdes. La Madonna che non conosceva il Vangelo” (Mind Edizioni,
2012). Parte del contenuto si può intuire dal breve articolo che unisco. Lo
scrissi qualche anno dopo, a proposito di una trasmissione televisiva in cui si
parlò della santa e di Lourdes.
“La grande storia”, su Rai3, e le storie mal
raccontate
La
trasmissione “La grande storia” su Rai3 di venerdì 10 luglio 2015, con il
contributo di Paolo Mieli, era dedicata, tra l’altro, alla storia di Bernadette
e dei miracoli di Lourdes. Storia mal raccontata, giacché non c’era la voce di
un credente (non di un ateo ovviamente) che potesse mostrare ai telespettatori
l’altra faccia della medaglia. Si è parlato della “bella signorina” della
grotta di Lourdes che avrebbe ordinato alla piccola Bernadette di scavare nel
fango, per bere l’acqua che ne sarebbe sgorgata. Forse sarebbe stato opportuno
aggiungere che quel fango era sporco dello sterco dei maiali che in quella
grotta trovavano riparo. E’ stato raccontato che la bella signorina avrebbe
anche ordinato a Bernadette di mangiare erba, come se fosse una capretta, e questo
per la conversione dei peccatori. Si è parlato della sorgente d’acqua
miracolosa venuta chissà da dove, ma sarebbe stato opportuno aggiungere che
l’acqua già scorreva davanti alla grotta, tanto è vero che Bernadette si era
tolta una calza per attraversare il ruscello, quando ebbe l’apparizione della
bella signorina. Così definì Bernadette la sua visione, “bella
signorina”, fu la gente a metterle in testa che si trattava della
Madonna. E’ stato detto che Bernadette non conosceva il significato di Immacolata
Concezione, espressione con la quale la bella signorina si presentò alla
ragazzina. Sarebbe stato opportuno riferire che sicuramente Bernadette aveva
sentito più volte quelle parole in chiesa, e sicuramente dalle donne che
l’accompagnavano alla grotta. Il dogma era stato promulgato da Pio IX, quattro
anni prima delle “visioni” di Bernadette. Sarebbe stato anche opportuno
ricordare un particolare importantissimo: la signora della grotta di
Massabielle non chiamò mai Bernadette per nome. Mai. E indovinate chi
c’era a raccontare della pace, delle emozioni profonde che si provano visitando
Lourdes? Susanna Tamaro e Massimo Giletti. E chi parlava delle guarigioni
miracolose? Il medico napoletano Alessandro De Franciscis, capo del Bureau
Medical di Lourdes, che si occupa delle “guarigioni inspiegabili”. Fu portato a
Lourdes dai genitori quando era ancora bambino. E dal 1973 vi è tornato tutti
gli anni. Acquaiuò, l'acqua è fresca? Manco 'a neve!
Renato Pierri
Thursday, May 23, 2019
Roma. Una pianta di rose tra sterpi e sterchi
Roma. Una pianta di rose tra sterpi e
sterchi
Non ce l’hai fatta povera rosa, e sei crollata. Ed
anche il bocciolo si è piegato nella tristezza. Potevate mai resistere alla
vista dei cassonetti traboccanti immondizia, all’odore nauseabondo? Ma come ti è
venuto in mente, piantina di rose, di crescere in quest’aiuola ignorata dai
giardinieri del Comune di Roma, ma non dai cittadini maleducati che l’hanno
scambiata per una piccola discarica? A noi lumachine hai fatto comodo, ti
abbiamo brucato e bucato le foglie, ma non abbiamo toccato i tuoi petali. Ti
abbiamo rispettato. Solo qualche buchetto qua e là nelle belle foglie verdi. Non
ti ha rispettato l’uomo cattivo che quasi ti ha soffocato col grosso sacco nero
che ti ha buttato addosso. Come hai fatto a mantenere il tuo profumo, come hai
fatto, in mezzo a tanta sporcizia, dolcissima rosa? Come hai fatto a crescere
così pura, in mezzo alle erbacce, tra sterpi e sterchi di topi e gabbiani e
cornacchie? Di’ la verità, rosellina, volevi imitare il fratello che nasce dal
fango e resta incontaminato, il fiore di loto? Non ce l’hai fatta povera rosa.
