Tuesday, April 30, 2019

Bestie che fingono d’essere uomini

Bestie che fingono d’essere uomini
 Di norma gli animali si accoppiano dopo un corteggiamento e senza violenza dell’uno sull’altro. Gli orsi polari si accoppiano dopo ore di annusamenti, strofinamenti, rincorse e capriole. Le tigri, femmina e maschio, si strofinano e si rotolano per terra rendendo evidenti le proprie intenzioni. La leonessa miagola, fa le fusa e si rotola a terra, strusciando la testa e il corpo su oggetti e sul muso e il corpo del maschio. Un po’ come fanno le gatte.
Esistono bestie, però, che per accoppiarsi ricorrono alla violenza. E capita ogni tanto che a queste bestie venga in mente di prendere le sembianze d’uomini. Vivono in mezzo agli altri uomini, camminano come gli uomini, mangiano come gli uomini, si vestono come gli uomini e nessuno si accorge che non sono uomini ma bestie. Due di queste bestie in sembianza d’uomo, ad esempio, vivevano in quel di Viterbo ed erano diventati militanti di CasaPound. Uno dei due era diventato consigliere comunale di Vallerano. Un giorno, non essendo uomini ma bestie, seguirono il loro istinto, bestiale per l'appunto, e  tormentarono e violentarono una donna. Adesso li hanno messi in prigione, come se fossero uomini. Non li hanno rinchiusi in una gabbia allo zoo.
Renato Pierri


Saturday, April 27, 2019

Tutto fuori controllo a Roma, anche i fiori

Tutto fuori controllo a Roma, anche i fiori
Per alcuni minuti fuori controllo, Virginia Raggi qualche giorno fa ha detto che Roma è fuori controllo. Ed è vero. Topi, piccioni e gabbiani e i loro escrementi sono fuori controllo. Gli alberi sono fuori controllo. La vegetazione prepotente grazie alle piogge della primavera, fuori controllo, sta invadendo i marciapiedi della città e i cigli delle strade, dove, bellissimi tra l’altro in questo periodo, ma fuori controllo, crescono fiorellini gialli, papaveri e persino oleandri in una festa di colori. Bellissimi, ma i fiori stanno bene nei campi, sui balconi delle case, nelle aiuole e nei giardini. E purtroppo fuori controllo, il giorno 26 aprile, i resti della baraccopoli di viale Palmiro Togliatti, posta sotto sequestro da oltre tre mesi, sono andati in fiamme. Una nube nera fuori controllo, carica di diossina fuori controllo, ha invaso i quartieri di Tor Sapienza, Collatino e Colli Aniene. Fuori controllo, i veleni sparsi nell’aria sono entrati nei polmoni degli abitanti dei tre quartieri, nei polmoni dei bambini dei tre quartieri. Doloso o non doloso l’incendio semplicemente non ci sarebbe stato, se si fosse provveduto in tempo a ripulire la zona fuori controllo.
Renato Pierri
 
 
 
 

Thursday, April 25, 2019

Analogie e somiglianze...


Analogie e somiglianze...
La relazione che intercorre tra certe donne immature (sempre meno per fortuna) che ammirano e si fidano e si affidano al marito, padre-padrone, che stabilisce le regole, che le guida e protegge anche, che le solleva da ogni responsabilità, la relazione tra queste donne che trovano comoda tale condizione, ha qualche analogia con la relazione che intercorre tra quei cittadini immaturi che ammirano e si fidano e si affidano ad un dittatore, e trovano comoda la loro condizione?
E le donne immature (sempre meno per fortuna) che ammirano e si fidano e si affidano al marito, padre-padrone, e i cittadini immaturi che ammirano e si fidano e si affidano ad un dittatore, hanno qualche somiglianza con i cittadini italiani che ammiravano e si fidavano e si affidavano a Silvio Berlusconi? E le donne immature ammiratrici del marito, padre-padrone, e i cittadini ammiratori di un dittatore, e i cittadini ammiratori di Berlusconi, hanno qualche somiglianza con i cittadini che ammirano e si fidano e si affidano all’uomo della Nutella e del mitra?
Renato Pierri

