Thursday, October 31, 2019

La rassegnazione dei cittadini romani

 La rassegnazione dei cittadini romani
Credo che Roma non si sia mai trovata in uno stato di abbandono come il presente. I cittadini romani dovrebbero scendere tutti i giorni in piazza, ma non scendono in piazza neppure una volta al mese, forse neppure una volta l’anno. Sono buoni, tranquilli, i cittadini romani? No, sono rassegnati. Facciamo l’abitudine a tutto. I cumuli di spazzatura con le cornacchie nere che vi svolazzano sopra, i topi, le blatte che d’estate escono dalle fogne, ci lasciano indifferenti. I marciapiedi dissestati che non ci puoi camminare, con le erbacce alte che ti ostacolano il passaggio, li evitiamo, camminiamo nella strada, pazienza. Siamo rassegnati. La metro funziona male o non funziona per niente, pazienza. Siamo rassegnati.  Attese snervanti di un autobus? E’ la vita, che vuoi farci. Pazienza. La puzza nell’aria in certi quartieri dove c’è la graziosa abitudine di bruciare rifiuti tossici per ricavarne rame. Pazienza. Siamo rassegnati. La rassegnazione l’abbiamo nel DNA. Ed è cosa triste, tristissima, che quando la sindaca di Roma si presenta in un quartiere per inaugurare, che so, l’apertura di una villa da anni abbandonata, l’illuminazione di un parco da anni al buio, ai rassegnati sembra una grazia, una manna dal cielo, e battono pure le mani. Magari gliele bacerebbero pure le mani. Ma si può?
Renato Pierri   
 
 

Tuesday, October 29, 2019

Roma. Inaugurazioni poco opportune

Roma. Inaugurazioni poco opportune
Così va il mondo. Pensate ad una madre che fa morire di fame i figli, poi gli mette a tavola un piatto di minestra, fa pure una cerimonia per l’occasione, e i figli, grati, la ringraziano tanto. Così, il 20 ottobre, la sindaca Raggi è venuta nel quartiere di Colli Aniene per inaugurare l’illuminazione del parco Baden Powell, dopo dieci anni di oscurità, e gli abitanti l’hanno molto ringraziata. Ovviamente, di tanti anni di oscurità la colpa non è solo degli amministratori attuali. Ma c’era bisogno che venisse apposta la sindaca col suo seguito? Il quartiere è tutto in uno stato di abbandono. I marciapiedi di alcune strade, ad esempio di Via Cassiani, sono impraticabili.  Tale è lo sconquasso del selciato e tale l’altezza delle erbacce, da essere costretti a camminare nella strada, col rischio d’essere investiti dalla macchine.  Qualora il Comune, dopo anni, decidesse di metterli a posto, non è il caso che si scomodi la sindaca per inaugurarli. A proposito di Via Cassiani, dove questa fa angolo con via Mammucari, c’è un’aiuola abbandonata con rami secchi che arrivano alla chioma dell’albero e un po’ di tutto, compresa spazzatura che qualche cittadino maleducato vi ha depositato.
Renato Pierri

 

Friday, October 25, 2019

La sicurezza a Roma, secondo Matteo Salvini

La sicurezza a Roma, secondo Matteo Salvini
Il ragionamento di Matteo Salvini immagino deve essere stato a un dipresso il seguente: “Lo so, il cadavere è ancora caldo, e potrebbe sembrare cosa abbastanza schifosa dire: «Prego per Luca e sono vicino alla sua famiglia. Ma sono anche incredulo e sdegnato perché è inconcepibile quello che è accaduto. Da ex ministro dell'Interno fa ancora più male vedere tutta l'insicurezza della capitale governata dai 5Stelle e i tagli disastrosi che Renzi, Conte e Zingaretti fanno al fondo per le forze dell'ordine». Ma lo faccio per il bene del paese, ben sapendo che gli italiani sono creduloni ed hanno la memoria corta. Chi si ricorderà, infatti, che quando colpirono alla schiena il nuotatore Manuel Bortuzzo, a Roma, ed io ero ministro dell’Interno, dissi: «Ringrazio le forze dell'ordine. Un abbraccio a Manuel e alla sua famiglia, ai medici e aggiungo che la speranza è l'ultima a morire. Uno che va in giro armato sparando alla gente deve passare in galera un bel po' di anni. Sul tema della sicurezza non c'è una questione Roma, i delinquenti purtroppo ci sono un po' ovunque in giro per l'Italia». Gli italiani sono ingenui, e non si rendono conto che riguardo alla sicurezza a Roma, nulla può essere cambiato in così breve tempo. Lo so, non si dovrebbe mentire, ma io lo faccio per il bene del paese e, del resto, la Madonna di Medjugorje è dalla mia parte”.