Renato Pierri
Salvini non prega il Padre suo nel segreto
Salvini non prega il Padre suo nel
segreto
Forse solo ingenuità ha spinto
Matteo Salvini ad imitare papi e cardinali. Ma sì, perché le consacrazioni delle
nazioni al cuore immacolato di Maria, di norma le fanno papi e cardinali. In un
articolo apparso su Affaritaliani il 20 maggio, ho scritto: “Gli allocchi credono alla sincerità
del buon Matteo, molti criticano il buon Matteo. Nessuno ride. E questa è la
cosa preoccupante”. Resto dell’idea che un ministro dell’Interno che affida
pubblicamente la nazione al cuore immacolato di Maria, fa sorridere, ed è
preoccupante che nessuno abbia colto la comicità della scena. Però forse era
sincero. Si è giustificato affermando che lui è cristiano, cattolico, e quindi è
giusto che preghi la Madonna di proteggere l’Italia. Certo, forse se avesse
letto il vangelo, si sarebbe guardato dall’imitare papi e cardinali, che hanno
il compito di pregare anche pubblicamente. Se ne sarebbe ben guardato se avesse
letto: “Quando pregate, non siate
simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli
angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già
ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e,
chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel
segreto, ti ricompenserà. Pregando poi, non
sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di
parole” (Matteo 5 – 7).
Del resto, non è la prima volta che
Matteo Salvini rivela la sua ingenuità. Non è lui che al mattino spalma sulle
fette biscottate una crema fatta nella massima
parte di zucchero e olio di palma, persuaso si tratti di una buona crema al
cioccolato?
Renato Pierri
Sunday, May 19, 2019
A Salvini deve essere apparsa la Madonna
A Salvini deve essere apparsa la
Madonna
In hoc signo vinces, Un po’ scettico, il vescovo
Eusebio di Cesarea riferisce, poiché a raccontarglielo fu l’imperatore stesso,
che Costantino rivoltosi in preghiera alla divinità, ebbe la visione in cielo
della scritta ἐν τούτῳ νίκα. Nella notte successiva, all’imperatore sarebbe
apparso Cristo per ordinargli di adottare come proprio vessillo il segno che
aveva visto in cielo. Qualcosa del genere deve essere capitato a Matteo Salvini.
Il ministro, poiché è modesto e riservato, si è limitato a dire che affida
l’Italia al cuore immacolato di Maria, sicuro che la Madonna lo porterà alla
vittoria. Deve aver visto in cielo i grani luminosi di un rosario. Non lo ha
detto, perché è modesto e riservato, ma chi può escludere che non gli sia
apparsa la Madonna di Fatima? Però al cuore immacolato di Maria già furono
affidati il Portogallo e la Russia, e Giovanni Paolo II al cuore immacolato di
Maria affidò il mondo intero. Era il 25 marzo del 1984. La storia riporterà
quest’altra data importante: 19 maggio 2019, giorno in cui Matteo Salvini affidò
l’Italia al cuore immacolato di Maria. Gli allocchi credono alla sincerità del
buon Matteo, molti criticano il buon Matteo. Nessuno ride. E questa è la cosa
preoccupante.
Renato Pierri
Il timore dell’islamizzazione dell’Occidente
Il timore dell’islamizzazione
dell’Occidente
L’ipotesi di una futura islamizzazione dell’Occidente, è
preoccupazione di molti. Io non posso prevedere il futuro, però credo che,
tranne periodi bui di ritorno al passato, in tutte le società finiscano, prima o
poi, per prevalere la ragione e la giustizia.
Una volta, in Israele, le donne vivevano ad un dipresso nelle
condizioni in cui vivono oggi le donne nei paesi arabi. “Non desiderare la donna
del tuo prossimo, né la sua casa, né il suo servo, né la sua serva, né il suo
asino, né il suo bue, né nulla che gli appartenga”. Un maschilista da niente,
Jahvè! Intanto si rivolgeva agli uomini, e non alle donne, e poi considerava
queste, proprietà dell’uomo, alla stregua dell’asino e del bue. “In caso di
adulterio, la fidanzata, come la sposa, doveva essere punita con la
lapidazione... La moglie doveva al marito una fedeltà assoluta, senza poter
esigere altrettanto... Il suo sposo aveva il diritto di ripudiarla senza la
minima difficoltà, mentre erano rari i casi in cui la donna era autorizzata a
chiedere il divorzio. La posizione che la società riconosceva alla donna era, da
qualsiasi punto di vista, inferiore.... Le donne non mangiavano con gli uomini,
ma li servivano a tavola e durante il pasto esse rimanevano in piedi... Vivevano
sempre in casa. e spesso le finestre che davano sulla via erano munite di una
fitta grata perché nessuno le vedesse. Nei tempi antichi potevano uscire solo se
coperte da un velo... Nel campo della giustizia, salvo circostanze molto
eccezionali, la sua testimonianza non era ritenuta valida. Infine, come regola
generale, essa non ereditava né dal padre né dal marito” (Daniel Rops, La vita
quotidiana in Palestina al Tempo di Gesù, Mondadori, pp. 141 - 147 - 148 ).