Tuesday, April 23, 2019

Salvini col mitra e i soldatini di ferro

Salvini col mitra e i soldatini di ferro
Lo so che c’entra come i cavoli a merenda, vale a dire proprio niente, però a me la canzoncina è venuta in mente quando ho visto Matteo Salvini col mitra in mano. La sentivo cantare quand’ero bimbo e forse la cantavo, giacché ricordo ancora bene il motivo e alcune parole. Salvini col mitra in mano non c’entra, ve lo assicuro, è stata solo una strana associazione d’idee. Salvini non può essere il papà della canzoncina e neppure il bebè scemo che chiede al padre se i soldatini di ferro in petto hanno un cuor. Ma a me la canzoncina è venuta in mente e così ve la racconto brevemente. Magari può darsi che a Salvini venga voglia di cantarla e magari di farsi riprendere mentre la canta.
Il bebè un po’ scemo che stava giocando con i soldatini, dopo avere ricevuto la risposta dal padre sorridente che i soldatini sono tutti di ferro, quando sente marciare in strada i soldati veri, fa al padre un’altra domanda scema: “Papà per favor, quelli marciano e quelli stan lì. Sono fatti di ferro anche lor?”. E questa volta il padre non più sorridente, serio in viso, gli risponde: “Son di ferro... ma in petto hanno un cuor! i soldati d'Italia oggidì son di ferro e son fatti così!”.
Una curiosità: alla canzoncina, “Soldatini di ferro”, scritta nel 1928 da Peppino Mendes, e musicata da Ugo Lacchini, fu aggiunto un finale nel 1959, dopo  la divisione del Territorio Libero di Trieste.
Renato Pierri

 

Monday, April 22, 2019

Il diavolo non c’entra con la strage nello Sri Lanka

Il diavolo non c’entra con la strage nello Sri Lanka
«Qualche mese fa un uomo di governo aveva associato il cambiamento climatico al demonio, e avevo trovato risibile l’accostamento. Qualche settimana fa, a proposito di una innocente scenetta a Sanremo, c’è stato chi ha invocato Satana. Ma questa volta è diverso. In questo caso non posso fare a meno di nominare il diavolo. Che, ovviamente, si serve di uomini in carne ed ossa. I cattolici, in Sri Lanka, non sono protagonisti dei poteri finanziari, non rappresentano la classe politica né sono a capo di alcuna tensione sociale particolare. Nel cercare i moventi si brancola nel buio perché non pare esserci alcuna ragione per scegliere di seminare strage nelle chiese dello Sri Lanka il giorno di Pasqua. Ma forse, questa volta, se non si va troppo lontano da Chi è stato sconfitto dalla Resurrezione di Cristo, non si va troppo lontano dalla verità».
E’ la conclusione di un articolo di don Mauro Leonardi, apparso su ilsussidiario.net del 22 aprile. Riguardo alla dichiarazione assurda di Cristinao Ceresani, scrivevo il 17 marzo: «Stando al Vangelo, ma anche al buon senso e alla ragione, il diavolo dovrebbe avere tutto l’interesse a non far soffrire nessuno su questa terra, a non far patire di fame nessuno, a non far piangere nessuno. Il suo compito, sempre col permesso di Dio secondo quanto afferma la Chiesa, dovrebbe essere di far soffrire all’inferno e non in questo mondo i grandi peccatori mai pentiti. Il diavolo, essendo furbo, dovrebbe spingere gli uomini a godere, a vivere nel lusso, a darsi ai piaceri e non a soffrire. Il diavolo immaginato  da Cristiano Ceresani, causa di sconvolgimenti climatici e di conseguenza della sofferenza d’innocenti su questa terra, è un diavolo sciocco. Ma se è già difficile credere in un diavolo furbo, come si può credere in un diavolo cretino?»
Lo stesso ragionamento può essere fatto, riguardo al diavolo immaginato da don Mauro. I terroristi suicidi hanno fatto una strage d’innocenti che stavano pregando in chiesa. Innocenti che il Signore dovrebbe avere accolto in paradiso a braccia aperte. Ora, che interesse potrebbe avere il diavolo a spedire in paradiso tanti cristiani in un colpo solo? Solo un diavolo cretino potrebbe agire in questo modo, ma il diavolo per sua natura non può essere cretino. Avrà avuto interesse ad indurre i terroristi a compiere il male, e quindi si sarà portato all’inferno almeno questi? Difficile.  I terroristi suicidi sono degli imbecilli persuasi di compiere il volere di Allah, persuasi di fare il bene e non il male, e quindi il Signore non dovrebbe permettere al diavolo di portarseli all’inferno, giacché compiono il male senza rendersene conto.
E’ evidente che il diavolo non ha nulla da spartire con la strage, sempre che non sia completamente stupido.

