Tuesday, June 27, 2017
Nessun tipo di amore è sbiadito quando si vuole bene
assai
In un articolo bello e interessante apparso su
FarodiRoma il 23 giugno, il prete e scrittore Mauro Leonardi, scrive: “Può
sorprendere ma quando Gesù nell’ultima cena parla del «comandamento dell’amore»
fa esplicito riferimento all’amicizia («vi ho chiamati amici» – Gv 15, 15) e non
all’amore sponsale, quello del matrimonio, quello cui facciamo riferimento noi
quando parliamo di “amore”. Io penso che non sia un caso ma dipenda dal fatto
che l’amicizia è l’essenza dell’amore, di ogni tipo di amore possibile sulla
terra: per questo Gesù dice che «non c’è amore più grande di chi dà la vita per
un amico» (Gv 15,13)”. E continua: “Fino a quel momento, in realtà, Gesù aveva
già definito i suoi discepoli indistintamente con tutti i sostantivi che
designano l’amore fra gli uomini. Li aveva chiamati «fratello, sorella e madre»
(«Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» – Mc 3,
35; Mt 12, 50). Si era definito «sposo»... ma nel momento culminante della sua
vita, l’ultima Cena, Gesù parla dell’amore parlando dell’amicizia e ne parla in
termini solenni, come di chi sta rivelando un grande
segreto”.
Mi sembra che don Mauro, forse senza rendersene conto,
smentisca Benedetto XVI, che nella sua prima Enciclica, Deus caritas est,
parlando dell'amore, afferma: "All'immagine del Dio monoteistico risponde il
matrimonio monogamico. Il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo
diventa l'icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di
amare di Dio diventa la misura dell'amore umano" (n. 11). A riguardo, il 22
ottobre 2016, scrivevo su un noto quotidiano: «Il Pontefice, purtroppo, parla
dell'amore con poco amore. Offende, infatti, tutti coloro che, pur non essendo
uniti in matrimonio, si amano nel senso più vero, affermando che il loro amore
non è "icona del rapporto di Dio con il suo popolo". Un braciere ardente non
muta la sua natura secondo l'ambiente o la condizione in cui si trova. Così è
per l'amore: non può mutare la sua natura secondo che sia tra due sposi o tra
due persone non sposate o tra due persone omosessuali. E perché non considerare
vera icona dell’amore di Dio per gli uomini, l'amore dei genitori per i figli,
amore che più di ogni altro può arrivare al sacrificio della vita? Al n. 2,
Benedetto XVI scrive: "a prima vista, tutti gli altri tipi di amore
sbiadiscono". Non è così nel vangelo». E
l'articolo di don Mauro mi dà ragione. Non è così nel vangelo.
Ma ha senso fare un confronto tra i diversi tipi di
amore per stabilire la superiorità dell’uno o dell’altro? La differenza non la
fa il tipo di amore, ma l’intensità del bene che si nutre per un’altra persona.
Si può amare una persona e non volerle bene tanto da esser disposti al
sacrificio di sé. Amare non significa sempre voler bene. Il dialetto napoletano
non conosce il verbo amare. “Je te voglio bene assaje e tu nun pienze a mme”,
recita una vecchia canzone napoletana. I napoletani dicono “ti voglio bene” alla
donna che amano, “ti voglio bene” a un familiare, “ti voglio bene” a un amico.
Nessun tipo di amore è sbiadito quando si vuole bene assai.
Renato Pierri
Sunday, June 25, 2017
L’amore tra persone omosessuali non è un male, non è un peccato, neppure veniale
L’amore tra persone omosessuali non è un male, non è un peccato,
neppure veniale
Si stava parlando, sul blog “Come Gesù”, del comportamento degli
uomini della Chiesa nei riguardi delle persone omosessuali, segnatamente dei
confessori, e un sacerdote, ha scritto tra l’altro: “La Chiesa con papa
Francesco si sta aprendo al mondo come un fiore. Si vedono tutti i meravigliosi
colori che sono i carismi, i talenti, le esperienze umane che la abitano, e si
sente ancora più forte profumo di Vangelo. La Costituzione conciliare Lumen
Gentium ha riproposto la meta alla quale sono chiamati tutti i battezzati: la
santità. Tutti i battezzati. Nessuno escluso. Non è una posizione comoda quella
che noi preti occupiamo oggi. Stiamo tra l’incudine delle periferie esistenziali
delle quali i laici sono portavoce, e il martello dei documenti del Magistero
che ci esorta a interiorizzare e attuare una pastorale aperta a tutti e fatta
di accoglienza, accompagnamento, integrazione”.
