Saturday, April 29, 2017
Due nemici pericolosissimi, due mostri minacciano la
nostra civiltà
Quale nemico dobbiamo temere di più, quale minaccia
di più la nostra bella civiltà, la nostra bella società, quello dipinto da Magdi
Allam, oppure quello dipinto dal sacerdote Sergio Fumagalli sul blog “Come
Gesù”? E’ l’Islam il pericolo che incombe maggiormente, oppure l’ultima “forma
di gnosi perfettamente secolarizzata”? E che bestiaccia è quest’ultima? Dopo,
dopo. Vediamo prima il nemico dipinto da Magdi. Ovviamente non entrerò nel
merito, giacché di queste cose poco m’intendo. Magdi Allam scrive:
«Non si ha soprattutto l’onestà
intellettuale e il coraggio umano di prendere atto che il nemico da sconfiggere
è l’islam, perché è l’islam che avvelena le menti e snatura i cuori delle
persone trasformandole in robot della morte» (L’intraprendente 21 aprile 2017).
E ancora sul suo blog: «A furia di ripeterci che dobbiamo
sostenere chi prega e contrastare chi spara, dal momento che nella realtà
dell'islam più pregano e più sparano, noi ci stiamo assuefacendo al veleno dei
matrimoni islamici, delle conversioni, dei veli, delle moschee... Ed è così che,
per la paura di prendere atto che la radice del male è l'islam, ora non siamo
più in grado di essere noi stessi dentro casa nostra».
Insomma, non c’è da stare tranquilli. Ma non devo
fare commenti. Non ho fatto commenti vero? Dirò solo che Papa Francesco ha
abbracciato il Grande Imam di Al-Azhar e ha detto che l’Islam non è terrorismo.
E adesso leggiamo cosa scrive il
sacerdote Fumagalli riguardo alla bestiaccia che ci minaccia, la tremenda “forma
di gnosi perfettamente secolarizzata”: «Ma il fallimento di tutti i
tentativi rivoluzionari violenti ha portato allo sviluppo della componente
materialista e positivista, per realizzare l’ultima forma di gnosi perfettamente
secolarizzata: la società opulenta e tecnologica, espressione della borghesia
allo stato puro, che non persegue più una rivoluzione violenta, ma una
“rivoluzione culturale”. Quest’ultima forma di gnosi rappresenta anche il
massimo di tutte le opposizioni al cristianesimo, conservando tutte le negazioni
del marxismo (negazione della verità, della natura umana, della libertà, della
morale, della religione), mascherando il suo totalitarismo dietro una facciata
di tolleranza e democrazia».
E pensate sia finita qui? Ecco il
diabolico disegno della bestiaccia: «Viene perseguito con costanza un
processo di dissoluzione mirando alla distruzione della società tradizionale,
della famiglia, del concetto di diritto naturale, poiché si pretende di
realizzare un mondo nuovo nel quale l’unica regola deve essere il
soddisfacimento di qualsiasi piacere, la possibilità di sciogliersi da qualsiasi
legame e l’abolizione di qualsiasi dipendenza». Scherziamo? Secondo me, il pericolo maggiore è costituito
da quest’ultima, dalla “forma di gnosi perfettamente secolarizzata”, dalla
bestiaccia. Peggio dell’Islam, dell’Isis, e di una guerra nucleare messi
assieme. Si salvi chi può.
Renato Pierri
Thursday, April 27, 2017
Alla Messa “non c’è mai nessuno”. Colpa del messaggio di Cristo o della Chiesa?
Alla Messa “non c’è mai nessuno”. Colpa del messaggio di
Cristo o della Chiesa?
«Caro Don Mauro, ho letto con
sconcerto del sacerdote che a Venezia nell’imminenza delle festività pasquali ha
affisso un avviso presso la parrocchia dove annunciava che la Messa giornaliera
non si sarebbe celebrata perché “non c’è mai nessuno”. Anche io, in effetti,
vedo le chiese sempre più vuote. Pochissimi giovani e molti anziani. Che cosa
fare?». Questa la lettera apparsa sul n. 7 del
settimanale Mio. Il prete e scrittore Mauro Leonardi al quale è indirizzata,
risponde tra l’altro: «D’altra parte non bisogna
scoraggiarsi. Il messaggio di Cristo è scandaloso e dirompente per cui è
normale che non sempre riscuota “successo”. Sono sicuro che don Mario ha tante
volte celebrato anche da solo perché certamente sa che comunque nella Messa,
“qualcuno” c’è sempre. È Gesù con sua madre e tutti i santi. Una Messa celebrata
in intimità con Gesù dal sacerdote può dire molto più di mille catechesi. E
forse può invitare ad entrare chi è rimasto fuori». Beh, insomma, un prete che recita
messa senza fedeli fa un po’ di tristezza, anche se c’è sempre Gesù con sua
madre e tutti i santi. Ma non è di questo che volevo parlare. Amichevolmente,
giacché don Mauro è un amico, vorrei fargli osservare che di successo il
messaggio di Cristo ne ha avuto tantissimo, e che forse la causa delle chiese
deserte non sia da attribuire al fatto che il messaggio di Cristo sia scandaloso
e dirompente, ma al fatto che spesso il messaggio della Chiesa, del Vaticano, di
alcuni prelati, di alcuni preti, si allontana troppo dal messaggio di Cristo. In
fondo, lui stesso, don Mauro, senza rendersene conto, ha trasmesso un messaggio
poco cristiano. Avrebbe dovuto chiedersi, prima di tutto, se la causa
dell’allontanamento dei fedeli dalle chiese non stia proprio nella
Chiesa.