Renato Pierri     

Thursday, April 18, 2019

Ashley Judd, l’aborto e la legittima difesa

Ashley Judd, l’aborto e la legittima difesa
«Ashley Judd/ “Ho abortito dopo una violenza”: ma uccidere un figlio non è il #MeToo». E’ il pessimo titolo di un saggio articolo apparso su “ilsussidiario.net” del 14 aprile. L’articolo  è del prete e scrittore Mauro Leonardi, e il titolo certamente non è suo ma della redazione del Sussidiario. Un titolo carico di violenza e irrispettoso verso la persona che è stata costretta ad una scelta difficile e dolorosa, come sempre è quella dell’aborto. 
Con sconcertante disinvoltura si bara con le parole. Non si può, infatti, nella maniera più assoluta, mettere sullo stesso piano una donna che uccide un figlio e una donna che abortisce. Possiamo affermare, ad esempio,  che la signora Franzoni uccise il figlio, il suo bambino, ma non possiamo affermare che la signora Ashley Judd ha ucciso il figlio, il suo bambino. Anche perché per farlo siamo costretti a ricorrere a termini impropri, a barare per l’appunto con le parole. Il nocciolo di un ciliegio che sta germogliando non è un ciliegio.
Molto saggio, l’articolo di don Mauro, sebbene con qualche limite da attribuire al fatto che è un sacerdote, e non sempre può esprimere liberamente il suo pensiero. Scrive, infatti: “Che devastanti conseguenze ci possano essere dal punto vista psicologico e legale nel mettere al mondo un bimbo in questa situazione? Cosa accadrebbe se il padre lo riconoscesse? Se potesse vantare dei diritti sulla creatura e così continuare a ricattare la madre, di fatto, perpetuando la violenza? Cosa accade a una madre che, con il passare degli anni, ogni volta che vede suo figlio, riconosce in lui i tratti fisici che lo fanno somigliare al padre? Come si può crescere un bambino che somiglia a chi ti ha ferita in un modo incalcolabile?”. Dal che si deduce chiaramente che non disapprova la decisione della signora di abortire. Però sente il dovere di precisare: “Ovviamente non difendo l’aborto e sono il primo a dire che quella vita sarebbe stata sacra in ogni caso”.
Sacra è anche la vita dell’ingiusto aggressore nel caso della legittima difesa. Eppure possiamo privare della vita l’aggressore, anche se incapace di intendere e di volere, qualora si tratti di salvare la nostra. L’embrione, si obietterà, non stava minacciando di morte Ashley Judd, che cosa c’entra la legittima difesa? C’entra, giacché per molte persone la qualità della vita in certi casi è più importante della vita stessa.

Renato Pierri           

Wednesday, April 17, 2019

Radio Radicale. L’unica radio che mi ha intervistato

Radio Radicale. L’unica radio che mi ha intervistato
Il sottosegretario Vito Crimi non ha intenzione di rinnovare la convenzione con Radio Radicale. A riguardo, osserva giustamente Stefania Rossini de L’Espresso: «Non c'è emittente, pubblica e no, che possa sostituire Radio radicale. Non sono riproducibili il tipo di cultura che la ispira, i collaboratori anche volontari che la popolano, le trasmissioni che si occupano di Paesi dimenticati, le rassegne stampa diversificate per temi, prima fra tutte "Stampa e regime" con il suo straordinario conduttore Massimo Bordin, le rubriche sui diritti, il grande interesse per la giustizia con le dirette sui maggiori processi, l'attenzione alla situazione delle carceri, ecc. Per non parlare del suo smisurato archivio, consultabile nel sito, dove si possono ritrovare quarant'anni di vicende nazionali e internazionali. Volerla chiudere è un atto di prepotenza e un'ammissione di ignoranza».
Io ho un bel ricordo di Radio Radicale e di due suoi giornalisti. Nel lontano 2003 mi intervistarono per ben tre volte. Trascrivo da radioradicale.it:
«"Il quarto segreto di Fatima: la Madonna antievangelica e anticomunista inventata dalla Chiesa" - il libro scritto da Renato Pierri (edito da Kaos)" realizzata da Lanfranco Palazzolo con Renato Pierri.  L'intervista è stata registrata martedì 8 luglio 2003».
« "Il dibattito sul disegno di legge in tema di procreazione medicalmente assistita dal punto di vista cattolico" realizzata da Cristiana Pugliese con Renato Pierri.
 L'intervista è stata registrata martedì 30 settembre 2003».
 «"L'eutanasia vista attraverso le sacre scritture" realizzata da Cristiana Pugliese con Renato Pierri.  L'intervista è stata registrata mercoledì 15 ottobre 2003.
 Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: Bioetica, Cattolicesimo, Diritti Civili, Eutanasia, Religione, Storia, Teologia.
 La registrazione ha una durata di 16 minuti».
Vi pare poco? No, no, assolutamente una voce libera non può essere oscurata.
Renato Pierri