Meravigliose malattie contagiose, la ragione e la giustizia. Hanno
contagiato gli ebrei, finiranno per contagiare anche gli islamici?
Renato Pierri
Saturday, May 18, 2019
L’aborto e la pessima notizia dall’Alabama
L’aborto e la pessima notizia
dall’Alabama
La pessima notizia: «Una donna, Kay Ivey, governatrice dell’Alabama,
ha firmato la legge contro l’aborto approvata ieri dal Senato dello Stato Usa.
Al di fuori dei casi di un grave rischio per salute della donna o in caso di
“anomalia letale” del feto, il provvedimento prevede il divieto assoluto di
interrompere la gravidanza, anche nei casi di stupro e incesto. I medici che
proveranno a praticare l’interruzione di gravidanza rischiano di essere
condannati a 10 anni di carcere, che salgono a 99 anni nel caso in cui
l’operazione vada a buon fine». Ottusità? Cattiveria? L’una e l’altra assieme?
Sicuramente l’incapacità di mettersi nei panni di una donna che subisce violenza
carnale. Un’altra donna, Madre Teresa, che sciocca non era e neppure cattiva,
ebbe a dichiarare: “Sento che oggi il più grande distruttore di pace è l'aborto,
perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano
della madre stessa. Perché se una madre può uccidere il proprio figlio, non c'è
più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me... “.
Incapace anche lei di immaginare il tormento di una donna violentata che resta
incinta. Ma se l'aborto è il delitto peggiore, significa che
coloro che vi ricorrono sono le persone peggiori, le più crudeli, le più
immorali. Eppure non sembra che i medici che praticano l’aborto, e le donne che
abortiscono, siano le stesse persone che costruiscono armi sempre più
devastanti, che alzano muri con filo spinato, che compiono omicidi, genocidi,
stupri, che schiavizzano donne e bambini. Come mai?
La pratica che impedisce all’embrione
di svilupparsi non si chiama omicidio, si chiama aborto, ma l’errore madornale
di tutti coloro che sono contro l’aborto sempre, in ogni caso, è ignorare che
all’origine dell’aborto non c’è l’odio e neppure il gusto malato di torturare e
uccidere, e neppure l’indifferenza. Non si ricorre all’aborto per “uccidere”
l’embrione, ma per evitare di avere un figlio che assolutamente non si vuole.
Soprattutto nel caso di gravidanza a seguito di violenza carnale, l’aborto è una
sorta di legittima difesa, pur essendo l’“aggressore”, innocente.
Renato
Pierri
Monday, May 13, 2019
Pedofilia. Motu proprio del Papa Tutto fumo e niente arrosto
Pedofilia. Motu proprio del
Papa
Tutto fumo e niente
arrosto
Nel documento non è stato tenuto
conto del dovere morale di denuncia all’autorità civile del paese dove i crimini
vengono commessi. Il pretesto per questa grave omissione è stato addotto
dall’arcivescovo Charles Scicluna, segretario della Congregazione per la
Dottrina della fede: «Non possiamo imporre un obbligo non previsto dalle leggi
civili, sarebbe un’ingerenza». Ora, a parte il fatto che la Chiesa non si è mai
preoccupata molto del principio di non ingerenza, ma che cosa c’entra
l’ingerenza in questo caso? Le leggi civili non prevedono l’obbligo di
denunciare il crimine, ma neppure lo vietano. E per gli uomini della Chiesa la
legge morale non dovrebbe essere al di sopra della legge civile? Bergoglio
scrive: «Desidero rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo
per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili
affinché nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano, maturi in
tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità
competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto». E
quali sarebbero le Autorità competenti? Il promotore di giustizia presso il
tribunale dello Stato della Città del Vaticano.
