Tuesday, February 23, 2021

La mia ombra al parco della Cervelletta

 La mia ombra al parco della Cervelletta

Tutto diventa bello nel parco naturale della Cervelletta, anche i tronchi spezzati sono belli, le radici degli alberi abbattuti dal vento, il muschio, l'acqua, perfino il fango. Tutto è bello. Una sorta di magia. Persino io divento bello, e la mia ombra pure è diventata bella l'altra mattina. Volevo lasciarla lì tanto era bella. Tutta la gente, ho pensato, che passerà sulla passerella di legno, si fermerà ad ammirare la mia ombra sull'erba. Le ho parlato, giacché non potevo abbandonarla senza avvertirla: "Domenica prossima, torno a riprenderti, stai tranquilla". Ho fatto per allontanarmi, ma non c'è stato verso, mi si è attaccata alle costole. Mi sono fermato. L'ho pregata: "Resta almeno fino a domani, ti prometto che torno". Niente. Mi ha risposto che se viene la notte lei muore. "Penserà la luna a tenerti in vita, e le rane ti faranno compagnia". Così le ho detto. Mi ha risposto che sarebbe svanita con l'arrivo di una nuvola. Non sia mai, ho pensato, far morire un'ombra così bella. Le ho chiesto allora di mettersi un attimo in posa. "Pubblicherò la tua immagine e la gente potrà ammirarti lo stesso". Così le ho detto. E' stata brava,  non si è mossa. Ha lasciato che la fotografassi. Del resto, è stato meglio così, ché avrei potuto anche non ritrovarla la mia ombra, e andare incontro a guai come accadde al povero Peter Schlemihl.
Renato Pierri

A 85 anni meglio perdere la vista o la vita?

 A 85 anni meglio perdere la vista o la vita?

Non esercita più il mio oculista di fiducia, e così sono stato per la prima volta da una brava dottoressa con tante sofisticate apparecchiature. La vista non è diminuita, ma si è accorta, credo grazie alle macchine perfette, che le fibre nervose in un occhio non sono perfette, sono "assottigliate". Così mi ha detto. E mi ha prescritto un "Ecocolordoppler dei vasi periaortici", giacché, e qui la frase che mi ha preoccupato molto, il sangue potrebbe non arrivare al cervello. Così mi ha detto. Mammamia, ho pensato, rischio un ictus? E poi via, altri disordinati pensieri. A 85 anni, mi chiedevo mentre tornavo a casa in taxi, conviene perdere la vista o la vita? Che terribile dilemma! Secondo me conviene perdere la vita. Ma sì, perché se perdo la vita non potrò dispiacermi di non vedere più le mimose che in questo periodo a Roma sono sontuosamente fiorite tutte assieme. Non potrò dispiacermi di non vedere più il giaggiolo acquatico nella Riserva Naturale dell'Aniene, di non vedere più tutte le cose belle, insomma. Se perdo la vista, invece, perdo anche tutte la cose belle. Non potrò più vedere il mare. Scherziamo non vedere più il mare? Poi, però, ho pensato al messaggio "buonanotte babbuccio del mio cuore", che mi è arrivato l'altra sera dalla figlia lontana. Potrei mai fare la scelta terribile non tenendo conto della figlia? Ma che tristezza non vedere più le mimose. che tristezza. Ad ogni modo, tranquilli! Sembra per adesso che non perderò la vista e neppure la vita. I vasi sanguigni sono a posto. Le fibre magari sono sempre state così, che so? Vuol dire che cercherò un medico con apparecchiature meno sofisticate. Questa dottoressa con le macchine perfette, mi ha messo una paura perfetta.
Renato Pierri



La musica muta della natura

 La musica muta della natura

Più volte non ho resistito alla tentazione di recidere l'iris viola e di metterlo in un vaso con l'acqua. Di norma, uno alla volta, i boccioli si schiudono, ed è sempre una sorpresa. Se credessi ai miracoli, una sera avrei sicuramente detto che mi era arrivato un segno dal cielo. Ero solo, i familiari a letto da un pezzo, il vaso con l'iris sul tavolo, a pochissima distanza. Qualcosa mi è giunto all'orecchio? Una musica muta? Certo è che mi sono girato e ho visto un petalo tremare. Si muoveva, il petalo viola, davanti ai miei occhi. Vibrava.  Poi, piano piano, a piccoli scatti, si è chinato verso il basso, ha assunto la sua posizione, e si è fermato.
L'iris viola. Non cresce nell'acqua come l'iris giallo, come il giaggiolo acquatico, ma un po' dappertutto dove ci sia terra ovviamente. Un fiore amante del numero tre. I petali in posizione verticale sono tre, i petali volti verso il basso sono tre, e tre sono i boccioli per stelo. L'iconografia cristiana ha assunto l'iris come simbolo di fede, di coraggio e di saggezza.
Provate. Mettete nel vaso un iris viola, un giaggiolo di sant'Antonio. Capiterà anche a voi, forse, di assistere al movimento di un petalo. Ma, mi raccomando, non dite che è un segno del santo. E' solo la musica muta della natura.
Renato Pierri

