Monday, November 30, 2020

Un aldilà troppo aldiquà

   Un aldilà troppo aldiquà

«La morte come la nascita è un passaggio da una dimensione ad un’altra... Il problema dell’aldilà è un tema centrale nell’essere umano. La fine certo fa paura. Chi afferma di non temere la morte passa per incosciente o superficiale. D’altra parte credere nella esistenza dell’aldilà espone a giudizi simili. Si stanno effettuando studi in Europa e negli Stati Uniti (International Association for Near Death Studies e Near Death Experiences Research Foundation) che ci consentono di affermare che c’è oggettivamente un “dopo”.»
E' il cappello di un articolo di Giancarlo Cocco, che stavo leggendo con un certo interesse, scemato appena sono giunto alle righe seguenti: «Emblematica è la storia del neuroendocrinologo Umberto Scapagnini, già ricercatore e docente presso la YC Medical Center di San Francisco California, al MYT di Boston, consulente della NASA e professore ordinario presso l’Università di Catania, scomparso nel 2013, che nel suo libro “Il cielo può attendere” uscito nel 2011, ha narrato la sua esperienza di pre-morte. Nel 2008 a seguito di un grave incidente stradale il professor Scapagnini era stato ricoverato in ospedale in situazione disperata. Sedato per 60 giorni rimane in coma premortale e riceve due estreme unzioni. Ricorda di essere entrato in un tunnel di luce «Stavo morendo, la mia mano sinistra incontrò quella di mia madre morta un anno prima. Poi ho visto Padre Pio che mi ha detto: ”Devi seguire la volontà del Signore”...In quella occasione i medici costatarono che un tumore, di cui era affetto il Prof. Scapagnini, per il quale era in cura, dopo la sua “esperienza ultraterrena” era inspiegabilmente scomparso. » (Eurocomunicazione).
La faccenda di Padre Pio e il tumore scomparso hanno fatto scemare il mio interesse. Scapagnini, salvato da Padre Pio e dalla volontà del Signore, moriva appena cinque anni dopo, all'età di 71 anni, colto da ictus cerebrale e poi da un infarto. Ma chi era Padre Pio, che sarebbe diventato nell'aldilà portavoce di Dio? Era un cristiano che nell'aldiquà, del cristianesimo aveva capito ben poco. Era un cristiano persuaso che Dio e il diavolo collaborassero nell'infliggergli tormenti: il buon Dio gli elargiva malanni e stimmate, il cattivo demonio botte da orbi. Era un cristiano che diceva: "Ringrazia e bacia dolcemente la mano di Dio che ti percuote"; "Conviene addomesticarsi con i patimenti che piacerà a Gesù mandarvi". Era l'autore del pensiero profondo: "Quando si passa dinanzi ad un'immagine della Madonna bisogna dire: - Ti saluto, o Maria, saluta Gesù da parte mia" (Il sorriso di Dio, Ed. Paoline, 2001).
E così, per me, un aldilà dove s'incontra Padre Pio è difficilmente credibile. Si tratta di un aldilà troppo aldiquà.
Renato Pierri




Friday, November 27, 2020

San Diego Maradona...


San Diego Maradona...

Condizione indispensabile per la canonizzazione di una persona è che compia almeno due miracoli dal cielo. Nei vicoli di Napoli e nel centro storico a Diego Maradona sono stati dedicati altarini. Tanti napoletani adorano il campione argentino come se fosse santo. Lui di miracoli ne faceva tanti col pallone. Ma i miracoli terreni non sono sufficienti per la santificazione. I miracoli bisogna farli dal cielo. Così vuole la Chiesa. Maradona un miracolo già lo ha fatto ieri sera. Ha evitato che Barbara Palombelli dedicasse tre interminabili ore della sua trasmissione "Stasera Italia" alla pandemia. Ha lasciato perdere il Covid, la giornalista, e ha dedicato quasi tutto il tempo al grande campione scomparso. Quale sarà il prossimo miracolo per innalzarlo agli onori degli altari?  