Renato Pierri

Thursday, October 24, 2019

Suicidio assistito. Favorevole anche il Padre amorevole

Suicidio assistito. Favorevole anche il Padre amorevole
«La morte è parte della vita e non è un passaggio facile per nessuno, caro coordinatore Bellavite, neppure per un cristiano e cattolico. Ho visto persone di grande spiritualità lottare sino alla fine per respirare, le ho viste resistere con umanissima tenacia per “restare”, perché la vita ama la vita. E continuo a costatare che gli uomini e le donne di buona fede e buona volontà sono sempre accanto a chi lotta per la vita. Non a qualunque costo, non con ogni mezzo, non con accanimento irragionevole e irrazionale ma con generosità, dedizione, rispetto. Con modi limpidi e puliti, senza strumentalizzare nessuno per affermare la propria visione. Vorrei che tutti ne fossero capaci sempre, seguendo la propria coscienza, e senza cedere – parlo da credente, ma di qualcosa che capiscono anche i non credenti – alla tentazione di mettersi al posto di Dio» (Avvenire del 16 ottobre). Questo scrive tra l’altro Marco Tarquinio, rispondendo al coordinatore di “Noi siamo Chiesa”.
Lasciamo stare le profonde riflessioni sulla morte e sulla vita (morte parte della vita; la vita ama la vita...), ma che cosa c’entra Dio? In che modo ci si potrebbe mettere al suo posto, giacché non è certo Dio a stabilire come e quando gli uomini muoiono? E’ forse Dio che stabilisce la morte di un bambino ancora nel grembo materno, oppure poco dopo la nascita?
Ad ogni modo, gentile direttore, evidentemente esistono persone non di grande spiritualità e prive di umanissima tenacia, incapaci di resistere per “restare” nonostante la vita ami la vita. Evidentemente l’atleta belga Marieke Vervoort, plurimedagliata nella corsa in carrozzina, affetta sin dall’età di 14 anni di un'incurabile malattia muscolare degenerativa, che l'aveva portata alla paralisi e ad attacchi epilettici, non era di grande spiritualità e non aveva umanissima tenacia. Così va il mondo. E allora, anziché fare tanti discorsi, vogliamo semplicemente e seriamente rispondere alla domanda se sia giusto, umano, dare la possibilità a queste persone di porre termine alle loro sofferenze? La risposta a mio parere è affermativa, e sono certo che il Padre amorevole è d’accordo. Non può essere altrimenti, essendo amorevole.

Renato Pierri

Saturday, October 19, 2019

Il piccolo neo della bella biblioteca

Il piccolo neo della bella biblioteca
La Biblioteca Vaccheria Nardi, in via Grotta di Gregna (Tiburtino – Colli Aniene), una delle più belle di Roma, forse d’Italia, ha un difetto. Troppo rumore proveniente dal traffico della strada?  Neppure per sogno. E’ situata in un piccolo parco, circondata dal verde, lontano dalla strada, lontano dalle abitazioni. Troppa luce? Poca luce? Neppure per sogno. C’è la luce giusta. E allora? Pochi libri? No, no, di libri ce ne sono abbastanza. E allora qual è il difetto? Sto perdendo tempo apposta per farvelo indovinare. I libri collocati male? No. E allora? Il personale! Il personale non è gentile. Neppure per sogno, il personale è gentilissimo.
E va bene, immagino non ci abbiate indovinato, ve lo dico il difetto: nella bella biblioteca c’è rumore, non sempre, ma ogni tanto c’è rumore. E chi fa rumore? I topi! Ma no, dai, non ci sono topi, e anche se ci fossero non farebbero rumore. I tarli! Ma dai, non scherziamo. Ci sono alberi intorno, saranno i grilli, le cicale, i pappagalli! No, non si sentono grilli né cicale né pappagalli. Non è rumore d’animali. E allora? Allora nella bella biblioteca si parla ad alta voce. Si chiacchiera del più e del meno ad alta voce. Chi parla a voce alta, chi chiacchiera del più e del meno, i frequentatori della biblioteca? No. Gli addetti alla biblioteca parlano ad alta voce. Parlano di tutto. L’altra mattina una signora stava illustrando ad una collega i pregi delle proprie scarpe. Alle volte si sentono anche allegre, fragorose risate. Niente di grave, ovviamente. Niente di grave, ci mancherebbe altro. Il rumore umano è il piccolo neo della bella biblioteca.
Renato Pierri