Tuesday, April 16, 2019

Litigavano mentre Notre-Dame bruciava

Litigavano mentre Notre-Dame bruciava
Mentre Notre-Dame bruciava c’era chi pregava e chi piangeva, e  c’era chi spudoratamente litigava. Non dopo, proprio mentre bruciava. Mentre il mondo era in silenzio davanti allo spettacolo impressionante del fumo intenso e delle fiamme, del crollo della guglia infuocata, durante la trasmissione televisiva Quarta Repubblica, due signori spudoratamente litigavano e strillavano. Lo psicologo Alessandro Meluzzi, che avrebbe bisogno di uno psicologo per imparare a mantenere la calma quando va in Tv, ossessionato dal pericolo islamico, già vedeva dietro l’incendio la mano del terrorista. Il che faceva irritare e strillare come il solito Vittorio Sgarbi, che pure avrebbe bisogno d’essere aiutato a mantenere la calma quando va in Tv. Ti è andata a fuoco la casa? E che importanza ha, se in casa non avevi opere d’arte? il terremoto ha distrutto un paese? E che importanza ha se in quel paese non c’erano opere d’arte? Questo, ad un dipresso, il ragionamento di Vittorio Sgarbi. Brucia Notre–Dame? E che importanza ha se non sono andate distrutte opere d’arte? Ma sì.
Renato Pierri 

 
 

La foto del buco nero e i miei frivoli pensieri

La foto del buco nero e i miei frivoli pensieri
Non so perché, non me ne vogliano gli scienziati, forse perché sono goloso, forse perché è un periodo in cui si mangiano cosine buone, insomma, a me non sono venuti in mente pensieri filosofici profondi vedendo quella fotografia. L’unica cosa cui ho subito pensato, lo posso dire? Mi vergogno un po’, in verità. A me, quella foto del buco nero ha fatto venire in mente un budino, una sorta di crème caramel. Mi vergogno un po’ anche perché molti, a riguardo, hanno espresso pensieri importanti, serissimi, profondi.  Sul blog de L’Espresso, ad esempio, un signore scrive: «Forse il big bang che avrebbe formato l’universo non sarebbe altro che il buco bianco generato da un precedente buco nero cosmico… e così via, in una sequenza infinita di buchi neri e buchi bianchi, di estinzioni e di creazioni di altri universi. A questo punto, e questa è mia intuizione, è possibile identificare Dio con questo respiro infinito dell’universo».
Che cosa penserebbe di me questo signore, se venisse a sapere che quella foto mi ha fatto pensare ad un dolcetto? E sempre su quel blog un altro lettore scrive: «La materia/energia che ha dato luogo "al primo big bang", esisteva già, o è stata "creata"? E se è stata "creata"… "Da chi"... è stata creata?».
Mammamia, ma scherziamo? Come ho fatto a pensare ad una crème caramel? Non è possibile. Cose da pazzi. Riguardo, però, alla domanda che fa il lettore ultimo, un pensierino, modestissimo pensierino, è venuto anche a me.
Non vedo perché dobbiamo farcela la domanda. Perché mai dobbiamo chiederci chi abbia creato l’universo. Perché devo pensare che prima c’era il nulla? Io il nulla non riesco a immaginarlo. C’è una cosa straordinaria, invece, che prima non c’era e poi c’è stata e c’è tuttora, una cosa che mi stupisce e m’induce a porre domande. Una parte infinitesimale dell’universo è diventata consapevole della propria esistenza e consapevole dell’esistenza dell’universo stesso.
Prima non c’era la consapevolezza di esistere, e poi c’è stata e c’è. Chi ci dato questa consapevolezza? Chi ci ha dato la possibilità di renderci conto di esistere? Questa domanda ha un senso, a mio parere. Il parere, ovviamente, di chi vedendo la foto del buco nero, ha pensato ad un crème caramel.
Renato Pierri