P.S. Quando ho scritto queste righe ignoravo i versi di Alda Merini:  "Lei desiderava un sorriso / una musica muta / una riva di mare...". 

Tuesday, February 16, 2021

Le "quote rosa" malviste da molte donne

 Le "quote rosa" malviste da molte donne

"Il potere è ancora maschile, fin quando le donne saranno gregarie di capi corrente e non si decideranno ad essere in prima fila, ad essere loro a rivendicare e a chiedere la leadership, non si supereranno questi problemi, perché purtroppo il potere ha le sue regole". Così l'altra sera in Tv, Rosy Bindi intervistata da Gramellini.
Ma se il potere è precluso alle donne, giacché è in mano agli uomini e questi non vogliono condividerlo con loro, come fanno le donne a rivendicare posti di potere? Si troveranno sempre in condizioni di svantaggio. Le "quote rose", però, che sono un rimedio a questo squilibrio, sono guardate male da molte donne.
Una signora sul blog de L'espresso, curato da Stefania Rossini, in un commento scrive: "Le quote rosa... Come le quote degli invalidi civili che un’azienda deve assumere per legge? Ma io mi auguro che le donne si ribellino a questo modo di essere trattate e di non sentire mai più parlare di "quote rosa".
Sbaglierò, ma il mio punto di vista è del tutto diverso. Incidenti, malattie o altro hanno tolto qualcosa agli invalidi civili. La legge in qualche modo glielo restituisce, mira a compensare lo svantaggio.
  Le "quote rosa" restituiscono in qualche modo alle donne ciò che gli uomini hanno loro tolto da secoli. Mirano a compensare lo svantaggio.  Le quote rosa rendono giustizia alle donne, e le donne si sentono in imbarazzo. Non è buffo? Non vogliono giustizia. La competizione deve avvenire ad armi pari. Gli uomini nella competizione con le donne sono muniti di guantoni (il potere), la legge obbliga a dare i guantoni anche alle donne. Mi sembra giustissimo.
Si pensi a che cosa avviene nella Chiesa. Il potere è talmente saldo e solo in mano a gli uomini, da rendere impossibile ad una donna di diventare prete, vescovo, papa. Nella Chiesa il potere alle donne è precluso del tutto.
Renato Pierri




Thursday, February 11, 2021

La penosa storia della piccola Jacinta Marto

 La penosa storia della piccola Jacinta Marto

Il giorno 20 di questo mese si celebra Santa Giacinta Marto. Vi racconto la misteriosa, penosa storia di questa sfortunatissima bimba portoghese, santificata dalla Chiesa.
Giacinta aveva sette anni, quando, alla Cova da Iria, in Portogallo, assieme al fratello più grande e alla cugina, incontrò una bella strana signora un po' cinica, un po' sadica, la quale prese di mira i tre bambini e chiese loro di fare sacrifici a vantaggio dei peccatori. Evidentemente non conosceva bene il Vangelo, dal quale si evince con facilità che Gesù mai e poi mai si sarebbe sognato di chiedere sacrifici a dei bambini. Del resto Gesù non chiese a nessuno sacrifici a vantaggio dei peccatori. Ma la bella signora queste cose non le sapeva. Terrorizzò i piccoli con visioni infernali, annunciò che Francesco e Giacinta sarebbero morti presto, e chiese loro di portare il cilicio sulle carni solo di giorno; la notte no, perché Gesù non voleva.
 