Francesco Zanardi della Rete L’Abuso, osserva che “il
Vaticano anziché emettere un semplice decreto risolutivo come ordinare ai
vescovi la denuncia all’autorità civile, diabolicamente persevera nell’attuare
quelle politiche che da sempre hanno garantito l’ingiustizia alle vittime e
l’impunità ai colpevoli”.
Renato Pierri
Sunday, May 12, 2019
La potenza di un grembiule secondo Severgnini
La potenza di un grembiule secondo
Severgnini
“Per una volta, sono d’accordo con Salvini: una divisa
uguale per tutti semplificherebbe la vita nelle scuole. Eliminerebbe
competizione, emulazione, frustrazione e distrazione legate all’abbigliamento.
Favorirebbe lo spirito di gruppo”. Credo che psicologi e pedagogisti non
potrebbero fare a meno di sorridere leggendo queste parole di una sconcertante
ingenuità scritte da Beppe Severgnini su “Italians – Corriere della Sera del 10
maggio. Per ottenere i vantaggi elencati dal simpatico giornalista, io
suggerirei di imporre agli scolaretti grembiuli della stessa stoffa. Inoltre:
stesso astuccio e stesso zainetto per tutti. Poi, al ritorno dalle vacanze di
Natale, proibirei nella maniera più assoluta ai bambini di parlare dei regali
portati da Babbo Natale. Oppure si potrebbe imporre a Babbo Natale di portare
regali uguali per tutti? Al ritorno dalle vacanze estive, divieto assoluto per
gli scolari, di raccontare ai compagni dove le abbiano trascorse. Si potrebbe
anche proibire ai bambini di raccontare d’essere stati al ristorante o in
pizzeria con i genitori. Dimenticavo: scarpe uguali per tutti. Ordine e
disciplina per costruire un paese migliore!
Renato Pierri
La preghiera di petizione secondo Papa Francesco
La preghiera di petizione secondo Papa
Francesco
Onda, un’assidua frequentatrice del blog “Come Gesù”
del prete e scrittore Mauro Leonardi, per risposta ad una mia lettera sulla
preghiera di petizione, mi ha segnalato l’articolo di Adriana Masotti:
Francesco: Gesù ci insegna ad essere 'invadenti' nella preghiera (Vatican News –
11 ottobre 2018).
Ne trascrivo i passi più significativi, con un breve
mio commento.
«E il tema che
affronta è quello della preghiera, di come noi dobbiamo pregare. Gesù racconta
infatti ai suoi discepoli di un uomo che, a mezzanotte, bussa alla casa di un
suo amico per chiedergli qualcosa da mangiare. E l'amico risponde che non è il
momento opportuno, che è già a letto, ma poi si alza e gli dà quello che
chiede...
La preghiera è un lavoro: un lavoro che ci chiede
volontà, ci chiede costanza, ci chiede di essere determinati, senza vergogna.
Perché? Perché io sto bussando alla porta del mio amico. Dio è amico, e con un
amico io posso fare questo. Una preghiera costante, invadente. Pensiamo a Santa
Monica per esempio, quanti anni ha pregato così, anche con le lacrime, per la
conversione del suo figlio. Il Signore alla fine ha aperto la
porta».
Riguardo a queste righe vorrei far osservare che è
vero, Dio è un amico, ma più che un amico è un padre, e infatti Gesù
innumerevoli volte lo chiama Padre, non lo chiama innumerevoli volte amico. Non
ci ha insegnato a dire “Amico nostro”, ma Padre nostro”.
Più avanti: «Papa Francesco
sottolinea tre elementi: un uomo nel bisogno, un amico, un po’ di pane. E’ una
visita a sorpresa quella dell’amico bisognoso e la sua è una richiesta
insistente perché ha fiducia nell’amico che ha ciò che gli serve. Prega con
“invadenza” e in questo modo, dice Francesco, il Signore ci vuole insegnare come
si prega. Si prega con coraggio, perché quando preghiamo abbiamo un bisogno,
normalmente, un bisogno. Un amico è Dio: è un amico ricco che ha del pane, ha
quello del quale noi abbiamo bisogno. Come se Gesù dicesse: “Nella preghiera
siate invadenti. Non stancatevi”. Ma non stancatevi di che? Di chiedere.