Renato Pierri
Sunday, April 23, 2017
La nuova legge sul biotestamento e le dichiarazioni del cardinale Bagnasco
La nuova legge sul biotestamento e le dichiarazioni del cardinale Bagnasco
Il cardinale Angelo
Bagnasco ha dichiarato: “Come Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
posso però assicurare di aver toccato con mano un consenso unanime: la Chiesa, a
partire dalla Santa Sede, si è pronunciata con chiarezza per il rispetto della
vita”. Riguardo al “consenso unanime”, trascrivo le parole di Vittorio
Bellavite, coordinatore di “Noi Siamo Chiesa”: “La realtà ci appare un po’
diversa. Riteniamo che ci sia una consistente opinione cattolica, di base ma non
solo, favorevole alle innovazioni introdotte dalla legge. Questa campagna,
gestita dal vertice ecclesiastico con il ruvido stile tradizionale, punta a
fare cadere la legge al Senato”. Riguardo, invece, al “rispetto per la vita”,
vorrei far osservare al cardinale che, qualora si parli del fine vita, anziché
parlare di rispetto per la vita (e chi non è d’accordo che la vita vada
rispettata?), è più giusto parlare di rispetto della persona. Semplicemente
perché il rispetto della vita a tutti i costi può andare a svantaggio della
persona, della sua libertà, della sua volontà, il rispetto della persona, e
quindi della sua volontà e della sua libertà, va sempre a vantaggio della
persona stessa.
Renato Pierri
Thursday, April 20, 2017
Cecenia. La violenza contro i gay che addolora e stupisce
Cecenia. La violenza contro i gay che addolora e
stupisce
“Per Pasqua di Resurrezione diamo ai
frequentatori del blog la possibilità di firmare un appello a Putin, perché
chiuda in Cecenia i campi della tortura gay. Alle persone sospettate di essere
omosessuali viene fatto l’elettroshock, vengono torturati finché non fanno i
nomi di altri omosessuali, al punto che alcuni sono addirittura morti.. Oggi
Pasqua di Resurrezione possiamo compiere un gesto cristiano firmando, attraverso
Avaaz, una petizione a Putin”. Questo l’invito di don Mauro Leonardi, prete e
scrittore, sul suo blog “Come Gesù”. Ho subito firmato e spero che tutti i
frequentatori del blog abbiano subito firmato, anche quelli che fino a ieri
hanno dichiarato pubblicamente che gli atti di omosessualità sono un grave
peccato. Spero che firmino tutte le persone buone. Spero che anche il Papa firmi
l’appello, spero che tanti Imam firmino l’appello. Riguardo alle accuse di
gravi abusi contro gli omosessuali in Cecenia, il capo della repubblica cecena
Ramzan Kadyrov ha dichiarato: «Non si possono detenere e perseguire persone che
semplicemente non esistono nella Repubblica Cecena. Se ci fosse gente simile in
Cecenia le forze dell’ordine non avrebbero bisogno di avere a che fare con loro,
perché i loro parenti li manderebbero in un luogo da cui non c’è più ritorno».
Quanta violenza in queste parole. Violenza incomprensibile, violenza che
stupisce, violenza che non capisco. La violenza perpetrata per sete di potere e
di ricchezze, la violenza dei banditi, dei mafiosi, mi addolora, mi indigna, ma
non mi stupisce, la violenza contro gli omosessuali mi addolora e mi stupisce.
Non la capisco. Così come non capisco le persone cui accennavo sopra, le quali
non si rendono conto che dichiarare pubblicamente peccato l’amore tra due
persone omosessuali è anche una forma di violenza. La violenza fisica è
preceduta dalla violenza delle parole, a cominciare da quelle contenute nei
testi sacri.
Renato Pierri
Rivedere l’indissolubilità del matrimonio, non significa rigettare tutto Vangelo
Rivedere l’indissolubilità del
matrimonio, non significa rigettare tutto Vangelo
Sul blog “Come Gesù”, del prete e
scrittore Mauro Leonardi, è stata riportata l’intervista che Padre Sosa, il
generale dei gesuiti, amico del Papa, ha rilasciato a Rossoporpora
(www.rossoporpora.org) il 18 febbraio 2017. Trascrivo alcune righe riguardanti l’indissolubilità
del matrimonio:
«Intanto bisognerebbe incominciare una
bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù… a quel tempo nessuno
aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole
di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente
preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito… Che cosa ha
detto Gesù’? Non c’era il registratore e il vangelo è scritto da esseri umani…
Perciò è vero che nessuno può cambiare la parola di Gesù… ma bisogna sapere
quale è stata!».