Se la profezia della morte non si fosse avverata, la signora avrebbe fatto una figura tapina, e probabilmente non sarebbe mai diventata la Madonna di Fátima, e non avrebbe salvato Giovanni Paolo II, deviando appena un pochino la pallottola sparata da Mehmet Ali Ağca. Francesco e Giacinta dovevano morire presto. E presto morirono. In quel periodo, anche a causa della spagnola, l'epidemia che fece milioni di vittime, i bambini morivano come le mosche d'inverno. Fu, infatti, la spagnola a uccidere Francesco. La malattia durò sei mesi. Sembrò riprendersi, ogni tanto, e poi, il 4 aprile 1919, quando la primavera portoghese spandeva già nell'aria i suoi profumi, lasciò questo mondo. Le cose andarono assai peggio per la povera Giacinta. Ebbe a soffrire più del Cristo in croce. A differenza di Francesco, era riuscita a riprendersi dalla spagnola. Ma destino volle che tornasse a letto, dopo breve tempo, a causa di una pleurite purulenta. E forse si sarebbe ripresa anche da quel malanno, se non avesse creduto fermamente alla bella signora della Cova. Era persuasa che dovesse soffrire a lungo per la conversione dei peccatori. Aveva sete, tanta sete, ma per fare sacrifici a favore dei peccatori, non beveva. Spesso rinunciava ai cibi che le piacevano, e mangiava a forza quelli che non erano di suo gradimento. In preda ai dolori, non cambiava posizione nel letto, per non provare un po’ di sollievo. La pleurite, intanto, le aprì una vasta dolorosa piaga nel petto. I medici consigliarono di ricoverarla nell’ospedale di Vila Nova de Ourèm.
 
Il 1° luglio 1919, lasciò la sua casa, in groppa ad un asino, accompagnata dal padre Manuel Pedro Marto. Però due mesi d’ospedale non portarono nessun giovamento alla bambina, così che il padre decise di riportarla a casa. Altre pene l'aspettavano. Se l'avessero lasciata a casa forse sarebbe guarita. Chissà. Si era all’inizio del 1920, quando una visita inaspettata parve portare qualche speranza in casa Marto. Era giunto il canonico Formigao, in compagnia del professor Lisboa, il quale, visitata la bambina, insisté perché fosse ricoverata urgentemente nell’ospedale di Lisbona. Ma l'ecclesiastico era preoccupato della salute di Giacinta, oppure della possibilità che la profezia non si avverasse? Certo è che la bimba anziché essere immediatamente ricoverata in ospedale, trascorse ben dieci giorni nell’orfanotrofio di Nostra Signora dei Miracoli. Quando entrò nell'ospedale "Dona Estefania", le sue condizioni erano disastrose, atroci le sofferenze, ed i medici decisero di ricorrere all’estremo rimedio: l’avrebbero operata. Poiché la malata non era nelle condizioni di sostenere un’anestesia totale, si praticò quella parziale, con conseguenti maggiori patimenti, ai quali si aggiunse l’angoscia di vedersi nuda fra le mani dei medici.
 
Un giorno, piccola com'era, aveva detto: "I peccati che portano più anime all’inferno, sono i peccati impuri". Non perse la purezza, bensì due costole sul lato sinistro del torace. Dopo l'operazione, a chi cercava di consolarla, rispondeva secondo i precetti della signora della Cova: "Tutti dobbiamo soffrire per andare in paradiso". Morì, persuasa di questa verità. E se n’andò in solitudine, senza neppure il conforto del viatico, che aveva chiesto con insistenza. Era la sera del 20 febbraio 1920. La profezia si era avverata.
 
Renato Pierri
https://www.mondadoristore.it/libri/Renato-Pierri/aut00134763/

Wednesday, February 03, 2021

Disgrazie nel pianeta di Wikipedia

 Disgrazie nel pianeta di Wikipedia

(Lettera scherzosa pubblicata tre anni fa)
« Nessuno mi ha fatto le condoglianze, però. Che disgrazia, ahimè, che disgrazia. Da dieci anni o forse più Renato Pierri viveva nel pianeta di Wikipedia. Il giorno 3 febbraio 2018  il Renato Pierri di Wikipedia è deceduto. Non nel senso che abbiano registrato la sua morte, nel senso che lo hanno proprio fatto sparire. Non esiste più. Motivo: non ha venduto abbastanza libri e le case editrici che li hanno pubblicati non sono abbastanza grandi. Queste le regole di Wikipedia.  Del resto è anche giusto che l’abbiano eliminato.  Renato Pierri è un autore scomodo. I suoi libri non piacciono  alla Chiesa, non piacciono ai devoti di Lourdes e di Fatima, non piacciono a coloro che gestiscono il gigantesco giro d’affari che gravita intorno ai due Santuari. Peccato giacché Renato Pierri è anche l’unico autore in Italia, che ha dimostrato alla luce del Vangelo, l’assoluta inconsistenza delle apparizioni di Lourdes e di Fatima. Peccato per coloro che lo cercheranno invano nel grande pianeta wikipediano. Pazienza. Nessuno mi ha fatto le condoglianze, però. Pazienza. Così va il mondo.  A questo punto sarete curiosissimi di conoscere i titoli dei miei libri, vero? Non ve li dico. Prendetevela con Wikipedia che mi ha fatto fuori ».
Aggiungo che qualcuno si è preoccupato anche di cancellare con cura dal pianeta di Wikipedia, i titoli dei miei libri, che erano stati inseriti (non da me) nelle diverse bibliografie.
  Renato Pierri