Belle e giuste parole sulle quali non si
può non essere tutti d’accordo. Ma credo che la posizione dei preti sarà sempre
scomoda sino a che non avranno il coraggio di dire apertamente che nell’amore
tra persone omosessuali non c’è assolutamente niente di male. C’è ancora chi
oggi nel terzo millennio si scervella per stabilire se l’omosessualità è contro
natura o secondo natura, come se questo avesse qualche rilevanza per stabilire
se l’amore omosessuale è morale o immorale. Perché non ci si scervella per
stabilire se depilarsi è secondo natura o contro natura? Così stabiliamo se la
depilazione è morale o immorale. Sarà in sintonia col progetto di Dio sull’uomo
la depilazione? E mangiare un piatto di spaghetti olio, aglio, e tanto
tanto peperoncino a mezzanotte quando il nostro corpo non ha bisogno di
nutrimento, sarà immorale o morale? Per caso ci si allontana dal progetto di
Dio sull’uomo? Un adulto che sposa e spesso violenta una ragazzina di tredici
anni è in sintonia col progetto di Dio sull’uomo? Perché sembra che questi
matrimoni erano voluti da Dio al tempo di Gesù in Palestina. Adesso sembra
siano voluti da Allah. E immettendo fumo nei polmoni ci si allontana per caso
dal progetto di Dio sull’uomo? Darsi tormenti, digiunare esageratamente come
spesso hanno fatto alcuni santi, abbreviando la propria esistenza, sarà morale
oppure immorale? E quando gli sposi sono attratti irresistibilmente l’uno
verso l’altro, e desiderano ardentemente concepire un figlio, ma reprimono il
loro desiderio, assecondano la natura oppure vanno contro natura? Assecondano o
vanno contro il progetto di Dio sull’uomo? Ma no, ma no, solo per stabilire se
l’amore omosessuale è secondo o contro natura ci si può perdere in ridicole
acrobazie mentali. Cari sacerdoti, potrete uscire da una posizione
imbarazzante, scomoda, solo quando vi deciderete a dire la verità: l’amore tra
persone omosessuali non è un male, non è un peccato, neppure veniale.
Renato Pierri
Tuesday, June 20, 2017
Poveri omosessuali maltrattati da confessori incoscienti
Poveri omosessuali maltrattati da confessori incoscienti
“Uno
dei dilemmi che più di tutti mi teneva tragicamente a disagio e fuori dal mondo
era questo: «se io esisto in natura, come sarebbe a dire che i miei “atti”
sessuali sono “contro natura”?» Uno dei cliché con cui i confessori più
frequentemente sferravano il colpo di grazia era che anche l’alcol esiste in
natura, ma l’alcolista deve impegnarsi a non bere oppure anche la pedofilia o la
bestialità esistono nella realtà umana, ma vanno curati. Sbigottito, non
riuscivo nemmeno a comprendere io stesso cosa mi lasciasse tanto attonito, ma
poi l’afferravo. Era l’incapacità dei confessori di avere quell’ascolto tenero,
affettuoso e sereno cui ora sono chiamati”. Queste cose da brividi le scrive una
persona omosessuale sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi.