Saturday, April 13, 2019

La santa Pasqua e la strage d'agnellini


La santa Pasqua e la strage d'agnellini
Si avvicina la santa Pasqua e la strage d’agnellini già si è conclusa, con le proteste sacrosante degli animalisti e dei vegani. E a dar loro ragione è il sottoscritto che proprio iersera ha mangiato con molto gusto e un segreto, piccolo rimorso, bistecchine d'agnello impanate e fritte alla perfezione dalla cara consorte. Una squisitezza. Ma poveri agnelli, poveri agnelli condotti al macello in tenerissima età. Poiché non sappiamo, non vogliamo rinunciare alla carne, ci arrampichiamo sugli specchi per sostenere che è giusto ammazzare gli animali anche quando non sarebbe strettamente necessario. Non vogliamo sentirci in colpa. E ragioniamo come un noto giornalista che qualche sera fa durante una trasmissione televisiva, ha detto, ad un dipresso, che il nostro diritto ad uccidere e mangiare gli animali deriverebbe dal fatto che un animale non è una persona.  Ma che discorso è? Un giorno da un lontanissimo pianeta di una lontanissima galassia, arriveranno sulla Terra esseri mille volte più intelligenti di noi, mille volte più forti di noi, il che è ovvio se riusciranno ad arrivare sulla Terra, arriveranno, ci sottometteranno e se amanti della nostra tenera carne, ci squarteranno e ci appenderanno nelle loro macellerie assieme alle mucche e agli agnellini. Come del maiale, forse diranno che dell’uomo non si butta via niente.
Io credo che non avremmo il diritto di togliere la vita a nessun essere vivente, uomo o animale, forse non avremmo il diritto neppure di abbattere un albero.
Renato Pierri



Wednesday, April 10, 2019

Lo stesso amore per un figlio biologico e per un figlio adottivo


Lo stesso amore per un figlio biologico e per un figlio adottivo
C’è differenza tra l’amore di un genitore per un figlio carnale, e l’amore di un genitore per un figlio adottivo? Non c’è differenza. L’intensità dell’amore dipende dalla persona che ama, non dal fatto che il figlio sia biologico o adottivo. Un genitore sapendo che uno dei suoi due figli è figlio carnale e un altro è figlio adottivo, potrebbe essere portato (non sembra che ciò accada) ad amare più il primo che il secondo, ma non è la natura a spingerlo ad amare più l’uno che l’altro, bensì la sua consapevolezza d’essere il genitore biologico del primo e non del secondo.
Poniamo il caso che una coppia di persone buone e sagge desideri fortemente un figlio, e non potendo averlo ne adotti uno abbandonato in un ospedale. L’amore della coppia per quel figlio tanto desiderato sarà diverso da una coppia di persone buone e sagge che pure abbia desiderato fortemente un figlio e lo abbia generato?
Poniamo il caso, invece, che una coppia di persone buone e sagge desideri fortemente un figlio, e lo generi, ma per un errore (chissà che non sia mai accaduto?) in ospedale, il neonato sia scambiato col neonato di altra puerpera. E mettiamo che le due coppie non vengano mai a sapere la verità. Il loro amore per il figlio sarà forse inferiore all’amore che avrebbero avuto se non ci fosse stato lo scambio?
Esiste, in natura, un istinto materno, che accomuna tutti gli animali, compreso l’uomo, e che spinge la madre a prendersi cura dei piccoli. Ebbene, tale istinto può estendersi ai piccoli che non sono figli propri. Si hanno notizie di gatte che hanno allattato gattini di altra gatta come se fossero propri. Persino di una cagnolina che ha allattato gattini. E addirittura di una cagnetta che ha allattato il cucciolo di un cinghiale rimasto orfano.
In questi casi neppure c’è differenza tra l’istinto materno per un figlio biologico e un figlio adottivo. 

 Renato Pierri

Tuesday, April 09, 2019

Stefano Cucchi. Sarà venuto qualche rimorso a Giovanardi?