E adesso, quanto scrive sullo stesso
blog un preoccupatissimo religioso signore:
«Riporto di seguito i seguenti passi del
documento “Apostati si diventa”, scritto da padre Roberto A. Maria Bertacchini:
“D’altra parte, affermare che non
si sa se Gesù abbia effettivamente proferito quelle parole e che, in buona
sostanza, esse non sarebbero vincolanti è, “de facto”, un’eresia, perché si
nega l’ispirazione della Scrittura. 2 Tm 3 è chiarissimo: “Tutta la Scrittura è
ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla
giustizia”. “Tutta” include evidentemente anche Mt 19, 3-12. Altrimenti
si attesta che vi sia una parola “altra”, prevalente sulla Scrittura stessa e
sulla sua ispirazione. Infatti, affermata l’inattendibilità di alcune parole di
Gesù, è come aprire una fessura nella diga della “fides quae”, fessura che
porterà l’intera diga a disgregarsi”. Esemplifico: a) Se Gesù
non ha detto quelle parole, gli evangelisti non sono attendibili. E, se non
sono attendibili, non sono veraci; ma, se non sono veraci, neppure possono
essere ispirati dallo Spirito Santo.
b) Se Gesù non ha detto quelle parole,
avrà davvero detto tutte le altre che prendiamo per buone? Chi è inattendibile
su una questione innovativa, potrebbe esserlo pure su altre parimenti tali,
come la risurrezione... Capite? E se non sono attendibili, se le parole vanno
contestualizzate, Cristo era veramente il Figlio di Dio? E’ veramente
Risorto? E’ come fare un buco in una diga. E a farlo non è un ateo,
non ne avrebbe potere, ma un uomo di Chiesa, il generale dei gesuiti amico
personale del Papa».
Intanto bisognerebbe chiedere a san
Paolo se fu lo Spirito Santo ad ispirargli, tanto per fare un esempio, le
seguenti parole: “L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e
gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo. E infatti non l'uomo deriva
dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la
donna per l'uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua
dipendenza…”(1-Corinzi 11, 7). E cento altre parole contenute nelle sue
lettere, che contrastano col concetto di un Dio buono e giusto.
Il fatto che parti della Bibbia non
siano ispirate da Dio, non implica necessariamente che tutta la Bibbia non sia
ispirata da Dio. Ci sono cose nelle Scritture che contrastano palesemente col
concetto di un Dio buono e giusto. Queste cose non possono essere state
ispirate da Dio. La risurrezione, il fatto che Gesù fosse il Figlio di Dio,
sfuggono alla nostra ragione, ma non contrastano col concetto di un Dio
amorevole. Perché, quindi, escludere la possibilità che gli uomini stessi della
Chiesa, alla luce della ragione, del concetto per l’appunto di un Dio buono e
giusto, e magari (perché no?) ispirati dallo Spirito Santo, non possano
distinguere ciò che nelle Scritture deriva dagli uomini, da ciò che deriva da
Dio? I passi del vangelo che contrastano con la ragione e con il concetto di
giustizia che possiamo farci in base allo stesso vangelo, sono davvero pochi.
Perché non possiamo rivedere solo questi? Oppure bisogna necessariamente
buttare il bambino con l’acqua sporca?
Renato Pierri
Wednesday, April 12, 2017
Le mie lontane Pasque e il tortano nonostante la guerra
Le mie lontane Pasque e il tortano nonostante la guerra
Mancava sempre tutto in casa, ma i soldini per
festeggiare la Pasqua da qualche parte uscivano. E così non si rinunciava al
tortano con dentro salame e formaggio e strutto profumato che mia madre faceva
con anticipo in casa. Lo chiamavamo tortano, ma in realtà era il casatiello,
avendo sopra le uova intere, ricoperte da striscioline di pasta. Nel tortano le
uova si mettono dentro già cotte, tagliuzzate, insieme agli affettati e ai
formaggi.
Si
portava, per la cottura, da Cavalli in Via Garibaldi, a Carrara, e quando la
teglia usciva dal forno, la gente si meravigliava per quanto la torta era
lievitata e bella. Si stupiva la gente di Carrara, anche perché non conoscevano
quella torta con sopra le uova, e i pezzetti di formaggio dorato che spuntavano
qua e là sulla crosta. Solo i “napurielli” (così ci chiamavano i ragazzi per
canzonarci) portavano al forno quel tipo di torta, oltre alla torta di riso, che
tutti facevano a Carrara. Mentre mamma il venerdì santo lo preparava, il
tortano, e cominciava a tagliare a pezzi formaggio e salame, noi fratelli ci
mettevamo tutti lì, intorno al tavolo a guardare. Un pezzetto di formaggio che
scappava dall’impasto si poteva mangiare, ma non il salame perché il venerdì
santo mangiare carne era proibito. Si commetteva peccato. C’era sempre chi si
prenotava per il residuo d’impasto rimasto sul tavolo, si aggiungeva un po’ di
farina, un po’ d’acqua e se ne faceva una frittellina.