Tragicamente a disagio e fuori dal mondo per i discorsi strampalati, assurdi,
insensati, che gli facevano i confessori. Anziché ridere loro in faccia, giacché
i discorsi avevano anche del comico, il religioso signore omosessuale restava
tragicamente a disagio. Intanto non c’era logica nel discorso dei bravi
confessori, giacché non si può fare il parallelo tra una cosa (l’acol) esistente
in natura e una persona esistente in natura, la persona omosessuale. Discorso,
ad ogni modo, sempre sbagliatissimo, giacché l’alcolista fa seriamente male a se
stesso e alla società, la persona omosessuale, amando una persona del suo stesso
sesso, non fa male a se stesso, non fa male alla società, e sicuramente fa
piacere al buon Dio. Gravissimo l’errore di paragonare l’omosessualità alla
pedofilia per ragioni così evidenti che è superfluo spiegare. Ridicolo nonché
offensivo il paragone con la zooerastia. Povere
bestiole! Evidentemente i confessori del religioso signore omosessuale non si
facevano scrupoli. Ma, gentile signore, a lasciarla attonito, sbigottito, non
sarebbe dovuta essere solo l’incapacità dei confessori di avere quell’ascolto
tenero, ma soprattutto l’incapacità di ragionare e l’incapacità di rispettare il
prossimo.
Renato Pierri
Wednesday, June 14, 2017
Il sacrificio di Isacco e la forzatura di Recalcati
Il sacrificio di Isacco e la forzatura di Recalcati
Sfogliando in libreria il volumetto di
Massimo Recalcati “Il segreto del Figlio (Feltrinelli), vedo a pagina 83 un
paragrafo dedicato all’episodio del sacrificio di Isacco, nella Genesi. Stesso
argomento che Recalcati affrontava in un articolo su La Repubblica del 15
maggio 2016, intitolato: “Il gesto di Abramo padre tormentato tra amore e
timore”. E poiché non ho acquistato il libro, trascrivo dall’articolo: «Senza
addentrarmi in una lettura teologica di questa scena vorrei cogliere laicamente
il suo focus nel sacrificio a cui Abramo e sua moglie Sara sono chiamati da
Dio. In gioco è la rinuncia di ogni proprietà sul loro amatissimo figlio. Ma
che figlio è Isacco? Il testo biblico lo presenta come il figlio della
promessa. Egli viene al mondo grazie alla parola di Dio da due genitori ormai
anziani, fuori tempo biologico, incapaci di generare naturalmente. In questo
senso Isacco è un puro dono di Dio. È il figlio tanto sperato quanto inatteso;
è, quindi, il figlio più amato, l'unigenito immensamente desiderato. Ora, non è
privo di importanza che Dio comandi che sia proprio questo figlio, il più
amato, il figlio da sacrificare. Perché? Nella lettura anti-sacrificale
proposta da André Wénin, Dio non esige il sacrificio umano di Isacco ma esige
che i suoi genitori lo sappiano perdere; che sappiano rinunciare alla sua
proprietà».
E’ un’interpretazione fantasiosa, una
bella forzatura. Sembra non si voglia ammettere che questo episodio come tanti
altri dell’Antico Testamento è assurdo, crudele, ed ha un significato preciso:
Dio mette alla prova la fede di Abramo chiedendogli di uccidere il figlio.
Questo è il suo significato. L’autore biblico senza rendersi conto
dell’offesa a Dio, gli attribuisce un disegno che mai passerebbe per la testa
di un padre amorevole terreno. Si immagini, infatti, lo stesso
episodio riportato nella nostra vita. Un uomo non conoscendo il proprio figlio,
non essendo persuaso che gli voglia veramente bene, che abbia piena
fiducia in lui (il che non potrebbe accadere al buon Dio), per metterlo alla
prova gli ordina di uccidere il figlio (il nipote, il figlio del figlio).
Aspetta che il figlio stia per accoltellare la vittima e lo ferma. Nessun
padre amorevole farebbe un’azione del genere, e nessun figlio obbedirebbe ad un
padre che gli chiedesse di diventare un padre snaturato.
Se fosse vera l’interpretazione di
André Wénin, riferita da Recalcati, che Dio non esigeva il sacrificio di
Isacco, ma semplicemente che i genitori sapessero perderlo, rinunciare alla sua
proprietà, non si comprenderebbe perché l’autore biblico attribuirebbe a Dio il
comando di uccidere Isacco e non semplicemente di abbandonarlo, di mandarlo via
da casa. Inoltre: l’episodio “è anche una condanna della prassi orientale di
sacrificare i bambini per la fondazione di un palazzo (sacrifici di
fondazione)” (Emanuele Testa, La Bibbia, Edizioni Paoline). Che cosa c’entra la
rinuncia alla proprietà?