Renato Pierri



Tuesday, November 24, 2020

Una valanga d'accidenti per certi ricchi

 Una valanga d'accidenti per certi ricchi

Io che ho sempre odiato le dittature, ci credete che alle volte vorrei essere un dittatore? Sarei un dittatore buono, anche se è un po' un ossimoro "dittatore buono". Sarei un ossimoro. Non so se le notizie che ho ascoltato l'altra sera durante una trasmissione televisiva siano vere, notizie riguardanti feste in lussuosi appartamenti a Milano, organizzate da signori pieni di soldi, in questo periodo in cui molta gente non sa se potrà mettere un piatto a tavola il giorno dopo.  Feste nelle quali droghe di tutti i tipi vengono offerte su vassoi d'argento, feste dove s'invitano ragazze giovani, feste dove il ricco signore padrone dell'appartamento, si fa padrone anche di qualche ragazza e magari si prende lo sfizio di violentarla e tormentarla per una ventina d'ore. Non so se siano vere le notizie. Se sono vere, vorrei essere un dittatore per togliere a questi ricchissimi signori fino all'ultimo centesimo e, senza neppure un giorno di prigione, mandarli nei campi a spezzarsi la schiena dall'alba fino a notte. Non essendo un dittatore, altro non posso fare che mandar loro una valanga d’accidenti. Siano maledetti.
Renato Pierri

Sunday, November 22, 2020

Marthe Robin, santificandola si fa passare un messaggio sbagliato

 Marthe Robin, santificandola si fa passare un messaggio sbagliato

Trascrivo la risposta ad un lettore che ha commentato il mio articolo "Marthe Robin, Venerabile secondo papa Francesco. Ma non aveva capito il Vangelo", pubblicato su Il Dialogo.org il giorno l'11 novembre.


Lettore:

"A questo proposito, se ogni sofferenza va vissuta con amore e per amore, è proprio questo amore che le dà valore".


Renato Pierri:

Che cosa significa che ogni sofferenza va vissuta con amore e per amore? Che discorso è?


Lettore:

"Io non so qual'è il motivo per il quale alcuni siano chiamati a vivere sofferenze anche indicibili è impensabili".


Renato Pierri:

Chiamati a vivere sofferenze indicibili? Chiamati? Anche i bambini? Anche gli animali? E chi chiamerebbe alla sofferenza creature innocenti, il Padre amorevole e misericordioso?

Non ci siamo.


Venendo a Marthe Robin, santificandola si fa passare un messaggio sbagliato. Una persona che ha ben comprenso il Vangelo, che accetta la sofferenza, senza ribellione, senza imprecare contro il destino avverso, ma cercando ad un tempo di alleviarla o eliminarla, la sofferenza, è più santa di una persona che non ha ben compreso il Vangelo, e che, persuasa che la sua sofferenza sia voluta e inviata da Dio (un Dio che dà botte da orbi assieme al diavolo), non cerca di alleviarla o eliminarla per quanto possibile.  


P.S. Questi argomenti li ho trattati ampiamente nei miei libri.

Friday, November 20, 2020

Il prossimo libro dello "storico" Bruno Vespa

https://www.corrierenazionale.net/2020/11/20/il-prossimo-libro-dello-storico-bruno-vespa/

Il prossimo libro dello "storico" Bruno Vespa

Dopo "Perché l'Italia amò Mussolini, il prossimo libro dello storico (si fa per dire) Bruno Vespa, sarà "Perché la Germania amò Hitler". Campi di concentramento, camere a gas, olocausto, milioni di morti? E va bene, si consideri però che Hitler fece anche cose buone. Mussolini non giunse a compiere le nefandezze di Hitler, ma il discorso non cambia: affermare, magari con un bel sorriso, che un crudele assassino mai pentito, abbia fatto anche cose buone, significa schierarsi un po', anche se si finge il contrario, dalla parte del crudele assassino. Il merito per mille cose buone, sempre che realmente siano state compiute, viene vanificato, cancellato, da una sola cosa pessima come, ad esempio, il brutale omicidio di un innocente, qualora, ovviamente, le cose buone non siano state compiute a seguito di profondo pentimento.
La sensibilità di Bruno Vespa mi colpì sin da quando dedicò innumerevoli trasmissioni alla tragica morte di un bambino. Scrivevo nell'aprile del 2007 su diversi giornali: "Bruno Vespa qualche sera fa, nell'ennesima sua trasmissione dedicata all'argomento, teneva appunto tranquillamente in una mano un mestolo e nell'altra uno scarpone; e indugiava nel descrivere il modo con cui il vaso (non ho corazza e mi dà fastidio usare il termine vero) poteva essere stato rotto... Poi si è deciso a lasciare i presunti strumenti di morte, ed ha cominciato a rigirarsi tra le mani un calzino... I giornalisti "corazzati" che della cronaca nera fanno spettacolo, non potrebbero porsi dei limiti, se non altro per rispetto verso le vittime e i loro familiari?".
Renato Pierri