'Chiedete e vi sarà dato'».
Ora, se Dio più che un amico è un Padre, e mi pare non
ci dovrebbero essere dubbi su questo, non si comprende perché si dovrebbe
comportare in maniera diversa e meno encomiabile di un amorevole padre terreno.
Un padre buono, intelligente, amorevole, non ha bisogno d’essere pregato con
insistenza da un figlio di cui conosce perfettamente i bisogni. Lo aiuta, senza
aspettare d’essere pregato con insistenza, e senza pretendere che il figlio lo
preghi nella maniera che lui desidera. Lo aiuta e basta.
Infine: «Pensiamo un po’:
come prego? Come un pappagallo? Prego proprio con il bisogno nel cuore? Lotto
con Dio nella preghiera perché mi dia quello di cui ho bisogno se è giusto?
Impariamo da questo passo del Vangelo come pregare».
E perché mai si dovrebbe lottare con Dio per ottenere
quello di cui si ha bisogno se è giusto? Uno strano padre il Signore descritto
dal Papa. Un padre che aiuta solo i figli che sanno come pregare.
Una madre che prega disperatamente per la salvezza di
un figlio, non prega mai come un pappagallo, prega necessariamente con il
bisogno del cuore, prega necessariamente con insistenza, anche se ripete
all’infinito le stesse preghiere che ha imparato a recitare. E quante madri,
quanti padri hanno pregato e pregano invano col bisogno nel cuore?
Perché non si vuole ammettere la verità? La preghiera
serve a faci sentire vicino a Dio, ad entrare in comunione con Dio, non per
ottenere interventi di Dio nelle vicende umane.
Renato Pierri
Wednesday, May 08, 2019
Uomini da esorcizzare se il diavolo esistesse
Uomini da esorcizzare se il diavolo esistesse
Mi viene da sorridere quando leggo notizie
del genere: «Si inaugura oggi a Roma la XIV edizione del “corso sull’Esorcismo
e la preghiera di liberazione”, organizzato dall’Istituto Sacerdos dell’Ateneo
Pontificio Regina Apostolorum e il Gris. L’obiettivo del corso sarebbe di
offrire una riflessione articolata su un argomento delicato e controverso:
quello della pratica dell’esorcismo e della preghiera di liberazione. Padre
Ramirez riferisce che il numero di persone possedute dal demonio oggi sono
molto poche».
Poche, le persone possedute dal demonio, giacché si sono accorti,
gli uomini della Chiesa, che tanti poveretti considerati indemoniati, erano
semplicemente malati. Nessun rimorso ovviamente, per averli considerati
indemoniati, per averli costretti anche con la forza a stare
fermi per essere irrorarti d’acqua benedetta. Ma non è che
saranno diminuiti i diavoletti?Passerà del tempo, e un giorno gli uomini
della Chiesa si accorgeranno che le possessioni diaboliche non
esistono. Non basterebbe un minimo di razionalità per capire che se il
diavolo esistesse non sarebbe così stupido da attirare l’attenzione degli
esorcisti, “entrando” in una persona e facendola strillare, bestemmiare,
sputare e scalciare? Non basterebbe un minimo di razionalità per capire che se
esistesse, il diavolo, agirebbe con astuzia, silenziosamente, senza dare
nell’occhio? Non sarebbe più logico, più sensato pensare, ad esempio, che il
diavolo si sia impossessato di quell’individuo che a Napoli, qualche giorno fa,
ha scavalcato per due volte la bambina che aveva colpito con un proiettile,
anziché fermarsi a soccorrerla, come avrebbe fatto qualsiasi uomo degno di
chiamarsi tale? E giacché gli esorcismi si possono fare anche a distanza (il
padre spirituale di Gemma Galgani, da lontano esorcizzava la povera ragazza),
perché non sprecare un po’ d’acqua santa e un po’ d’incenso, al fine di
liberare mafiosi e camorristi dal diavolo? Perché non fare esorcismi per liberare
dal diavolo coloro che alzano muri di filo spinato, oppure gli appassionati
delle armi e della guerra? Stando sempre a notizie recenti, non sarebbe da
esorcizzare quell’individuo di CasaPound che si è permesso di minacciare
con parole oscene, una donna rom che non gli aveva fatto niente di male?