Non si deve dimenticare che è del
pensiero dell’autore biblico che bisogna tenere conto, di ciò che lui voleva
dire, altrimenti si commette l’errore di sostituirsi a lui.
Renato Pierri
Sunday, June 11, 2017
Lo scandalo dei "piccoli". Don Franco Barbero risponde a Renato Pierri
Lo scandalo dei "piccoli". Don Franco Barbero risponde a Renato Pierri
Ho inviato a diversi giornali (uno alla volta per evitare pubblicazioni contemporanee) la seguente lettera, che tutti stranamente hanno cestinato. Corrado Augias pubblicò una mia precedente segnalazione, ma questa volta anche lui ha preferito cestinare. Evidentemente è rassegnato: evitare che altri sbaglino in futuro è pura illusione. Alla fine l’ho pubblicata sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi. Ed ora è stata pubblicata dal colto don Franco Barbero sul suo blog, con la risposta che unisco.
Monsignor Vincenzo Paglia interpreta male il vangelo
Questa proprio non me l’aspettavo. Sono
decenni ormai che segnalo invano lo stesso errore nell’interpretazione di un
passo del vangelo, e non mi aspettavo che a sbagliare questa volta fosse
nientedimeno che monsignor Vincenzo Paglia, arcivescovo e presidente della
Pontificia Accademia per la vita. Chiunque può accertarsene avendo a portata di
mano un vangelo commentato. Deve essere commentato, altrimenti il profano
rischia di fraintendere, come ha fatto il monsignore ieri sera, durante la
trasmissione “Di martedì” (La7 – 6 giugno). Il simpatico monsignore ha detto:
“Gesù a tal punto amava i bambini da arrivare a dire che a chi li scandalizza è
meglio sia messa una macina al collo e gettato in fondo al mare”.
Il versetto del Vangelo mal interpretato è
il seguente: “Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in
me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia
precipitato nel fondo del mare”. I piccoli di cui parla Gesù, non sono i
bambini, ma i suoi seguaci. Ecco il commento di P. Rossano: “I piccoli sono i
seguaci di Cristo, senza preminenza né appoggi umani, perciò più esposti ai
pericoli dello scandalo, per altro inevitabile, data la proclività al male della
natura umana” (La Bibbia – Edizioni Paoline 1990). Ed ecco il noto versetto
nella Bibbia (LDC - ABU), tradotta in lingua corrente da studiosi cattolici e
protestanti: "Ma se qualcuno farà perdere la fede a una di queste persone
semplici che credono in me, sarebbe più conveniente per lui che lo buttassero in
fondo al mare, con una grossa pietra legata al collo". E ancora il teologo
Giuseppe Puccinelli: “L’ammonimento di Gesù – malgrado si presti molto
all’attualità e venga citato a tal proposito con giusta indignazione – non era
indirizzato contro chi aveva commesso abusi sessuali sui bambini” (Famiglia
Cristiana n. 17 del 2010).
Renato Pierri
Risposta di don Franco
Barbero
Caro Renato
Pierri,
l'equivoco da Lei segnalato e purtroppo
tuttora molto diffuso e fa parte di una delle mille manipolazioni dei testi
biblici che si sentono continuamente sulla bocca dei "pastori" del popolo di
Dio. Stupirsi? L'ultima cosa che normalmente i vescovi curano è l'aggiornamento
rigoroso sul piano biblico. Dalla mariologia alla cristologia, dalla liturgia
alla sacramentaria, il linguaggio ufficiale è fermo al Concilio di Trento e
sembra che l'esegesi, i metodi storici e critici, l'ermeneutica e la semiologia
siano discipline assenti, sostituite dalle formulazioni dogmatiche e
catechistiche.
La stragrande maggioranza dei vescovi si
occupa d'altro.