La Pasqua. Il bel Duomo di Carrara pieno zeppo di
fedeli, i canti durante la messa, l’odore dell’incenso. A tavola, prima del
pranzo pasquale, papà ci benediceva con un ramo d’olivo che intingeva nell’acqua
benedetta presa dall’acquasantiera, nella chiesa del Carmine. Il tortano veniva
diviso tutto quanto: ad ognuno la sua grande fetta, che non veniva mangiata per
intero, giacché quel giorno c’era il primo ed anche il secondo piatto. Si
consumava un po’ alla volta la preziosa fetta. Difficilmente ne restava per il
giorno dopo.
Carmelo Dini
Tuesday, April 11, 2017
Riflessioni (immaginarie) della mamma di Gesù
Ero piena di grazia, ero beata, il Signore era con me, e
nessuno mi si filava. Anche Luca, dopo avermi fatto dire quelle cose
meravigliose contenute nel Magnificat, poi non sembrò darmi più tanta
importanza. Gli apostoli, tutti presi da Gesù, e questo è giusto e
comprensibile, pure non fecero molto caso alla mamma del loro Maestro. Non
parliamo di quel maschilista di San Paolo, il quale non si degnò neppure di
pronunciare il mio nome... Ma diciamo la verità, persino il mio caro figlio non
è che mi tenesse in grande considerazione. A Cana, mi permisi di fargli notare
che i commensali non avevano più vino, e lui: «Che vuoi da me, o donna?» (Gv
2,4). Sarebbe un po’ come dire: perché non t’impicci degli affari tuoi? Ma non è
la sola volta che mi vidi trattata con poca delicatezza. Un giorno gli apostoli
dissero a Gesù: «Ecco: tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e chiedono di
parlarti» (Mt 12, 48), e il caro figlio rispose: « Chi è mia madre e chi sono i
miei fratelli?... Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi
mi è fratello, sorella e madre» (Mt 12, 49 – 50). Ma vi pare il modo di
accogliere la propria madre? E dire che proprio io avevo fatto la volontà del
Padre, accogliendo un bimbo nel mio grembo. Certo, detto fra noi, avrei
preferito una bambina, ma non sarebbe stato possibile: l’avrebbero lapidata
prima ancora di farla andare in giro a predicare la buona novella, e mai ci
sarebbe stato lo scandalo della croce, al più ci sarebbe stato lo scandalo della
pietra.
Ma torniamo ai miei rapporti con Gesù. Già da ragazzino mi
rispondeva in maniera non tanto carina. Quando io e Giuseppe lo perdemmo e
angosciati lo cercammo per tre giorni e lo ritrovammo nel tempio, io gli chiesi:
«Figlio, perché hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, addolorati, ti
cercavamo!». E lui, anziché chiedere scusa e mostrarsi dispiaciuto, mi rispose:
«Perché mi cercavate? Non sapevate che io mi devo occupare di quanto riguarda il
Padre mio?» (Lc 3,48 – 49). Ma non ci poteva avvertire che sarebbe andato al
tempio senza di noi? Solo all’ultimo, prima di morire sulla croce, ebbe un
pensiero gentile verso di me, quando disse: «Donna, ecco tuo figlio!». E al
discepolo che amava (forse più di me): «Ecco tua madre!» (Gv 19, 26 – 27).
Certo, avrei preferito mi avesse chiamato mamma, anziché donna. Però era sempre
un bel pensiero per la sua mamma. Alle volte mi chiedo come fece a parlare, e ad
alta voce (come l’avrei sentito altrimenti?), ridotto com’era, dopo la
flagellazione e la crocefissione. Senz’altro fu un
miracolo.
Agli apostoli, il
mio caro figlio, insegnò a pregare il Padre che è nei cieli, ma non una parola
riguardo alla Madre che sarebbe stata nei cieli. Niente. Poi le cose piano piano
sono cambiate. I cristiani adesso mi pregano e mi chiamano Vergine. Però, non so
perché, pretendono che io sia rimasta vergine per tutta la vita. Non fu forse
Gesù a dire: «Quello che Dio ha congiunto l’uomo non separi»? Perché dunque io
avrei dovuto fare la separata in casa? Povero Giuseppe! Già aveva dovuto
accettare un figlio non suo, potevo mai rifiutargli l’amore degli sposi
benedetto da Dio? Ma agli uomini fa piacere che io sia rimasta vergine, al punto
da sostenere che neppure il Bambinello nascendo abbia lacerato il mio imene. Con
grande passione (tutta maschile) hanno stabilito che «il Figlio primogenito non
diminuì la mia verginale integrità, ma la consacrò». Pazienza. Quel che non mi
va giù invece, è che mi facciano apparire dappertutto e mi attribuiscano parole
e concetti in contrasto con la parola del mio caro figlio. Questo proprio non lo
sopporto. Vorrei che mi considerassero solo una buona mamma. Nient’altro che la
mamma di Gesù. Ma così va il mondo...