 

Wednesday, November 18, 2020

L'invito dopo la misurazione della temperatura corporea

 L'invito dopo la misurazione della temperatura corporea

Mi sono spesso lamentato (si fa per dire) della strana abitudine diffusissima a Roma di chiamarti "caro", anziché "signore" come sarebbe più semplice e naturale. Non so, forse io mi ci sono fissato un po', certo è che se per una vita entrando in un negozio, in un ambulatorio, in un ufficio postale, ti sei sempre sentito chiamare signore (buongiorno signore, desidera signore, in che cosa posso servirla, signore?), poi ti suona strano, innaturale, sentirti chiamare caro e sentirti dare del tu, specialmente se hai una certa età, la barba bianca, e a darti del tu e a chiamarti caro è una persona giovane. Ma non volevo lamentarmi (si fa sempre per dire) ancora di questo fenomeno. Volevo raccontare della maniera garbata, gentile, usata da un giovin signore, guardia giurata, per invitare i clienti ad entrare in un grande supermercato sulla via Tiburtina, a Roma, dopo la misurazione della temperatura corporea. Mi viene incontro, la guardia giurata, avvicina l'apparecchio alla mia fronte e, constatato che non ho febbre, mi dice: "Vai". Ora, è anche vero che la mascherina nasconde quasi per intero la mia barba bianca, ma che io sia un uomo di una certa età, anzi, un signore di una certa età, è ugualmente evidente. Due volte ci sono stato nel supermercato, e per due volte il giovin signore, guardia giurata, mi ha intimato il suo "vai". Devo dire, però, per amore della verità, che non dappertutto è così. In un altro supermercato sempre di Roma, dopo la misurazione della temperatura, l'addetto mi ha invitato ad entrare con un "prego". E mi è bastato. Anche troppo. Non potevo pretendere aggiungesse "signore". Non esageriamo.
Renato Pierri

Friday, November 13, 2020

La risposta del feto gravemente malformato

La risposta del feto gravemente malformato
Se per assurdo ci fosse la possibilità di chiedere ad un feto con gravi malformazioni: "Vuoi continuare a svilupparti, sapendo d'avere davanti a te sofferenza e morte prematura?", e sempre per assurdo il feto avesse la possibilità di rispondere, quale potrebbe essere la risposta se non: "No, grazie, preferisco tornare là da dove sono venuto?".
Siccome però al posto di quel feto non ci siamo noi, allora diciamo tranquillamente: "Importante è che nasca, poi al resto Dio ci pensa". Perlomeno questo è il ragionamento purtroppo di molti ancora. La Corte Costituzionale in Polonia ha sancito una sentenza che vieta l’aborto anche in caso di malformazione del feto. Per fortuna le donne polacche sono scese nelle piazze a protestare energicamente, e il governo sta prendendo tempo.
Il Papa ha detto: "Essere veramente liberi non significa affatto fare tutto ciò che mi piace". Allora non possiamo neppure prenderci la libertà di costringere una donna a far nascere un bambino portatore di gravi malformazioni.
E quali le conseguenze se la sentenza dovesse entrare in vigore? L’impossibilità di rivolgersi alle strutture pubbliche, porta inesorabilmente all’aborto clandestino, ai cucchiai d’oro e alle mammane. Ma che importanza ha?
Renato Pierri


 

Thursday, November 12, 2020

Una tassa morale secondo la cornacchia

 