Per fortuna che alla base, tra preti veri e
seri e molti uomini e donne credenti, sta nascendo una fede adulta, libera,
responsabile.
Poi c'è sempre qualche vescovo che si
converte al Vangelo ascoltando il popolo e mettendosi a
studiare.
Quindi.... tanta e tanta fiducia in Dio e
nel popolo di Dio.
Un cordiale
saluto
don Franco
Barbero
Wednesday, June 07, 2017
Monsignor Vincenzo Paglia interpreta male il vangelo
Monsignor Vincenzo Paglia interpreta male il vangelo
Questa proprio non me
l’aspettavo. Sono decenni ormai che segnalo invano lo stesso errore
nell’interpretazione di un passo del vangelo, e non mi aspettavo che a sbagliare
questa volta fosse nientedimeno che monsignor Vincenzo Paglia, arcivescovo e
presidente della Pontificia Accademia per la vita. Chiunque può accertarsene
avendo a portata di mano un vangelo commentato. Deve essere commentato,
altrimenti il profano rischia di fraintendere, come ha fatto il monsignore ieri
sera, durante la trasmissione “Di martedì” (La7 – 6 giugno). Il simpatico
monsignore ha detto: “Gesù a tal punto amava i bambini da arrivare a dire che a
chi li scandalizza è meglio sia messa una macina al collo e gettato in fondo al
mare”.
Il versetto del Vangelo mal interpretato è il seguente:
“Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio
per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel
fondo del mare”. I piccoli di cui parla Gesù, non sono i bambini, ma i suoi
seguaci. Ecco il commento di P. Rossano: “I piccoli sono i seguaci di Cristo,
senza preminenza né appoggi umani, perciò più esposti ai pericoli dello
scandalo, per altro inevitabile, data la proclività al male della natura umana”
(La Bibbia – Edizioni Paoline 1990). Ed ecco il noto versetto nella Bibbia (LDC
- ABU), tradotta in lingua corrente da studiosi cattolici e protestanti: "Ma se
qualcuno farà perdere la fede a una di queste persone semplici che credono in
me, sarebbe più conveniente per lui che lo buttassero in fondo al mare, con una
grossa pietra legata al collo". E ancora il teologo Giuseppe Puccinelli:
“L’ammonimento di Gesù – malgrado si presti molto all’attualità e venga citato a
tal proposito con giusta indignazione – non era indirizzato contro chi aveva
commesso abusi sessuali sui bambini” (Famiglia Cristiana n. 17 del
2010).
Renato Pierri
Monday, June 05, 2017
Al concerto di Ariana Grande si è parlato di amore
Al concerto di Ariana Grande si è parlato di amore
Oggi, dopo il concerto di
ieri sera (4 giugno) a Manchester, non sono arrivate le scuse dell’arcivescovo
Luigi Negri, e neppure di quelli che avevano criticato aspramente il prete e
scrittore Mauro Leonardi per aver criticato aspramente e a giusta ragione
l’arcivescovo. Monsignor Negri, il giorno dopo la strage aveva pronunciato
queste parole: "Figli miei, siete morti così, quasi senza ragioni come avevate
vissuto. Non preoccupatevi, non vi hanno aiutato a vivere ma vi faranno un
'ottimo' funerale... Siete venuti al mondo molte volte neanche desiderati, e
nessuno vi ha dato delle ragioni adeguate per vivere... Si sono solo dimenticati
di dirvi che c'è il Male”. Le scuse non sono arrivate perché sicuramente né il
monsignore, né coloro che hanno criticato don Mauro Leonardi, hanno ascoltato il
concerto, ieri sera. Eh, sì, perché si sarebbero resi conto che sul palco a
cantare in questi concerti non c’è il diavolo. Era pieno zeppo, lo stadio, pieno
zeppo di giovani e adulti accorsi ad ascoltare Ariana Grande. La cantante aveva
annunciato il concerto con le seguenti parole: "La nostra risposta a questa
violenza deve essere quello di aiutarsi a vicenda ad amare di più e a cantare
più forte. Continueremo in onore di quelli che abbiamo perso e di tutti quelli
colpiti da questa tragedia. Saranno nella mia mente e nel mio cuore tutti i
giorni e penserò a loro per il resto della mia vita". Diabolico. E ha cantato
forte la “icona molto sessualizzata del complesso industriale mediatico” (così
l’ha definita un lettore su Avvenire.it), ed era vestitissima, jeans, stivali,
grande felpa bianca su cui campeggiava la scritta: "We love Manchester".