Renato Pierri
Monday, April 10, 2017
L’indissolubilità del matrimonio basata su parole da contestualizzare
L’indissolubilità del matrimonio
basata
su parole da contestualizzare
La
notizia: «Torino, la polizia annulla le nozze della sposa bambina. La ragazzina
tolta alla famiglia. La studentessa quindicenne di origine egiziana si ribella
ai genitori: "Vogliono farmi sposare un uomo di dieci anni più grande e nemmeno
lo conosco". Aveva anche tentato il suicidio». Questi matrimoni assurdi,
inconcepibili nella nostra società attuale, avvengono continuamente in diversi
Paesi del mondo. Ed avvenivano anche in Palestina al tempo di Gesù. Anche se non
proprio di dieci anni, la differenza era notevole e sempre a svantaggio delle
donne, giacché gli uomini di norma si sposavano a diciotto anni e le ragazze
appena considerate nubili, vale a dire a dodici anni e mezzo. E come avvenivano
questi matrimoni? “Nella maggior parte dei casi erano i genitori che sposavano i
figli. Si raccontava, sì, che le unioni coniugali erano decise in cielo, da Dio
stesso, quaranta giorni prima della nascita, ma si trattava evidentemente di
genitori che invocavano la tradizione per giustificare la loro scelta.
L’iniziativa la prendeva il padre del futuro sposo, poiché in fin dei conti era
la famiglia di lui ad accrescersi: così si era fatto sin dai tempi dei
patriarchi e dei giudici” (Henri Daniel Rops, La vita quotidiana in Palestina al
tempo di Gesù, Mondadori, pag. 137). Stando così le cose, come non dar ragione a
padre Sosa, il generale dei gesuiti, amico del Papa, il quale ha affermato:
«Intanto bisognerebbe incominciare
una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù… a quel tempo nessuno
aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole
di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente
preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito… Che cosa ha detto Gesù’? Non
c’era il registratore e il vangelo è scritto da esseri umani… Perciò è vero che
nessuno può cambiare la parola di Gesù… ma bisogna sapere quale è stata!»
(intervista rilasciata a Rossoporpora, il 18 febbraio 2017). Come avrebbe potuto
Gesù, infatti, ritenere indissolubili i matrimoni, visto che a quel tempo erano
combinati nella maggior parte dei casi? Eppure la Chiesa, su quelle parole da
contestualizzare, incerte, ha basato la sua certezza: il matrimonio è
indissolubile.
Ad
ogni modo, brava la ragazzina quindicenne che si è ribellata ai genitori, e
brave le autorità che le hanno evitato le nozze
forzate.
Renato Pierri
Friday, April 07, 2017
La Madonna è solo la mamma di Gesù, non la bella Signora delle infinite apparizioni
La
Madonna è solo la mamma di Gesù, non la bella Signora delle infinite apparizioni
Ho
riportato sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi, il mio
articolo “Medjugorje. E' mancato il controllo della Chiesa sui veggenti”,
pubblicato sul blog Italians – Corriere della Sera del 6 aprile 2017. Per tutta
risposta, l’amico don Mauro, che è il titolare del blog “Come Gesù”, ha
pubblicato un video in cui spiega perché lui crede alle apparizioni di
Medjugorje. E il motivo principale è il seguente: ospite a casa della veggente
Marija Pavlovic, ha assistito ad un’apparizione. Ovviamente lui non ha visto la
Madonna, però ha costatato che alla veggente, mentre parlava con la Madonna, è
svanita la voce, ma si sentiva distintamente il rumore degli organi deputati
alla articolazione delle parole. Questo fenomeno che lui non è riuscito a
spiegarsi, lo ha stupito, e lo ha indotto a credere che realmente Marija stesse
parlando con la Madonna. Tutto qua? No, inoltre Mauro spiega che Marija è una
sensitiva, che è persona affidabile, e che non può essere che menta. E allora?
Innanzi tutto, il fatto che non sappiamo spiegarci un fenomeno, non ci autorizza
nella maniera più assoluta ad attribuirlo a cause soprannaturali, a Dio, al
diavolo, a spiriti e via di seguito. Poi: è probabile che Marija non menta, come
non mentiva Bernadette a Lourdes o Lucia a Fatima, può essere sincera e credere
veramente di vedere la Madonna. Ma quale Madonna, la mamma di Gesù, la semplice
donna delle nozze di Cana, oppure la Madonna della sua immaginazione? Infine: la
Madonna ha bisogno che una persona sia sensitiva, altrimenti non ha la
possibilità di apparirle? Non sarebbe più giusto che la Madonna anziché
continuare ad apparire a Marija, la sensitiva, la proprietaria d’albergo,
apparisse, tanto per consolarli un po’, a ragazzi negli ospedali oncologi,
oppure facesse qualche visitina a qualche sventurato carcerato, a qualche
sventurato mendicante?