Renato Pierri
Saturday, May 04, 2019
Francesco. Lo chiamano eretico ingiustamente
Francesco. Lo chiamano eretico ingiustamente
In una Lettera Aperta, studiosi laici ed ecclesiastici
affermano che Papa Francesco è colpevole del crimine di eresia. Gli
studiosi, però, non entrano nel merito delle questioni, nel senso che non
dimostrano, basandosi sulla ragione e sul buon senso, la giustezza o meno delle
affermazioni di Papa Francesco, dicono semplicemente che esse non sono in
sintonia con gli insegnamenti della Chiesa. Vale a dire, danno per scontato che
gli insegnamenti della Chiesa siano sempre giusti, per il solo fatto che sono
insegnamenti della Chiesa.
Per maggiore chiarezza, mi spiego con un
esempio. Papa Francesco ha capito, e ha fatto capire anche se non lo ha detto
esplicitamente, che sarebbe una palese ingiustizia negare il sacramento
dell’Eucaristia a due persone buone e oneste, divorziate e risposate.
I cattolici tradizionalisti che accusano Papa Francesco di eresia, non
entrano nel merito della questione, per loro le due persone buone e
oneste sono colpevoli perché così ha sempre insegnato la Chiesa, non
perché lo suggeriscano la ragione e il buon senso. Divorziare e
risposarsi è una colpa, e basta. La ragione e il buon senso possono
andare a farsi friggere. Per i cattolici conservatori, unica
possibilità per le due persone buone e oneste d’accostarsi
all’Eucaristia, sarebbe vivere come fratello e sorella. Una pretesa
crudele. Umana, ovviamente, certamente non divina. Papa Francesco è
riuscito a liberarsi almeno in parte da secolari pregiudizi. I cattolici
tradizionalisti sono totalmente schiavi dei pregiudizi.
Renato Pierri
Thursday, May 02, 2019
Meglio cristiani sani, che cristiani martiri
Meglio cristiani sani, che cristiani martiri
“La recente strage dello Sri Lanka ha prepotentemente
collegato il martirio al partecipare alla Messa nel giorno del Signore. Se fino
a Pasqua il combattimento spirituale per la decisione di andare a Messa
riguardava scegliere se adempiere al precetto domenicale o combattere con il
sonno, con il fare le pulizie di casa... , dopo le stragi di Colombo (e non
solo) ci rendiamo conto che quando andiamo a Messa corriamo il rischio di
sederci non su un banco ma su una bomba... È terribile che ci siano gli
attentati ma è bello che cristianesimo, santità e martirio, siano concetti
sempre più difficili da distinguere... Andare a Messa è una scelta che può
comportare l’effusione del sangue: può spaventare ma aiuta a comprendere che
l’unica paura del cristiano deve essere diventare un sale che non ha più il
sapore del Vangelo”.
Sono alcune righe di un articolo di
don Mauro Leonardi, apparso su Avvenire del 1 maggio, col titolo: “Essere
cristiani e santi cioè non avere paura”.
Vediamo un po’. Mettiamo che io sia consapevole che
andando a Messa, corra il rischio serio di saltare in aria, e mettiamo che io di
norma a Messa ci vada con la cara moglie e i figlioletti. Ho il dovere di
salvaguardare la vita della cara moglie e dei cari figlioletti, oppure come un
incosciente li porto con me a Messa? Sarà meglio che a Messa ci vada da solo. Ma
se salto in aria? E’ giusto che io corra il rischio di lasciare nei patimenti e
nei guai moglie e figlioletti? No, giacché non posso coinvolgere innocenti nel
mio sacrificio. Niente Messa, allora, neppure per me. Una cosa è vincere la
paura e mettere a repentaglio la propria vita, altra cosa è vincere la paura e
mettere a repentaglio la vita altrui. “Chi ama il figlio o la figlia più di me,
non è degno di me”, è scritto nel Vangelo. Ma il fatto di non andare a Messa per
evitare di far saltare in aria moglie e figli, oppure di dare un gran dolore a
moglie e figli, non significa anteporre l’amore per la famiglia all’amore per
Gesù. Se il rischio di saltare in aria in chiesa fosse serio, sono certo che
Gesù stesso darebbe il permesso di non andare a Messa. Meglio cristiani sani,
che cristiani martiri, soprattutto se si tratta di
bambini.
Renato Pierri