 Stefano Cucchi. Sarà venuto qualche rimorso a Giovanardi?
«Al fotosegnalamento Cucchi si rifiutava di prendere le impronte, siamo usciti dalla stanza e il battibecco con Di Bernardo è proseguito. Di Bernardo era davanti e Cucchi dietro. A un certo Di Bernardo si gira e dà a Stefano uno schiaffo violento. Io dico: "ma che c... stai facendo? Smettila". Di Bernardo spinge Cucchi e poi D'Alessandro dà un calcio a Cucchi all'altezza dell'ano. Io spingo Di Bernardo e nel frattempo Cucchi cade a terra, battendo la testa, tanto che ho sentito il rumore. Poi D'Alessandro dà un calcio in faccia a Stefano». Questo il racconto delle fasi del pestaggio fatto dal carabiniere Francesco Tedesco durante l'interrogatorio in aula, ribadendo in sostanza l’accusa nei confronti degli altri due coimputati, i carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, di avere picchiato Cucchi.
A questa ultima recente notizia, vorrei accostare le parole del cattolico Carlo Giovanardi, pronunciate con sconcertante disinvoltura nel febbraio del 2013, durante una trasmissione di Radio 24:  "È evidente che Ilaria Cucchi sta sfruttando la tragedia del fratello...Tutte le perizie arrivano alla conclusione che non c'è nessuna relazione tra la morte di Cucchi ed eventuali percosse subite. Cucchi era stato ricoverato in ospedale precedentemente 17 volte per percosse, lesioni e fratture subite dai suoi amici spacciatori”. Quattro anni prima, nel novembre del 2009, con altrettanta disinvoltura aveva dichiarato: "Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo".Gli sarà venuto, adesso, qualche lieve rimorso?

Renato Pierri  

Monday, April 08, 2019

Voti affinché la Raggi adempia un dovere

Voti affinché la Raggi adempia un dovere
“Il voto di scambio è un fenomeno che, nell'ambito della politica, si riferisce all'azione di un candidato il quale, in cambio di favori leciti o illeciti, prometta ad un elettore di ricambiare il voto da parte di quest'ultimo con un tornaconto personale, o con una promessa dello stesso” (Wikipedia).
Azione riprovevole. Ma se è un elettore a offrire il proprio voto, pure è azione riprovevole? Io vorrei offrire il mio voto, cui sicuramente seguiranno i voti di tanti abitanti del quartiere di Colli Aniene, a Roma, al Movimento 5 Stelle, affinché la sindaca Raggi adempia un suo dovere: riaprire il piccolo parco di Piazzale Loriedo. Piccolo e bellissimo, con una grandissima fontana al centro, circondata da alberi d’arancio, è chiuso da molto tempo e ridotto in uno stato pietoso. La mattina dei giorni feriali attirava i nonni con i nipotini, la domenica era tutta una festa di bimbi. Forza, signori del Movimento, sollecitate la sindaca. Le elezioni si avvicinano.

Carmelo Dini

“Prima i bambini e le donne”...


“Prima i bambini e le donne”...
Con giusta ragione Stefania Rossini, a proposito delle violenze nei riguardi di bambini nei nidi e nelle scuole materne, scrive: “Io di telecamere ne vorrei a ogni angolo, messe d'ufficio al momento della costruzione delle scuole e non in seguito alla denuncia di qualche genitore come avviene adesso, facendo così passare altro tempo (e altre violenze) per ottenere prove certe” (L’Espresso del 7 aprile).
Io credo che dovrebbero essere le educatrici stesse a richiedere le telecamere nelle scuole. Ma perché tante cose a protezione dei bambini non si fanno o si fanno sempre in ritardo? Per il semplice fatto che la società, Chiesa compresa, non ha mai dato importanza ai bambini, nel senso che non ne ha mai tutelato i diritti. Anticamente le donne contavano meno degli uomini e i bambini meno delle donne. Nulla o quasi nulla. Oggi le cose sono cambiate parecchio, sebbene le donne siano sempre considerate meno importanti degli uomini e i bambini meno importanti delle donne. La norma “prima le donne e i bambini”, vale solo in caso di grave pericolo, e la preoccupazione è prima per le donne e poi per i bambini.  Sarebbe giusto dire, infatti: “prima i bambini e le donne”. E viene qualche dubbio sulla bontà  del gesto cavalleresco.
Le leggi che tutelano i minori sono recentissime.  «La vita dell'infanzia non ha avuto per lungo tempo alcun significato per il mondo degli adulti, per il costume, il minore è stato a lungo percepito come un essere che diviene persona-soggetto di diritti solo dopo essere stato educato e plasmato... Il primo strumento internazionale in assoluto, che cita i diritti dell'infanzia è la “Convenzione sull'età minima”, adottata dalla Conferenza Internazionale del Lavoro nel 1919. La prima significativa attestazione dei diritti del bambino si ha con la Dichiarazione dei diritti del bambino, adottato dalla Quinta Assemblea Generale della Lega delle Nazioni nel 1924. » (Maria Bottaro, Istisss.it, 4 ottobre 2007). L’analista psicologo Lucio Della Seta, nel saggio “Debellare il senso di colpa” (Marsilio Editore) nota acutamente che il Decalogo pensa ad ordinare ai figli di onorare i genitori, ma non pensa ad ordinare ai genitori di rispettare i figli.
Renato Pierri