Graziosissima, col suo sorriso splendido e i capelli legati in una lunga coda.
Si è parlato di amore, di “amore da trasmettere a tutto il mondo”. Tutti
parlavano di amore. La cantante Katy Perry: "L'amore batte l'odio e batte la
paura. Toccate la persona che è accanto a voi, entrate in contatto l'uno con
l'altro. E ditevi: ti voglio bene". Un po’ come il “segno della pace” in chiesa.
Diabolico. Un altro cantante ha detto: “La cosa migliore è combattere il male
con il bene”. Ha avuto un grande successo lo show di beneficenza voluto dalla
popstar americana. L’intero ricavato andrà a sostegno delle vittime
dell’attentato del 22 maggio. Diabolico.
Renato Pierri
Friday, June 02, 2017
Padre James Martin e il suo ponte discriminante e offensivo
Padre James Martin e il suo ponte discriminante e offensivo
«“Costruire un ponte” con persone LGBT, parla padre
Martin», è il titolo di un articolo di Andrea Tornielli, apparso su Vatican
Insider – La Stampa del 31 maggio, e riportato da don Mauro Leonardi sul blog
“Come Gesù”, dove lo leggo. Si tratta di un’intervista rilasciata a Vatican
Insider dal gesuita americano James Martin, autore del libro “Building a Bridge:
How the Catholic Church and the LGBT Community can enter into a Relationship of
Respect, Compassion, and Sensitivity” (Costruire un ponte: come la Chiesa
Cattolica e la comunità LGBT possono instaurare una relazione di rispetto,
compassione e sensibilità).
Il
giornalista chiede al gesuita: «Com’è possibile, secondo la sua
esperienza, accogliere queste persone e allo stesso tempo presentare
integralmente l’insegnamento della Bibbia e del Catechismo della Chiesa
cattolica a proposito della pratica omosessuale?». Ed ecco parte della risposta:
«Il mio libro si concentra su una
parte trascurata di quel testo. Siamo chiamati a trattare la persona LGBT con
“rispetto, compassione e sensibilità”. E queste stesse virtù possono applicarsi
sia a come la chiesa istituzionale si riferisce alla persona LGBT, sia al modo
in cui la persona LGBT si rapporta alla chiesa. Così nel Catechismo c’è già un
modo per costruire un ponte tra la comunità LGBT e la chiesa istituzionale. Ma
il percorso più fondamentale è il modo di operare di Gesù: incontro,
accompagnamento e amore».
Ora,
se io, poiché gli ebrei sono stati disprezzati e perseguitati, dicessi:
«Gli ebrei devono essere accolti
con rispetto, compassione, delicatezza” (queste le parole esatte nel
Catechismo), non sarei, magari senza rendermene conto, un razzista? Per non
esserlo, infatti, dovrei dire: “Gli ebrei devono essere trattati come tutte le
persone”. Tutte le persone, infatti, devono essere rispettate. Ma che cosa
c’entra la compassione? Sto parlando di un malato? Che cosa c’entra la
delicatezza? Sto parlando di un neonato? Stesso discorso si può fare riguardo ad
una persona dalla pelle scura. Sono un razzista se affermo che le persone dalla
pelle scura devono essere trattate con rispetto, compassione e delicatezza. Il
rispetto è ovvio, la compassione e la delicatezza non c’entrano. In tal modo si
costruiscono ponti discriminanti, offensivi.