Wednesday, October 16, 2019

Aiutiamoli a morire a casa loro

Aiutiamoli a morire a casa loro
Se ne vanta, Matteo Salvini, e ripete come un mantra: “Più sbarchi, più partenze, più morti”, e lo ha ripetuto ancora una volta (o due?) da Bruno Vespa, nel confronto con Matteo Renzi. Un articolo, però, su Internazionale del 9 ottobre, lo smentisce: “Ma la pericolosità della rotta non è diminuita, anzi è rimasta sempre intorno al 2 per cento”, afferma Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).  Secondo Villa – che monitora i dati a partire dal 2014 – il tasso di mortalità e anche il numero di morti in termini assoluti sono aumentati con l’arrivo al Viminale di Matteo Salvini e delle sue politiche di deterrenza totale e questo dimostra che non c’è una relazione univoca tra le partenze e il numero dei morti. “Il rischio di morti in mare è salito al 6 per cento con le politiche dei porti chiusi (nei quattordici mesi al governo di Salvini): questo dato è importante, perché smentisce chi dice che se diminuiscono le partenze, diminuiscono i morti”, spiega il ricercatore”.
Io non ho elementi per conoscere la verità, ma una cosa è certa: impedire alle donne, agli uomini, ai bambini che soffrono e muoiono a causa della fame e delle guerre, di fuggire, significa condannarli a soffrire e a morire nel loro paese.

Renato Pierri  

La misericordia del Signore di Francesco (prendendo alla lettera le Fonti Francescane...)

La misericordia del Signore di Francesco
(prendendo alla lettera le Fonti Francescane...)