Trascrivo da “L’illusione di Medjugorje” di Marco
Corvaglia: «Nel 1991, quello che allora era lo storiografo “ufficiale” di
Medjugorje ed il più strenuo difensore di queste apparizioni, padre René
Laurentin, parlando dei "rischi spirituali" che i veggenti potevano correre,
faceva presente che Marija "è passata dalla famiglia più povera tra i veggenti a
condizioni di ricchezza che l'hanno portata a una cultura ben diversa e a una
vita facile e brillante" ["Eco di Medjugorje", n.84, luglio 1991, p. 6] ed il
ventiseienne Ivan "ha preso il gusto di un abbigliamento da play-boy e di una
cura esagerata della sua persona" [ibidem]».
Un
paio di domande, infine: Perché Gesù non fece mai il minimo cenno ad un fatto
così importante, sconvolgente, straordinario, come le future apparizioni di sua
madre agli uomini? Perché san Paolo non fa neppure il nome di Maria in tutte le
sue lettere? Per il semplice motivo che la Madonna è solo la mamma di Gesù, non
la bella Signora delle infinite apparizioni.
Renato Pierri
Thursday, April 06, 2017
Medjugorje. E' mancato il controllo della Chiesa sui veggenti
Medjugorje. E' mancato il controllo della Chiesa sui veggenti
A
differenza dei veggenti di Fatima e della veggente di Lourdes, a Medjugorje è
venuto a mancare il controllo della Chiesa sui veggenti. I fatti si svolsero ben
diversamente sia a Lourdes sia a Fatima. Le autorità ecclesiastiche in entrambi
i casi intervennero a breve distanza di tempo dalle prime apparizioni per
mettere al sicuro i veggenti. Merito fu anche delle due belle Signore, sia
quella apparsa nella grotta di Massabielle sia quella apparsa su un elce ad
Aljustrel nei pressi di Fatima, giacché saggiamente furono loro, le belle
Signore, a porre fine alle apparizioni. La bella Signora (la Madonna è sempre
bella) di Medjugorje ha voluto strafare continuando ad apparire
ininterrottamente per molti anni sino ad oggi, e si è data la zappa sui piedi.
Trascrivo dal mio libro “Nostra Signora di Lourdes, La Madonna che
non conosceva il Vangelo (Mind Edizioni): «Era necessario proteggere Bernadette.
I veggenti vanno protetti. E don Peyramale - di sua iniziativa o per
suggerimento del vescovo?- tornò alla carica aiutato dal sindaco Lacadé:
Bernadette sarebbe entrata come malata indigente nell’ospizio, che il sindaco
sovvenzionava e le suore di Nevers gestivano, e avrebbe avuto la possibilità di
frequentare la scuola. Bernadette non poté ricusare per la seconda volta il
grande favore che le veniva concesso dal buon parroco. Accettò col patto che
potesse ogni tanto andare a trovare la famiglia. E perché no? Ma soltanto se
accompagnata da una suora.
La
stessa cosa accadde alla veggente di Fatima. Lucia aveva compiuto quattordici
anni, era estroversa, amante delle feste e della compagnia. La gente continuava
ad assillarla con domande sulle apparizioni, e la situazione cominciò a
preoccupare le autorità ecclesiastiche. Un giorno sparì dal paese e nessuno
seppe dove fosse andata, tranne i genitori, ovviamente, che tennero il segreto.
A consigliarle di entrare nel collegio delle suore Dorotee di Vilar (Oporto) fu
il vescovo José Alves Correia da Silva. Lucia avrebbe mai potuto dire di no al
vescovo José Alves Correia da Silva? L’ecclesiastico riuscì a strapparle la
promessa di non rivelare il proprio nome neppure alle suore. Si sentì
importante, Lucia, molto importante, così come importante, molto importante si
sentì in cuor suo la nostra Bernadette.
Il
15 luglio 1860 Bernadette entrò nell’ospizio. Poté usufruire di una stanza
privata, e di cibo abbondante alla mensa del convitto. Si stava “costruendo” la futura suora di
Nevers» (pagg. 106 – 107). Questo avvenne a Lourdes e a Fatima.
La Chiesa non ha voluto o non ha potuto esercitare un controllo
sui veggenti di Medjugorje, i quali hanno sfruttato e stanno sfruttando
economicamente le apparizioni, col benestare della loro Madonna, giacché tra gli
infiniti messaggi si è guardata bene dall’inserirne uno almeno, indirizzato a
loro, analogo a questo: «Nessun servo può servire a due padroni; perché o odierà
l'uno e amerà l'altro, o si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro; voi non
potete servire a Dio e a mammona» (Lc 16, 13). Una Madonna diversa dal Figlio.