 Una tassa morale secondo la cornacchia
"La morale di fronte al virus", è il titolo di una mia storiella con la quale sostenevo che è immorale costringere le persone anziane ad isolarsi per contrastare il diffondersi del virus pandemico. Ma c'è un altro problema che secondo me, in questo periodo di crisi, può essere considerato soprattutto sotto l'aspetto morale. Volevo, in proposito, raccontare la storia della grande carestia che mise in grave difficoltà una popolazione di scoiattoli nel bosco, della fame di molti scoiattoli privi di provviste, e di quei pochi invece che vivevano nel lusso avendo piene zeppe le loro tane d'ogni bendiddio: nocciole, funghi, noci, pinoli e ghiande. Del re degli Sciuridi, volevo raccontare,  che mise una bella tassa sugli scoiattoli ricchi per aiutare gli scoiattoli poveri. Delle lamentele degli scoiattoli ricchi, riuniti sotto una quercia che in quell'anno non aveva dato ghiande. Ma per non tediare il lettore, vado subito alla conclusione del racconto. Una cornacchia appollaiata su un ramo, avendo ascoltato  le loro lamentele, fece sentire alta la sua sgradevole voce: "Scusate, scusate, scusate tanto se m'intrometto, ma come potete considerare iniqua, immorale una tassa che, correggendo il vostro egoismo, mira al bene dei vostri fratelli indigenti?". E volò via lontano.
Renato Pierri

Monday, November 09, 2020

Marthe Robin, Venerabile secondo papa Francesco. Ma non aveva capito il Vangelo

 Marthe Robin, Venerabile secondo papa Francesco

Ma non aveva capito il Vangelo
 Dovrebbe essere ormai vicina la beatificazione della fondatrice dei Focolari della Carità. La faranno beata, poi santa, ma del Vangelo aveva capito assai poco.  Marthe Robin, sesta figlia di modesti contadini di Chateauneuf-de-Galaure, nacque il 13 marzo 1902. All'età di 16 anni fu colta da encefalite letargica, male che dopo qualche anno finì per paralizzarla completamente. Nel 1926 si aggravò al punto da ricevere l'estrema unzione. Ma non morì grazie all'apparizione di santa Teresina di Lisieux che le rivelò di non essere giunta alla fine della sua vita, ma di dover assumere una precisa missione nel mondo. E così, fortuna nella sfortuna, grazie a Teresina, non campò fino al 6 febbraio del 1981? Eppure "per 50 anni consecutivi non mangerà più e non berrà più; le verranno inumidite le labbra con acqua o caffè e nutrirà soltanto più l’anima con l’Eucaristia; tuttavia l’Ostia non veniva inghiottita, ma spariva letteralmente e inspiegabilmente tra le sue labbra e molte persone furono testimoni di questo inspiegabile fenomeno" (Cristina Siccardi, Santi, Beati e Testimoni). Sicuramente, grazie alla magia di santa Teresa di Lisieux. O forse di ostie ne sparivano ad etti sulle sue labbra?
 Nel 1930 Marthe vide Cristo, che le chiese: «Vuoi essere come me? ». Ed ella rispose: «Il mio io sei tu. La mia vita sia la riproduzione perfetta e incessante della tua vita». Ma vi pare? Marthe sognò un Cristo che aveva ben poco da spartire col Cristo del Vangelo. Gesù i paralitici, stando al racconto degli evangelisti, li guariva, li faceva camminare, per quale assurdo motivo avrebbe dovuto chiedere ad una sventurata inutili sacrifici? Gesù cercò di non coinvolgere altri nel proprio sacrificio: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano» (Gv 18, 8).
Marthe sognò un Dio dispensatore di sofferenze: «Quanto mi avete fatto male, mio Dio! Vi amo! Abbiate pietà di me! ho male nell'anima, nel cuore, nel corpo; la mia povera testa sembra rotta. Non so più niente, se non soffrire». Ma subì anche vessazioni diaboliche. Botte da orbi da Dio e botte da orbi dal diavolo. Diversi santi hanno creduto in questa collaborazione divino-satanica. Come ogni santa che si rispetti, Marthe ricevette anche l'omaggio delle stimmate.
Il 7 novembre 2014 papa Francesco la dichiarò Venerabile. Così va il mondo.
Renato Pierri



Wednesday, November 04, 2020

Roma. Ripristino fognature grazie al Difensore Civico

 