Il
gesuita rincara la dose, ricordando la storia di Zaccheo nel vangelo di Luca:
«All’epoca, il più importante
esattore fiscale era anche considerato il maggior peccatore della città. Ma si
deve osservare ciò che Gesù fa quando spia Zaccheo, arroccato sull’albero,
sperando di vedere “chi era Gesù”. Non grida: “Peccatore!” No, vede Zaccheo e
dice: “Devo venire a casa tua oggi!”». Zaccheo è un gran peccatore. Gesù però è
buono e non glielo dice che è un gran peccatore, ma tale lo considera e spera
nella sua conversione. Gli omosessuali sono grandi peccatori, però padre Martin
è buono e non glielo dice che sono grandi peccatori. Spera nella loro
conversione. Ma che bei ponti!
Renato Pierri
Che bella la parata militare del 2 giugno!
Che bella la parata militare del 2
giugno!
Le automobili non avrebbero bisogno d'essere belle,
basterebbe che fossero resistenti, funzionali e comode, ed invece devono essere
anche belle, lucide, fiammanti, dalla forma armoniosa e attraente, altrimenti
non se ne vendono abbastanza. Anche le modelle e i modelli che presentano i
vestiti devono essere belli, e belli devono essere i vestiti. Tutto per essere
ben venduto deve essere anche bello. Pure le armi devono essere belle.
Basterebbe che fossero funzionali, capaci di uccidere con estrema precisione,
oppure in grado di fare la maggiore devastazione possibile, di distruggere,
annientare, eliminare, inquinare. Ed invece, per essere ben vendute, anche le
armi devono essere belle, lucide, attraenti, facili ad essere maneggiate e
magari accarezzate. Per me la parata militare è un'occasione per ammirare tanta
bellezza tutta insieme. Mentre ammiro, mi figuro anche le guerre; le guerre
necessariamente belle e attraenti, giacché fatte con armi belle e attraenti. Del
resto, se vediamo una falce lucida e tagliente, il pensiero va subito all’erba
verde e profumata, alle bionde spighe di grano. Alle armi associamo la guerra e
la morte. Così vorrei suggerire, per la bella festa del due giugno, di mettere
grandi schermi lungo la Via dei Fori Imperiali, con belle scene di guerra. La
gente in tal modo potrà vedere gli effetti dei fucili belli, delle
mitragliatrici belle e dei cannoni belli. Gli effetti delle bombe su case
mercati ospedali, corpi amputati bruciati spezzati dilaniati. E tanto sangue.
Sangue d’innocenti, per lo più.
Renato
Pierri
Thursday, June 01, 2017
L'amore omosessuale e il progetto di Dio sull'uomo
L'amore omosessuale e il progetto di Dio sull'uomo
(Dialogo immaginario tra due monache)
Teresa: “Questa volta, amore mio,
credo che ti sarà difficile confutare le affermazioni di un religiosissimo
signore sul blog “Come Gesù”. Senti che cosa dice riguardo all’amore
omosessuale, al nostro amore... Scrive: «Io
contesto due punti: I) La pretesa di voler trattare in modo eguale
situazioni difformi»”
Veronica: “E dove sta scritta la grande verità che
non si possono trattare in modo uguale situazioni difformi? Che significa? Non
posso riconoscere lo stesso diritto a famiglie diverse di abitare in una bella
casa, di gustarsi un bel piatto di spaghetti alle
vongole?”
Teresa: “Forse il religioso signore si riferisce
all’amore. Vuole dire che se riconosci il diritto di amarsi ad una coppia
eterosessuale, non puoi riconoscere lo stesso diritto ad una coppia omosessuale,
giacché diversa”
Veronica: “E perché? Dove sta
scritto che sia un male? Ma suvvia, sentiamo il secondo punto. Può darsi sia più
interessante”
Teresa: “ « II)
La pretesa di affermare che gli atti contro natura non siano cristianamente
peccaminosi. Quest’ultimo punto non lo derivo da me stesso, non ho avuto una
visione mentre dormivo ma lo maturo dopo riflessione sulle Sacre Scritture,
lettura della Tradizione della Chiesa, confronto privato e pubblico con
sacerdoti; insomma alla luce del bimillenario Magistero della Chiesa». Un
signore omosessuale che frequenta il blog, gli ha risposto così: «Tu
dici di aver maturato una riflessione sulle Sacre Scritture, lettura della
Tradizione della Chiesa, confronto privato e pubblico con sacerdoti; insomma
alla luce del bimillenario Magistero della Chiesa. E quindi, chi ha un’opinione
diversa dalla tua sul punto dell’affettività omosessuale, invece, è andato a
formarsela sotto un cavolo? Oppure mentre sorseggiava un bitter
campari?»”