Tuesday, February 02, 2021

Francesco. Il primo papa contro il femminicidio

 Francesco. Il primo papa contro il femminicidio

"Oggi continuano a esserci donne che subiscono violenza. Violenza psicologica, violenza verbale, violenza fisica, violenza sessuale. È impressionante il numero di donne colpite, offese, violate. Le varie forme di maltrattamento che subiscono molte donne sono una vigliaccheria e un degrado per tutta l'umanità. Per gli uomini e per tutta l'umanità. Preghiamo per le donne vittime di violenza, perché vengano protette dalla società e perché le loro sofferenze siano prese in considerazione e ascoltate da tutti".
Parole di papa Francesco. Questa ferma presa di posizione di Papa Francesco contro il femminicidio, è una novità nella storia della Chiesa. Benedetto XVI e Giovanni Paolo II ignorarono tranquillamente il grave problema.
Nell’aprile del 2011, quando sul soglio di Pietro sedeva Papa Ratzinger, scrivevo in una lettera ai giornali: “Un’educazione che cambi radicalmente la mentalità degli uomini, ma anche delle donne. Dovrebbe essere una delle principali preoccupazioni della politica. E una delle principali preoccupazioni della Chiesa. Non so se mi sia sfuggito, ma non mi pare d’aver mai sentito una parola del Papa sul femminicidio in Italia. Ma forse ha ben altro cui pensare”.
Le mie parole non arrivarono a Benedetto XVI, misteriosamente saranno arrivate al mio quasi coetaneo Bergoglio. Non è la prima volta.
E la notizia recente conferma la vigliaccheria cui fa cenno papa Francesco: a Specchia Gallone, frazione di Minervino di Lecce, la ventinovenne Sonia Di Maggio, mentre passeggiava con il fidanzato, è stata accoltellata a morte alle spalle. E conferma il degrado per tutta l'umanità.
Renato Pierri

Monday, February 01, 2021

Vicende schifose che si cerca di dimenticare

 Vicende schifose che si cerca di dimenticare

Ero riuscito a dimenticare, a non tornarci su col pensiero neppure quando, abitando a poca distanza, per quella strada mi sono trovato e ripassare. E ieri sera sono stato costretto, pur non volendo, a ripensare alla schifosa storia. Nicola Porro ha invitato nella sua trasmissione lo scrittore Nicola Lagioia, autore del libro "La città dei vivi". Ho sempre pensato che una sorta di corazza dovuta forse all'abitudine, salva per fortuna tante persone (medici, giudici, guardie carcerarie, ecc.), che in qualche modo sono costrette a venire a contatto col dolore altrui, dall'esserne troppo coinvolte emotivamente. La loro esistenza altrimenti diventerebbe assai difficile e forse non potrebbero neppure svolgere bene il loro compito. Penso che la stessa cosa avvenga per i giornalisti che fanno necessaria informazione su fatti di guerra o di cronaca nera. Nicola Lagioia sicuramente aveva la sua corazza se ha potuto scrivere un libro sull'efferato delitto che avvenne in via Igino Giordani, a Roma, nel marzo del 2016. Io non ho corazza e sono certo che pur amando la scrittura e avendo scritto libri, non riuscirei mai a scriverne uno su vicende del genere. Sono indifeso. E pur amando la lettura, non mi sogno neppure di leggerlo quel libro.
Riporto una lettera che scrissi allora, che pubblicò Umberto Galimberti, non capendone il senso, tra l'altro.
 «Via Igino Giordani a Roma, per noi che abitiamo a poca distanza, è sempre stata la via dell’INPS, ma soprattutto la via di Merlino, giacché in quella strada c’è il negozio dove acquistammo il nostro coniglietto nano, bianchissimo con orecchi e occhioni neri, il coniglietto che ci ha fatto compagnia per ben dieci anni e che, non ci crederete, ci ha resi, in famiglia, più uniti e forse anche più buoni. Gli animaletti sono capaci di fare queste cose. Adesso via Igino Giordani è la via del delitto. Ci sono passato un paio di settimane fa per andare a trovare don Mauro Leonardi che pure abita a poca distanza dalla strada del delitto, dalla strada dove ha trionfato il male puro. E proprio con lui, con l’amico prete e scrittore, parlavo della presenza del male nel mondo e di come questa possa indurre i credenti, alle volte, a dubitare dell’esistenza di Dio. Ma non facevo distinzione, come fanno tanti, tra il male non provocato dall’uomo e il male provocato dall’uomo. E’ proprio quest’ultimo che sconcerta. Com’è possibile, ci si chiede, che Dio non abbia posto limiti alla possibilità di compiere il male? Si può trucidare un bambino, sterminare una famiglia, strangolare giovani donne, sterminare un popolo, teoricamente si può distruggere l’intera umanità, si può fare ciò che è stato fatto in via Igino Giordani, e non succede nulla. Non si oscurano le stelle, il mare non sommerge la terra; i vulcani, tutti assieme, non eruttano lava incandescente, una meteora non si schianta sul nostro pianeta. Nulla (D. La Repubblica 9 aprile 2016) ».
Renato Pierri   