Roma. Ripristino fognature grazie al Difensore Civico
Non mi sembra vero. La fine di un incubo dopo quattro anni. Gli inquilini della palazzina 3 di Via A. Mammucari (case di edilizia popolare) non saranno più tormentati da nugoli di zanzare d'estate e d'inverno, non vedranno più le blatte americane (schifoso scarafaggio alato) risalire nei bagni attraverso le tubature fognarie, e soprattutto non avranno più nei sotterranei del palazzo i liquami destinati alle fogne. Quattro anni di segnalazioni agli uffici del Comune, di lettere ai giornali, fino a che circa sette mesi or sono, non indussi gli inquilini a rivolgersi al Difensore Civico del Lazio. Confesso che ho messo in croce (si fa per dire) anche il Difensore Civico, con innumerevoli mail, oltre alle iniziali lettere raccomandate. A sua volta il Difensore Civico ha insistito presso gli Uffici del Comune. Ed ora i lavori, perlomeno presso la palazzina 3, sono a buon punto. Ma tutte le palazzine del complesso, avrebbero bisogno del ripristino delle fognature, giacché, come ebbe a dichiarare il Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative (19 febbraio 2020), "l'intera rete è ormai al collasso".
Carmelo Dini

Tuesday, November 03, 2020

Il calcolo di 1 cm se n'è andato, ma non è stato un miracolo

 Il calcolo di 1 cm se n'è andato, ma non è stato un miracolo

"Chiedo consiglio a lei, gentile dottore: aspetto ancora, nella speranza di espellere il calcolo, oppure prenoto visita per stabilire intervento? Consideri che abito a Roma e che ho ottantatré anni". Questo scrivevo ad un noto, bravissimo (continuo a crederlo) urologo di Milano, nella primavera dell'anno passato. E il medico che già durante la visita mi aveva detto che cercava di evitare interventi alle persone di una certa età, mi rispose le testuali parole: "No, non ha speranza. Però se sta bene, può non operarsi". Il calcolo ha lasciato che stessi bene per un anno e più, poi, arrivata l'estate, la stagione da me preferita, ha pensato di guastarmela, o forse semplicemente si è stancato (come dargli torto?) di stare sempre nella stessa posizione, e ha deciso di farsi un viaggetto. E sono cominciati i dolori. Non da strillare, ma da tenerti sveglio e farti passeggiare su è giù per la camera durante la notte. Lui viaggiava e io passeggiavo. Poi si è piazzato nel tratto finale dell'uretere, là dove si restringe un poco, all'imbocco della vescica. E quella notte l'ho trascorsa tutta intera senza chiudere occhio. Una nottataccia. C'era quasi da strillare.
Dal giorno successivo il calcolo ha deciso di lasciarmi in pace. Finito il viaggio? Adesso devo parlare di urina e di toilette. Magari se vi dà fastidio non andate oltre, lasciate la lettura ai soli medici. Erano giorni che non riuscivo quasi a trattenerla, la pipì, e dovevo correre in bagno. Una mattina mi trovo in un supermercato, sento urgente il bisogno, lascio il carrello da una parte e mi reco in fretta alla toilette. Di urina ne escono poche gocce e il flusso si blocca. E mo? Un attimo solo, poi si sblocca ed esce tutta d'un colpo. Dopo una ventina di giorni tranquilli, senza nessun disturbo, torno dall'urologo a Milano, il quale vede la Tac fatta qualche giorno prima della nottataccia, e mi comunica che il calcolo va tolto, anche perché il rene è in sofferenza. Figuratevi. Mia figlia che era con me e che mi vuole un bene dell'anima, era più preoccupata di me, quasi spaventata al pensiero della situazione negli ospedali a causa della pandemia. Riferisco all'urologo l'episodio nel supermercato, e lui, non escludendo che possa essere accaduto un miracolo, mi consiglia di fare nuova Tac, per essere certi che il calcolo sia ancora lì. Torno a Roma. Che noia, che noia tutti questi raggi. Ma la faccio la Tac, e tre giorni dopo, assieme alla cara figlia, leggo il referto sul computer: "Non più apprezzabile la concentrazione litiasiaca... ". Il calcolo non c'è più. Altri due urologi mi avevano visitato a Roma, prospettandomi l'intervento.
Io ai miracoli non credo. Non ho pregato Gesù né Maria, e il calcolo è andato via. Avrei gridato al miracolo, se ci avessi creduto, se avessi pregato.
Renato Pierri