Friday, April 05, 2019

‘A vucchella e le poco poetiche labbra ricostruite

‘A vucchella e le poco poetiche labbra ricostruite

Ho scritto tante di quelle lettere a favore delle donne e contro coloro che le maltrattano e arrivano ad ucciderle, da potermi permettere una piccola, scherzosa critica a quelle donne che si fanno ricostruire le labbra rendendole carnose in maniera esagerata. Oppure non lo fanno apposta e la colpa è di chirurghi poco attenti all’estetica? Questo non lo so. Mi è venuta in mente la faccenda delle labbra eccessivamente pronunciate di alcune donne, riascoltando dopo tanto tempo, la graziosissima canzone ‘A Vucchella.
A scrivere il testo della canzone fu nientemeno che Gabriele D’Annunzio, in seguito ad una scommessa con Ferdinando Russo. Correva l’anno 1892 ed entrambi, D’Annunzio e l’autore di canzoni napoletane, lavoravano a “Il Mattino”. Russo sfidò l’amico a scrivere una canzone in dialetto napoletano, e D’Annunzio dopo poco tempo gli consegnò il testo. Il Mattino pubblicò le parole qualche anno dopo, il 7 settembre 1903. Il compositore Francesco Paolo Tosti le musicò nel 1907. Vale la pena ascoltare la canzone dalla bella voce di Roberto Murolo.
L’innamorato dice alla sua bella: “Si' comm'a nu sciurillo, tu tiene na vucchella nu poco pocorillo appassuliatella”.  “Sei come un fiorellino”, le dice,  “tu hai una boccuccia un pochino appassita”. Poi lei chiede un bacio piccolino, come quella boccuccia che sembra una rosellina:  “Dammillo e pigliatillo nu vaso piccerillo, comm'a chesta vucchella che pare na rusella, nu poco pocorillo appassuliatella…”.
Valla a cantare ad una signora dalle labbra ricostruite. Il poeta avrebbe perso la scommessa.
Renato Pierri 


 

Wednesday, April 03, 2019

La vera famiglia secondo Gesù

La vera famiglia secondo Gesù
«Quello che fa davvero la differenza è la legge dell’amore e non la legge della natura. È il cuore della predicazione cristiana. Dove questa Legge è operativa c’è rispetto per l’eteros, per la differenza assoluta dell’altro; dove invece questa Legge è assente c’è contesa, rivendicazione, distruzione dell’eteros. Vi sono famiglie che vogliono arrogarsi il diritto esclusivo dell’amore.
Vi sono coloro che pensano che l’anonimato della legge della natura garantisca una buona genitorialità. Non si percepisce il carattere rozzamente materialistico di queste posizioni? In natura l’istinto organizza la vita da capo a piedi. Ma vale lo stesso per la vita umana? Esisterebbe un istinto genitoriale? Magari presente nei genitori naturali e assente in quelli adottivi? Non dovremmo forse imparare a ragionare al contrario? Pensare, per esempio, che tutti i genitori naturali dovrebbero guardare quelli adottivi per imparare cosa significhi donare se stessi in un rapporto senza alcuna continuità naturale, senza rispecchiamento. È così difficile capire che c’è padre e c’è madre, che c’è famiglia non perché c’è continuità di sangue o differenza anatomica degli organi genitali dei genitori, ma perché c’è dono, amore per l’eteros del figlio, assunzione di una responsabilità illimitata, esperienza incondizionata dell’accoglienza?».
A queste righe conclusive dello splendido articolo di Massimo Recalcati, “La vera legge dell’amore” (La Repubblica 30 marzo), accosto alcune righe sicuramente meno belle ma a un dipresso con lo stesso significato, scritte diversi anni fa.