Un Capo dello Stato non può farci arrossire

 https://www.politicamentecorretto.com/2021/01/31/un-capo-dello-stato-non-puo-farci-arrossire/


 Un Capo dello Stato non può farci arrossire
Qualcuno si meraviglia, ma non c'è da meravigliarsi. A me sembra naturale che Matteo Salvini pensi a Silvio Berlusconi come ad un buon presidente della Repubblica. Salvini non può capire che una persona che fa battute volgari, non può ricoprire la massima carica dello Stato, per il semplice motivo che le battute volgari, soprattutto nei riguardi di donne, le fa anche lui.
Sono andato a rileggermi alcune delle numerosissime lettere che scrissi sulle volgarità di Silvio Berlusconi. Ne trascrivo un paio.
La prima la scrissi a seguito della battutaccia di Berlusconi su Margaret Thatcher, la Lady di Ferro: "Se fosse stata una bella gnocca, me la ricorderei". La seconda a seguito della barzelletta su Rosy Bindi con bestemmia finale, nell'ottobre del 2010.
«"Pensa, prima di parlare": una canzone per il Cavaliere
Vorrei suggerire al cantante Fabrizio Moro, vincitore al festival di Sanremo, per la sezione giovani, con la canzone "Pensa prima di sparare", di dedicare la prossima canzone al nostro affascinante Cavaliere, intitolandola magari: "Pensa prima di parlare". I versi potrebbero accennare a gesti volgari, a trivialità, a linguaggio da scaricatore del porto, e via di seguito; e potrebbero essere un invito al senso della misura, al contegno, alla signorilità, alla compostezza, al garbo, alla cavalleria, al fine di evitare brutte figure al proprio paese, di far sì che tanti italiani non siano costretti a pregare: "Di grazia, Cavaliere, non ci faccia più arrossire!" (L’Unità 10 luglio 2007) ».
«"Corna, battute e barzellette. Berlusconi ha esagerato"
Credo di essere una bestia rara, un tipo da prendere in giro, una mosca bianca, uno quasi da barzelletta. Nonostante abbia ad un di presso la sua età, non sono riuscito a fare il callo a certe volgarità e ridicolaggini, e così, cosa da non credere, ancora arrossisco (nel vero senso del termine), ogni volta che il presidente del Consiglio se n'esce con una delle sue. Corna in pubblico, battute sulle donne da far concorrenza ad uno scaricatore del porto, barzellette antiebraiche, ed ora anche una bestemmia. Ed io che, pur essendo vissuto da piccolo in una città dove le imprecazioni si sprecavano, non ho mai bestemmiato in vita mia (i ragazzi a scuola non mi volevano credere), io che ho sempre ripreso gli alunni quando li sentivo bestemmiare, come posso non arrossire qualora l'autore dell'atto incivile sia un presidente del Consiglio?  E adesso, poiché so con certezza che il lupo perde il pelo ma non il vizio, mi terrorizza il pensiero che un giorno il Cavaliere possa essere eletto Presidente della Repubblica. Che cosa potrà succedermi? Arderò? Creperò per autocombustione? Diventerò uno dei misteriosi casi  di SHC (Spontaneous Human Combustion)? Ad ogni modo, è forse un peccato che perlomeno in Italia io sia una rarità (Il Manifesto; Il Fatto Quotidiano 4 ottobre 2010)».
Renato Pierri