Veronica: “Ma sì, ma sì, amore, mio, sono
affermazioni che lasciano il tempo che trovano. Magari Il religiosissimo se
fosse vissuto qualche secolo fa avrebbe fatto l’identico ragionamento riguardo
alla schiavitù o riguardo all’esistenza delle streghe. Che l’omosessualità sia
contro natura lo ha stabilito lui, il religiosissimo. E poi, non vale neppure la
pena stare a spiegare che gli uomini non hanno mai vissuto secondo le leggi
della natura, ma secondo le leggi della natura
acculturata”
Teresa: “Senti ancora cosa scrive:
«Le unioni omosessuali non sono
peccato perché contrarie alle norme morali della Chiesa ma perché contrarie al
progetto di Dio sull’uomo al quale le medesime norme ci guidano. Non commetto
peccato perché violo una norma ma perché mi allontano da ciò che è il vero bene
per me stesso, camminando su strade che possono anche sembrare appaganti sul
momento ma conducono lontano dal progetto di felicità pensato per me da
Dio». Non dirmi che adesso è facile
confutare”
Veronica: “Tesoro, ridurre il progetto di Dio
sull’uomo alla procreazione, alla continuazione della specie, mi sembra un po’
riduttivo. Sarebbe lo stesso progetto riservato ai conigli...
“
Teresa: “Ma dai, non scherzare su queste cose, poi
fai arrabbiare i frequentatori del blog...”
Veronica: “E va bene, non scherziamo, ma quale
sarebbe il progetto di Dio per le persone omosessuali? E per gli eunuchi che
nacquero così dal seno materno? Gli eterosessuali seguono la loro strada, gli
eunuchi la loro, noi, amore mio, la nostra.
Ti leggo quanto ebbe a dichiarare la
nostra consorella, monaca di clausura, Teresa Forcades: «Le identità sessuali non vanno
considerate come scatole chiuse che Dio vuole complementari le une con le altre
e che devono restare per sempre così, fissate in ruoli definiti e separati. Vivo
nel mondo e vedo persone dello stesso sesso che si amano e mi chiedono: “Perché
dovrebbe essere sbagliato?”. Sembrano felici, si amano davvero. Perché dunque
non dovrebbero essere benedetti? Perché non dentro alla Chiesa? Perché non
dobbiamo esultare di fronte all’amore qualunque forma assuma?» (La Ventisettesima ora – Corriere
della Sera 19 aprile 2015).
Teresa: “Del resto, noi non ostacoliamo il progetto di
Dio sulle persone eterosessuali, così come non lo ostacolano gli eunuchi che
nacquero così dal seno della madre, o coloro che si rendono tali da sé. Che cosa
cambia del progetto di Dio sull’uomo, se io e te facciamo all’amore oppure non
lo facciamo?”
Veronica: “Ma poi, è questo l’importante
nella vita degli uomini, è questo l’importante? fare l’amore oppure non
farlo?
Teresa: “No, importante è fare del bene al prossimo.
Importante è amarsi gli uni gli altri. Non devastare, distruggere la terra, non
tormentare le creature di Dio, non uccidere innocenti con tonnellate di bombe
sulle città, non uccidere innocenti com’è avvenuto a Manchester qualche giorno
fa. Questo è importante.
Veronica: Sì, le questioni di lana caprina
lasciamole ai religiosissimi che hanno l’ossessione del sesso. Vuoi sapere per
questi signori quale sarebbe il progetto di Dio sull’uomo omosessuale? Non
crescete, non moltiplicatevi, non fate all'amore”
Teresa: “Però... una maniera è stata trovata per far
sì che anche le persone omossessuali possano obbedire al divino precetto di
crescere e moltiplicarsi”
Veronica: “Dio vede e provvede,
amore mio... “.
Veronica Tussi