La Repubblica 4 luglio 2010: «La Curia torinese ha bocciato la delibera di iniziativa popolare approvata dalla Sala Rossa che dice sì alle unioni civili, e ha concluso così la nota: "In sintonia con il magistero del Papa e dei vescovi italiani, non ci stancheremo di proporre alle giovani generazioni il modello millenario di famiglia che Gesù Cristo ha confermato come il progetto di Dio valido "fin dal principio". Quale modello? Maria e Giuseppe, secondo la Chiesa, vivevano assieme senza avere rapporti coniugali; e Giuseppe era il padre putativo di Gesù. Ma secondo Gesù, qual era la vera famiglia? Leggiamo questi due versetti di Matteo: “Quindi stese la mano sui suoi discepoli e disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli; chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi mi è fratello, sorella e madre»" (Mt 12, 49-50). Secondo il Signore "i legami naturali passano in seconda linea rispetto alla vera parentela che si forma tra coloro che fanno la volontà del Padre (cf. A. Lancellotti, Bibbia -Paoline). La preoccupazione di Gesù era l'amore, ed è questo e solo questo che forma la vera famiglia».

Italians – Corriere della Sera 21 febbraio 2016: «“Fino agli inizi del Novecento nelle classi agiate era consuetudine affidare i bambini ad un'altra donna, spesso scelta tra i contadini o il personale di servizio, perché provvedesse all'allattamento. Si trattava quindi di una sorta di “madre surrogata” a cui le signore di buona famiglia si rivolgevano per evitare che l'allattamento avesse ripercussioni negative sull'aspetto del loro corpo” (Beatrice Spinelli). Questi bambini non si separavano completamente dalla madre, ma neppure erano in rapporto simbiotico con lei. Umberto Saba venne  allevato per tre anni da una balia, che avendo perso un figlio, riversò sul piccolo Umberto tutto il suo affetto che il bambino ricambiò, tanto da considerarla, come egli stesso scrisse, «madre di gioia».  Quando la madre lo rivolle con sé, il poeta, all'età di tre anni, ebbe il suo primo trauma di cui tratterà nelle poesie raccolte sotto il titolo Il piccolo Berto (1926). Dove sono le statistiche dimostranti inequivocabilmente che i bambini separati dalla donna che li ha portati in grembo, abbiano maggiori problemi degli altri bambini? Io credo che un neonato abbia bisogno di calore umano, di nutrimento, di cure e, se la parola non dà fastidio, di amore, ma sì, di tanto amore. Il vero trauma è separare un bambino dalla «madre di gioia», vale a dire dalla persona che si prende cura del bambino, che provvede ai suoi bisogni compreso quello d’essere amato, coccolato, accarezzato.
 Renato Pierri

Monday, April 01, 2019

La delusione dei nostalgici delle mammane

La delusione dei nostalgici delle mammane
I nostalgici delle mammane, del prezzemolo e dei cucchiai d’oro che circolavano nella splendida città di Verona, saranno rimasti delusi quando il loro amatissimo ha affermato che la Legge 194 non si tocca. Si saranno sentiti traditi. Ma guardate, signori nostalgici, che il vostro amato ministro, come tutti, è contro l’aborto. A nessuno piace l’aborto, neppure alle donne che abortiscono piace l’aborto. Per nessuno l’aborto è cosa buona. Si dà il caso però che alle volte per una donna l’aborto diventi una necessità, altre volte è una necessità per l’embrione stesso, qualora, ad esempio, sia portatore di gravissime malformazioni. Avete mai sentito parlare di una norma morale secondo la quale tra due mali inevitabili è giusto scegliere il male minore? Ecco, la Legge 194 è stata la scelta del male minore. Negare alle donne la possibilità di abortire, oppure addirittura come auspicava Giovanni Paolo II (cfr Evangelium vitae) ripristinare leggi punitive, non sono il male minore.   Non sono le mammane o i cucchiai d’oro e tanto meno il carcere, il male minore.
Renato Pierri