Francesco, «poiché non aveva ancora completato nella sua carne quanto mancava alla Passione di Cristo (Col. 1,24. Elio Peretto (La Bibbia, Edizioni Paoline, 1981) così commenta il passo: «Non è facile capire come Paolo completi nel suo corpo ciò che manca alle sofferenze di Cristo»), sebbene ne portasse nel corpo le stimmate, incorse in una gravissima malattia d’occhi, come se Iddio mandasse a lui un nuovo segno della sua misericordia» (Vita prima, 98).
Non poteva camminare il santo d’Assisi, a causa dei chiodi nei piedi, che gli aveva donato il Signore sul monte della Verna, e così, ormai ridotto solo pelle e ossa, si faceva trasportare dai compagni per città e villaggi, per predicare. Una volta un frate, vedendolo più oppresso del solito, a causa dei dolori lancinanti, gli disse: «Fratello, prega il Signore affinché ti tratti un po’ meglio; sembra, infatti, che faccia pesare la sua mano su di te più del dovuto». Il santo, persuaso com’era che fosse davvero il buon Dio la cagione dei suoi dolori, rimproverò l’incauto compagno: «Se non conoscessi la tua semplicità, da questo momento io avrei in odio la tua compagnia, perché hai osato mettere in discussione i giudizi di Dio su di me», e disperatamente si gettò a terra, facendo scricchiolare le ossa. Poi, baciò più volte il suolo, dicendo: «Ti ringrazio, mio Signore per tutti questi dolori; ti prego di darmene cento volte di più, se così ti piace. Io sono contentissimo; perché adempiere alla tua volontà è per me una grande consolazione».
Lo sconcertante Signore dispensatore di dolori, immaginato da Francesco, trovava, tuttavia, belle similitudini per consolarlo, e spingerlo a sopportare con pazienza le sofferenze che gli elargiva. Un giorno così gli disse: «Supponi che la terra e l’universo intiero siano oro prezioso di valore inestimabile e che, tolto ogni dolore, ti venga dato per le tue gravi sofferenze un tesoro di tanta gloria che, a suo confronto, sia un niente l’oro predetto, neppure degno di essere nominato; non saresti tu contento e non sopporteresti volentieri questi dolori momentanei?».
Il santo d’Assisi, “pazzo nel mondo”, se fosse improvvisamente rinsavito, avrebbe potuto rispondere: «Signore mio, non sei tu lo stesso Signore che ebbe pietà della folla che rischiava di venir meno per la via? Non sei tu colui che, con la sua predicazione ed i suoi miracoli, cercò di evitare che gli uomini andassero incontro a gravi sofferenze sin dalla vita terrena? Non sei forse il Signore che mentre annunciava il vangelo del Regno, guariva ogni malattia e infermità? Non sei il Signore che pianse per la morte di Lazzaro? Non sei il Signore che per risparmiare inutili sofferenze ai suoi apostoli, raccomandò loro di essere prudenti come serpenti, di guardarsi dagli uomini, di fuggire dai persecutori, e che, al momento della cattura, cercò di evitare che essi fossero coinvolti nel suo sacrificio? (Gv 18,8.). E a tutti coloro cui desti sollievo, al cieco, all’emorroissa, all’uomo dalla mano rattrappita, al lebbroso, al fanciullo epilettico, non serbasti ugualmente un posto nel tuo Regno? Perdonami, mio Signore, se do l’impressione d’impicciarmi dei fatti altrui, ma non donasti pure il tesoro, al tuo discepolo prediletto, Giovanni, che ebbe la fortuna di vivere vicino alla tua dolce Madre, e che morì tranquillamente di vecchiaia, forse centenario? Tuttavia, Signore, se questa mia sofferenza e il sacrificio della vita fossero necessari come lo furono per te, allora io sarei contento».
Francesco, invece, che non era rinsavito, rispose al suo Signore: «Certo sarei contento, e sarei contento smisuratamente!». Così riferisce Tommaso da Celano, ed aggiunge: «Quanta esultanza pensi che abbia provato quest’uomo, beato per una promessa così felice? Con quanta pazienza, non solo, ma anche con quanto amore avrà abbracciato le sofferenze fisiche? Soltanto lui lo sa adesso perfettamente, perché allora non fu in grado di esprimerlo. Tuttavia ne fece cenno ai compagni come poté» (Vita seconda, 213).
E tale fu la felicità del santo d’Assisi per la promessa della vita eterna che proprio in quella circostanza lodò il Signore, per sora nostra morte corporale, che sentiva vicina, non pensando certamente che essa troppe volte è cieca e crudele.
 E sora morte arrivò per Francesco, un paio d’anni dopo il dono delle stimmate. Il frate, volendo «essere conforme in tutto a Cristo crocifisso, che, povero e dolente e nudo rimase appeso sulla croce» (Leggenda maggiore, 14,4), ormai vicino alla morte, deposta la veste di sacco, si prostrò tutto nudo sulla nuda terra; la faccia rivolta al cielo, e la mano sinistra a coprire la ferita del fianco destro, affinché non si vedesse.
Gesù, a differenza del santo d’Assisi, non depose spontaneamente le vesti, e queste non erano di sacco, ma avevano un certo valore, giacché i quattro soldati romani se le divisero, e tirarono a sorte la tunica, essendo cucita tutta di un pezzo (Gv 19, 23-24).
Renato Pierri

P.S. Il pezzo è un capitolo del libro “Sesso, diavolo e santità” (Coniglio Editore). A riguardo, l’insinuazione malevola di un bacchettone su Wikipedia, mi induce a precisare che il sottoscritto non ha mai pubblicato un libro a proprie spese, ma è sempre stato ricompensato dalle case editrici. 
 