Trascrivo dal sito internet dell’Associazione “Amici Nostra Signora di Lourdes –
San Luigi Orione”: «La
Madonna non approverebbe mai che un veggente si costruisca un albergo con le
offerte dei fedeli ingenui. Ricordo che Santa Bernadette, dal suo convento,
riprese molto severamente suo fratello per avere aperto un negozio di oggetti
religiosi e lo supplicò di non praticare tale commercio almeno nei giorni di
festa, per non infrangere il terzo comandamento. Dovrebbe bastare questo esempio
per dimostrare l’abissale differenza tra l’autentica veggente di Lourdes Santa
Bernadette e i falsi veggenti di Medjugorje, dove la Madonna farebbe
addirittura costruire degli alberghi a questi pseudo veggenti. No, non si
possono prendere in giro i fedeli fino a questo punto.
Sarebbe bene che la Santa Sede intervenisse in modo deciso per
mettere fine a questo colossale sistema nel quale gira tanto denaro nelle mani
dei veggenti e che crea tanta confusione nei fedeli».
Oggi grande è l’imbarazzo della Chiesa riguardo a questi veggenti
così diversi dai veggenti di Lourdes e di Fatima. Di conseguenza grande è
l’imbarazzo della Chiesa anche riguardo alle apparizioni che i veggenti
sostengono di avere.
Renato Pierri
Monday, April 03, 2017
Gentile Sgarbi, omicidio è il cognome, femminicidio il nome...
Gentile Sgarbi, omicidio è il cognome,
femminicidio il nome...
Alcuni uomini italiani, ma forse anche qualche donna, stranamente
non hanno ancora compreso il significato del termine “femminicidio. Vocabolo
che può anche non piacere, ma questo è altro discorso. Uno di queste persone è
Vittorio Sgarbi. Durante l’ultima trasmissione di Matrix su Canale 5, si
parlava del delitto efferato di Alatri e lui ha detto che non si comprende
perché si fa differenza tra questo orrendo crimine e la barbara uccisione di
una donna. Perché quest'ultimo si debba chiamare femminicidio. Vediamo se
riesco a spiegarlo al simpatico Vittorio Sgarbi? Vittorio è il nome che lo
distingue dagli altri membri della sua famiglia che portano il suo cognome,
Sgarbi. Il nome Vittorio serve a distinguere Vittorio da tutti gli altri
Sgarbi. E’ la stessa cosa: il cognome di tutti le uccisioni è “omicidio”, il
nome della uccisione di una donna in quanto tale, in quanto donna, è
“femminicidio”, perché ha caratteristiche che lo distingue da tutti gli altri
tipi di omicidio. Il povero giovane massacrato ad Alatri non è stato ucciso in
quanto maschio. Anche l’uccisione di una donna può non essere definito
femminicidio. Non si tratta di femminicidio, tanto per fare un paio di esempi,
se una donna viene uccisa durante una rapina, se una donna viene uccisa dal marito
per ottenere l’eredità, per interesse. Capito, gentile Sgarbi? Il femmincidio è
un omicidio la cui causa è da attribuire di norma alla mentalità maschilista,
all’idea che una donna giacché donna debba sottomettersi. Non vuoi stare come
me? Ti uccido. Non vuoi vestire come dico io? Ti uccido. Non mi vuoi obbedire,
fare ciò che dico io? Ti uccido. Mi lasci per un altro uomo? Ti uccido. Capito,
gentile Sgarbi, la differenza?
Saturday, April 01, 2017
L'omosessualità e i ragionamenti obbligati di Rocco Buttiglione
L'omosessualità e i ragionamenti obbligati di Rocco Buttiglione
(Dialogo immaginario tra due
monache)
Veronica: “Offendono gli omosessuali e neppure se ne rendono
conto”
Teresa: “Chi ci offende, amore mio?”
Veronica: “Senti che cosa
scrive Rocco Buttiglione sul blog «Come Gesù»: «Come avrebbe reagito don Giussani se
gli avessi detto che stavo diventando amico di un omosessuale?»
Teresa: “Ma guarda un po’. Quasi come se stesse diventando
amico di qualche assassino sanguinario mai pentito. E come avrebbe dovuto
reagire don Giussani? Ma sono domande da porsi?”