Sunday, October 13, 2019

L’eutanasia e i trapianti di cuore

 L’eutanasia e i trapianti di cuore
“Il cuore adoperato per un trapianto è perfettamente pulsante, anche se il vecchio proprietario ha il cervello che non funziona più (elettroencefalogramma piatto). Una situazione identica a tanti ricoverati da anni, senza speranza, nei nostri centri di rianimazione, anche loro con il cervello distrutto, ma con un cuore o i polmoni malandati che non interessano per un trapianto. Se a questi soggetti asportassimo il cuore senza utilizzarlo sarebbe eutanasia? E come mai non lo è se l’organo serve per un trapianto?”.
Considerazione importante, alla quale nessuno ha dato importanza. Nessun commento a riguardo, infatti, sul blog de L’espresso curato da Stefania Rossini. A scrivere è il medico Achille Della Ragione. Voleva dire: “Come mai non è considerata tale, se l’organo serve per un trapianto?”. E ci sarebbe da aggiungere: “Non è più sacra e inviolabile?”
 La domanda andrebbe posta ai sostenitori della vita a tutti i costi, anche quando diventa insopportabile e senza speranza. Andrebbe posta alla Chiesa che condanna eutanasia e suicidio assistito. Andrebbe posta a papa Francesco che nell’aprile scorso disse ai volontari dell’AIDO: “Dalla nostra stessa morte e dal nostro dono possono sorgere vita e salute di altri, malati e sofferenti, contribuendo a rafforzare una cultura dell’aiuto, del dono, della speranza, della vita. Di fronte alle minacce contro la vita, cui dobbiamo purtroppo assistere quasi quotidianamente, come nel caso dell’aborto e dell’eutanasia, la società ha bisogno di questi gesti concreti di solidarietà e di amore generoso”.
A proposito di trapianti di cuore, colgo l’occasione per segnalare a chi non lo avesse letto, il bellissimo romanzo “Riparare i viventi” di Maylis de Kerangal. Un capolavoro.
Renato Pierri

 
 

 

Friday, October 11, 2019

I lager in Libia. Dio tace ancora

I lager in Libia. Dio tace ancora
Fra quanti anni? Cinquanta, sessanta? Un secolo? Più secoli? Verrà un giorno in cui un Papa si recherà in Libia, dove da molto tempo regnerà la pace, visiterà i luoghi dove alcuni maledetti “torturavano innocenti, li tormentavano con scariche elettriche, facevano colare loro addosso plastica incandescente; li appendevano per le mani e li colpivano con bastoni di gomma e spranghe di ferro, li lasciavano per ore incaprettati a disidratarsi sotto il sole. Terrorizzavano tutti, uccidendone alcuni e lasciando i cadaveri esposti per giorni. Sottoponevano ad interminabili, gravissime violenze sessuali donne adulte e minorenni” (L’attualità del male. La Libia dei lager è verità processuale», a cura di Maurizio Veglio - Edizioni SEB27). Visiterà, il Papa, nel “Giorno della Memoria”, i luoghi dove si perpetravano “orrori assimilabili a quelli che si verificarono a Treblinka o ad Auschwitz”. Ricorderà, il Papa, i morti annegati nel Mediterraneo, le donne, i bambini, e come un suo predecessore tanto tempo prima ad  Auschwitz,  chiederà a Dio: “Perché hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto quest’eccesso di distruzione e questo trionfo del male?”. Così va il mondo.
Renato Pierri
 

 

Monday, October 07, 2019

Il pupazzetto senza cosina e senza cosino

Il pupazzetto senza cosina e senza cosino
Un lettore, su L’Espresso del 5 ottobre, scrive, tra l’altro: “In questi tempi travagliati in cui pare addirittura che solo gli adolescenti possano salvare il pianeta dall’avidità energivora, vorrei segnalare una cosa che considero una rivoluzione morbida, culturalmente epocale: il lancio in questo periodo, da parte di un'azienda di giochi, di una bambola definita dai media “gender fluid”. E' una bambola asessuata, con vari kit di accessori nello stile Barbie, che può essere utilizzata nei giochi sia dai bambini che delle bambine, un’esperienza definita inclusiva, un’idea semplice ma geniale per le possibilità offerte all’infinita creatività dei bambini, senza distinzioni di sesso, pelle, look”.
La bambola asessuata, però, preoccupa molti e persino la giornalista Stefania Rossini, cui la lettera è indirizzata, che risponde: “Non condivido il suo entusiasmo, signor Rizzi. Anzi trovo fastidioso, se non dannoso, che le aziende di giocattoli applichino fino a questo punto il politicamente corretto nell'intento di compiacere quanti rifiutano il genere binario e si appellano alla fluidità. Scelta di vita legittima, intendiamoci, fatta però da adulti consapevoli che non andrebbe suggerita a creature ancora in formazione”.
Ora, forse è un po’ esagerato l’entusiasmo del lettore, ma sicuramente è infondata la preoccupazione della giornalista e di altri lettori che commentano la lettera sul blog de L’espresso. Un commentatore, poi,  se n’è uscito con questa corbelleria: “Ormai, dal mondo anglosassone, arriva una forte corrente di pensiero che considera legittimo scegliersi il sesso. E, cosa che considero aberrante, questa corrente di pensiero consente anche ai bambini di scegliersi il proprio sesso”.
Ho inserito anch’io un commento. Brevissimo: “Chiedo scusa, ma a me tutti questi discorsi per un pupazzetto senza cosina e senza cosino, mi fanno sorridere. Ma qualcuno pensa davvero che il sesso possa essere una scelta, e che su questa fantomatica scelta possa influire un giocattolino tra mille giocattolini? Ma suvvia!”.
Renato Pierri


 

Friday, October 04, 2019

Sicuro che il crocifisso voglia stare nelle scuole?