Veronica: “Mia cara, a
mio parere, per Rocco Buttiglione vale lo stesso discorso che ha fatto Renato
Pierri riguardo a tanti cattolici. Su un argomento del genere,
l’omosessualità, il dialogo non è possibile, per il semplice motivo che se si è
persuasi che ciò che è scritto nella Bibbia non si tocca, che la dottrina non si
tocca, che ciò che insegna il Magistero non si tocca, si è costretti
necessariamente a ragionare in modo da non smentire la dottrina. Il pensiero in
tal caso non è libero. Si crede d’essere liberi di ragionare, ma non si è liberi
di ragionare”
Teresa:
“Però si potrebbe obiettare che il cattolico di cui parli ha accettato la
dottrina per libera scelta”
Veronica: “Non è possibile che il
suo pensiero collimi sempre perfettamente col pensiero del Magistero. Ma anche
se fosse, non c’è nessuna possibilità che il suo pensiero cambi, è perfettamente
inutile dialogare, ragionarci, giacché ha deciso a priori che sua scelta è
irrevocabile. Non può mettersi in contrasto con la dottrina”
Teresa: “Credo tu abbia ragione, amore, e già difficile per
tutti avere un pensiero libero, per certi cattolici è impossibile. Sono
costretti ad arrampicarsi sugli specchi pur di non mettersi in una posizione
diversa dal Magistero”
Veronica: “Senti che cosa
scrive ancora Buttiglione: «Un omosessuale spesso ha fatto
l’esperienza del rifiuto ed afferma il proprio diritto ad essere rispettato in
quello che è. È colpito dall’accoglienza ma fa fatica (come tutti del resto)
davanti alla prospettiva della conversione. Tuttavia chi ti dice che vai bene
così come sei e non hai bisogno di conversione non è un amico vero». Capisci? Dà per scontato che gli omosessuali, essendo tali,
abbiano bisogno di conversione e che sia giusto dirglielo”
Teresa: “E chi glielo dà questo diritto a Rocco Buttiglione?
Si sentirà come Giovanni Battista che invitava la folla alla conversione.
Buttiglione invita gli omosessuali alla conversione“
Veronica: “Ma la predica
continua, senti qua: «Gli invitati alle nozze devono
svestire l’uomo vecchio e vestire l’uomo nuovo. In questo passaggio c’è la
croce». Un altro che ha la passione per la croce
anche quando la croce non è necessaria”
Teresa: “Ma sì, ma sì. L’uomo vecchio è l’omosessuale che fa
l’amore, l’uomo nuovo è l’omosessuale che prende la croce e non fa l’amore...
magari sognando l’amore... oppure anche sognare sarà proibito?”
Veronica: “Sì cara, significa che gli eterosessuali non sono
costretti a prendere la croce della rinuncia all’amore, e gli omosessuali sono
costretti a prendere la croce della rinuncia all’amore, altrimenti è abominio
agli occhi di Dio e l’inferno è assicurato”
Teresa: “Una palese discriminazione, un’ingiustizia. Beh, gli
omosessuali potrebbero farsi tutti preti e monache, così risolverebbero il
problema, non ti pare? ”
Veronica: “Come noi, eh?
Senti la conclusione: «Qui è necessario rendere ragione in
termini oggettivi della ragionevolezza della dottrina cattolica sulla
omosessualità». E chi glielo toglie dalla testa a
Buttiglione che la dottrina cattolica è ragionevole?”
Teresa: “E’ così. Non può pensare
diversamente, giacché non può smentire la
dottrina”
Veronica: “Mia cara, io trovo tutto assurdo. Assurda la
domanda di Buttiglione, assurdo questo continuo parlare di omosessualità.
Assurda l’ostinazione a voler dimostrare la peccaminosità dell’amore
omosessuale, arrampicandosi sugli specchi. Assurdo che questo termine ancora
oggi compaia nel Catechismo. Assurde persino le associazioni LGBT, anche se
comprendo il motivo della loro esistenza: è per difesa. Un giorno tutto questo scomparirà. Di tutto
questo si potrà solo ridere”.
Veronica Tussi
Ignoranza e maledetta mentalità maschilista difficile da estirpare
Ignoranza e maledetta mentalità
maschilista difficile da estirpare
Una maledetta mentalità maschilista difficile da estirpare può
indurre persone ancora oggi, nel nostro civile Paese, a pensare che le donne
che subiscono violenza un po’ se la vadano a cercare, giacché sono troppo
svestite. Il prete e scrittore don Mauro Leonardi, sul settimanale Mio (n. 11)
parla di ignoranza. Io credo che all’ignoranza, vada aggiunta, oltre alla
maledetta mentalità maschilista, una buona dose di cattiveria. Ma l’ignoranza è
davvero abissale. Basti pensare che le violenze sono sempre avvenute e forse ne
avvenivano ancora di più nel passato, quando le donne erano vestitissime. Basti
pensare che nei paesi dove le donne tuttora sono vestitissime, le violenze sono
più frequenti che da noi. Basti pensare, infine, che le vittime della violenza
da parte di uomini, non vengono mai scelte per il loro aspetto o per il loro
modo di agire. Le donne belle, disinibite che indossano abiti succinti non
hanno maggiori probabilità d’essere aggredite, anzi forse è il contrario. Ma
anche se una donna andasse nuda per strada, nessuno avrebbe il diritto di farle
violenza.
La cosa triste, avvilente, e che il
becero pensiero che le donne, giacché “provocano”, la violenza se la vadano a
cercare, non appartiene solo a tanti uomini, ma anche a tante donne. Secondo una
ricerca durata tre anni, resa nota dall’Airs (Associazione italiana per la
ricerca in sessuologia), il 56% dei maschi pensa che, se le donne fossero meno
provocanti, la violenza sessuale nei loro confronti diminuirebbe. Dello stesso
avviso è il 33% delle donne. La maggior parte degli stupri, però,
accadono tra le pareti domestiche. Donne provocanti anche in casa?