Sicuro che il crocifisso voglia stare nelle scuole?
“II crocifisso non genera nessuna discriminazione. È muto e silenzioso“ (Natalia Ginzburg – L’Unità 22 marzo 1988 ).  A me una volta è sembrato che parlasse, il crocifisso, che facesse ad un dipresso questo discorso: "Figli miei carissimi, vi stupirete, ma a me non fa per niente piacere stare nelle aule scolastiche. I ragazzi neppure si accorgono della mia presenza, e spesso dicono parole scurrili, si offendono a vicenda, e non di rado alle mie orecchie giungono bestemmie, alle volte inconsapevoli, ma  pur sempre pungenti come spine. Io sto bene nel mio tempio, specialmente quando non c'è messa, e c'è poca luce, e silenzio, e poche persone che pregano col cuore. Una cosa però voglio raccomandarvi: quando portate nelle chiese i vostri bimbetti, fate che non posino lo sguardo su di me, giacché un povero cristo in croce, con quegli aculei conficcati nel capo, e i chiodi nelle mani e nei piedi, e il sangue che sembra vero, può recare turbamento ai piccoli innocenti. Voi ci avete fatto l'abitudine, purtroppo, e non ve ne rendete conto. Ma ditemi: chi di voi terrebbe in casa, appesa alla parete, l'immagine di una persona cara suppliziata ed uccisa, ritratta nei momenti terribili dell'agonia e della morte?  Assai lontano da voi è il pensiero che io avrei preferito essere ricordato nel momento più bello e commovente della mia vita fra gli uomini, quando ad Emmaus due cari discepoli mi riconobbero allo spezzare del pane. Questo avrebbe dovuto essere il simbolo della mia religione, il pane spezzato e distribuito, e non l'atroce momento dell'agonia. Avete dimenticato, figli carissimi, che dopo il buio del venerdì, è venuta la luce della domenica".
Renato Pierri


Giusto lo sdegno di Antonio Scurati

Giusto lo sdegno di Antonio Scurati
Su Agi del 1 ottobre, Mauro Leonardi, scrive, tra l’altro: «Nel suo articolo di esordio come collaboratore del Corriere della Sera, Antonio Scurati, scrive di rigettare “con forza e, permettetemelo, con sdegno” le posizioni di coloro che affermano di essere contrari a ogni forma di “aiuto a morire” poiché sono “pro-life” e quindi difensori della vita e depositari del suo significato ultimo. Non condivido lo “sdegno” che anima l’autore... Lo sdegno dovrebbe essere un sentimento da tenere a bada nel momento in cui ci si sforza di costruire un paese come l’Italia di oggi, e cioè una nazione dai molteplici convincimenti etici, morali e religiosi: con punti di vista anche profondamente diversi su cosa siano il bene o il male... Se un cattolico dialoga con un cristiano della confessione luterana, è chiaro che avrà posizioni diverse rispetto alla figura del Papa: per questo sarebbe sbagliato proclamarsi “sdegnato” del punto di vista diverso».
A me pare ci siano cose che non devono sdegnarci e altre riguardo alle quali è giusto manifestare tutto il nostro sdegno. Riguardo alla questione sulla figura del Papa, indicata nell’esempio da Leonardi. mi sembra ovvio non ci si debba sdegnare, meno ovvio è non sdegnarsi se qualcuno, per fare un esempio fra tanti, mi viene a dire che è giusto che le donne siano sottomesse agli uomini, oppure se qualcuno mi viene a dire che l’amore omosessuale è grave peccato, perché sappiamo questi pregiudizi quanta sofferenza possono arrecare a persone innocenti. La mancanza di sdegno in certi casi sminuisce la gravità della posizione altrui. E la posizione di coloro che sono contrari a ogni forma di “aiuto a morire”, è abbastanza grave. Fosse stato per loro, Dj Fabo non avrebbe ancora smesso di soffrire. Fosse stato per loro, Marco Cappato sarebbe finito in carcere.
Renato Pierri